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BDI 220 |
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Scarlatti, Durante, Zipoli, Martini, Galuppi, Pampani, Cimarosa,
Legati, Croce |
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Clavicembalisti italiani XVIII secolo |
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Roberto Giordano, pianoforte |
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78' 23'' |
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DDD |
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(1 CD) |
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track |
compositore e titolo |
durata |
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1 |
Domenico Scarlatti - Sonata L104/K159
in Do magg. |
2' 17'' |
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2 |
Domenico Scarlatti - Sonata L366/K1 in
Re min. |
2' 11'' |
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3 |
Domenico Scarlatti - Sonata L335/K55 in Sol magg. |
2' 58'' |
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4 |
Francesco Durante - Toccata in Do
magg. |
2' 46'' |
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5 |
Domenico Zipoli - Preludio
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3' 30'' |
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6 |
Domenico Zipoli - Aria |
3' 12'' |
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7 |
Domenico Zipoli - Corrente |
1' 23'' |
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8 |
Domenico Zipoli - Gavotta |
1' 39'' |
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9 |
Giambattista Martini - Sonata in Do
magg. |
1' 59'' |
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10 |
Giambattista Martini - Preludio in Fa magg. |
3' 9'' |
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11 |
Giambattista Martini - Sonata in Sol magg. |
1' 44'' |
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12 |
Baldassarre Galuppi - Sonata in La
Magg.: andantino |
4' 15'' |
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13 |
Baldassarre Galuppi - Sonata in La Magg.: allegro |
3' 43'' |
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14 |
Baldassarre Galuppi - Sonata in La Magg.: presto |
2' 404'' |
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15 |
Baldassarre Galuppi - Sonata in Do Magg.: allegro |
2' 44'' |
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16 |
Baldassarre Galuppi - Sonata in Do Magg.: andantino |
3' 33'' |
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17 |
Baldassarre Galuppi - Sonata in Do Magg.: presto |
2' 39'' |
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18 |
Antonio G. Pampani - Siciliana
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3' 33'' |
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19 |
Antonio G. Pampani - Andantino |
2' 41'' |
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20 |
Domenico Cimarosa - Sonata in Do min. n.27 |
2' 25'' |
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21 |
Domenico Cimarosa - Sonata in Si bem. min. n.62 |
3' 17'' |
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22 |
Domenico Cimarosa - Sonata in La n.35 |
1' 1'' |
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23 |
Domenico Cimarosa - Sonata in Si bem. n. 28 |
2' 0'' |
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24 |
Benedetto Legati - Presto
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2' 13'' |
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25 |
Giacomo Croce - Sonata in
Sol min. |
2' 28'' |
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26 |
Domenico Scarlatti - Sonata L375/K20 in Mi magg. |
2' 44'' |
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27 |
Domenico Scarlatti - Sonata L187/K481 in Fa min. |
6' 22'' |
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28 |
Domenico Scarlatti - Fuga L499/K30 in Sol min. |
3' 45'' |
Imprescindibile punto di riferimento nella letteratura clavicembalistica, la produzione di Domenico Scarlatti (1685-1757) apre e chiude questo programma antologico. “Non ti aspettare, che tu sia dilettante o professore, di trovare in queste composizioni un’intenzione profonda, ma piuttosto un’ingegnosa facezia dell’arte per esercitarti ad un gioco ardito sul clavicembalo”. Questo l’avvertimento dell’autore contenuto nei Trenta essercizi per gravicembalo, unica raccolta a cui spettò l’onore della pubblicazione (a Londra, nel 1738), tra i 555 numeri d’opus catalogati a metà del secolo scorso da Ralph Kirkpatrick. Vero e proprio monumentum, le Sonate di Scarlatti riescono mirabilmente a coniugare una soluzione formale pressoché univoca (la struttura monotematica e bipartita) con una capacità inventiva e un estro sempre nuovi; esemplari per eleganza, raffinatezza, coraggio. Il “gioco ardito” (esecutivo, ma anche compositivo) ne è certamente la cifra più autentica: non solo del gruppo di sonate pubblicate con dedica a Giovanni V del Portogallo, in segno di gratitudine per la nomina a cavaliere dell’ordine di Santiago, ma dell’intero corpus, databile nella quasi totalità agli anni di Madrid, dove il compositore si era trasferito nel 1733 da Siviglia, seguendo l’infanta Maria Barbara di Braganza. A lei si deve anche la sopravvivenza di questo immenso patrimonio: le Sonate scarlattiane, nate come improvvisazioni per quella raffinatissima corte, furono infatti trascritte – in buonissima parte tra il 1752 e il 1757, molto probabilmente dal fido allievo Antonio Soler – con l’obiettivo di arrivare a una lussuosa pubblicazione, anche se la tradizione le vorrebbe merce di scambio tra l’autore, Maria Barbara e l’amico-rivale Farinelli, più volte intervenuti economicamente in soccorso di Scarlatti, vittima di una pericolosa passione per il gioco d’azzardo. Alla raccolta di Essercizi pubblicati nel 1738, appartengono la Sonata K 30 in sol min. e la Sonata K 1 in re min., rispettivamente poste in chiusura e apertura del volume. La prima è ancora oggi nota come “Fuga del gatto”, denominazione attribuita per tradizione a Muzio Clementi, uno degli interpreti storici con Liszt e Cramer di questa pagina, il cui soggetto sarebbe nato – stando alla “leggenda” – da una passeggiata felina sulla tastiera. Tra le più eseguite è anche l’incisiva Sonata K 159 in Do magg., nota come “La caccia”. A completare la piccola antologia scarlattiana le Sonate K 55 in sol magg., K 20 in mi magg., K 481 in fa min., che, con accenti ora brillanti, ora maestosi, ora galanti, sintetizzano l’estrema varietà di questo mirabile catalogo.
Il resto del programma offre la preziosa occasione di un itinerario – anche in senso strettamente geografico – nella produzione italiana per tastiera del XVIII secolo. All’ambiente napoletano sono legati Francesco Durante (1684-1755) e Domenico Cimarosa (1749-1801). Il primo, caso pressoché unico nel contesto partenopeo di totale estraneità alla produzione (ma non all’ambiente) teatrale, segna, nella sua produzione per tastiera, il momento di passaggio dall’epoca barocca a quella galante, senza abbandonare però una caratteristica complessità di scrittura. Il secondo, operista di fama europea (dopo Paisiello fu al servizio di Caterina II a Pietroburgo) rappresenta uno dei rari casi in Italia di costante interesse anche per la produzione strumentale, coltivata forse anche con intenti didattici e in situazioni occasionali nei rari spazi concessi dalla frenetica attività teatrale. Riscoperte nel 1924 a Firenze da Felice Boghen, le 81 Sonate per fortepiano ben rappresentano il linguaggio espressivo e “sentimentale” dell’autore, interessato anche a sperimentare le possibilità dinamiche offerte dal nuovo strumento. Dal punto di vista strutturale, invece, resta ancora aperta la ricerca: la scelta del movimento unico – forse in omaggio al modello scarlattiano – è, almeno in qualche caso, solo “apparente”. La scoperta di un manoscritto presso la British Library, in cui tre movimenti “singoli” della fonte fiorentina sarebbero concatenati in un’unica sonata in tre tempi, suffragherebbe questa tesi, che collocherebbe Cimarosa in una fase sperimentale, a metà strada tra la tradizione italiana e le più recenti tendenze della produzione strumentale europea.
Toscano, ma attivo dal 1717 in Paraguay e Argentina, alfiere di quello che sarà chiamato “barocco latino-americano”, Domenico Zipoli (1688-1726) rilegge la lezione del probabile maestro Bernardo Pasquini e di Frescobaldi nelle sue fondamentali Sonate d’intavolatura per organo e cimbalo op. 1, pubblicate a Roma nel 1716. L’opera, di straordinaria organicità, è dedicata per la prima parte all’organo (un’ampia toccata, versetti, una canzone e brani per la liturgia), per la seconda al clavicembalo, con quattro suites di brevi danze e due partite (serie di brevi variazioni). La Suite in si minore apre questa sezione, in cui la destinazione extra-liturgica esalta il gusto melodico e concertante tipico dell’epoca. A Bologna, salvo brevi periodi, si svolge invece l’intera carriera di Padre Giovanni Battista Martini (1706-1784), celebre didatta e figura di raffinata erudizione, al quale si deve, tra l’altro, uno dei primi studi su Zipoli, fondamentale per la ricostruzione dei suoi primi anni di attività. Martini lascia, inoltre, anche un ristretto corpus di composizioni, tra cui due raccolte di dodici e sei Sonate per organo o clavicembalo pubblicate rispettivamente nel 1742 ad Amsterdam e nel 1747 a Bologna. A queste (di grandi dimensioni, articolate anche in cinque movimenti) si aggiungono le brevi composizioni cembalo-organistiche contenute in una raccolta inedita conservata presso il Civico museo bibliografico musicale di Bologna (coll. HH 36), forse databile all’ultimo ventennio di attività del compositore. Tratte da questo volume, le pagine qui incise abbandonano la rigorosa scrittura del severo contrappuntista per seguire tentazioni omofoniche più vicine alle tendenze del Classicismo, scegliendo una più agile struttura in un unico movimento, in cui la semplificazione stilistica assume tratti ora cantabili, ora di brillante virtuosismo. Un peso decisamente diverso ha la produzione del veneziano Baldassarre Galuppi (1706-1785), forse l’autore più significativo del panorama tastieristico italiano tra Scarlatti e Clementi. Operista di fama europea (anch’egli alla corte di Caterina II dal 1765 al 1768), il Buranello lascia una novantina di sonate per clavicembalo, alcune delle quali raccolte nella celebre pubblicazione Passatempo al cembalo, offerta nel 1782 all’erede al trono russo. Inizialmente attribuite alla produzione giovanile del compositore, le sonate sono oggi per lo più collocate nella seconda metà del secolo. Il modello dominante, in due o tre movimenti, generalmente in tonalità maggiore, si rifà allo stile dell’opera comica nei tempi veloci, in cui l’incisività ritmica tipica dell’autore si traduce in gesti strumentali innovativi ed efficaci, assumendo invece accenti di affettuosa cantabilità nei movimenti lenti. Completano questo itinerario tre compositori minori, presenti nell’antologia Diciotto composizioni clavicembalistiche italiane per pianoforte, pubblicata da Renzo Silvestri nel 1937. Se quasi nulla si sa di Benedetto Legati (il suo Presto – stando al Silvestri – sarebbe stato ritrovato da Adelmo Damerini presso la Biblioteca del Conservatorio di Firenze) e di Giacomo Croce (la sua Sonata III sarebbe invece tratta dalle Antiche sei sonate per arpicordo stampate a Londra da Henry Fougt), qualche notizia in più si ha di Antonio Gaetano Pampani (1705 ca – 1775). Probabilmente modenese, operò in tutta Italia, specie nelle Marche, dove lavorò nelle cattedrali e nei teatri di Fermo, Fano e Urbino. Membro dell’Accademia Filarmonica di Bologna dal 1746, si impone come operista nei maggiori teatri italiani e, dal 1748, è per un ventennio maestro del coro delle “Figlie del Pio ospedale de’ poveri derelitti” presso i Ss. Giovanni e Paolo di Venezia. Le rare composizioni strumentali completano un catalogo incentrato sulla musica sacra e operistica, su libretti dei maggiori poeti italiani (Metastasio, Goldoni, Zeno).
Silvia Paparelli
An essential point of reference for the harpsichord
repertoire is the music of Domenico Scarlatti (1685-1757) which opens and
closes this anthological programme. In his Trenta essercizi per
gravicembalo, the only collection of his 555 opus numbers catalogued by the
middle of the last century by Ralph Kirkpatrick which was published (London,
1738), Scarlatti warns: Do not expect, whether you are an amateur or a
professional, to find a profound purpose in these compositions, but
rather a clever jest of art to practise a bold game on the harpsichord.
Scarlatti's Sonate are a true monumentum aere perennius, which admirably
combine an almost one-to-one formal solution (the monothematic and bipartite
structure) with an always novel inventive capacity and inspiration, exemplary
for elegance, refinement and boldness. The "clever jest" (in
performing these compositions, but also in the composing itself) is
certainly the most authentic feature. This is true not only in reference
to this group of sonatas, published with a dedication to John V, King of
Portugal as a symbol of gratitude for being nominated Cavalier of the Order of
Santiago, but also regarding his complete works, almost all dating from his
years in Madrid, where the composer moved in 1733 from Seville following the
infanta Barbara of Portugal. She was also responsible for the survival of
this great heritage. Scarlatti's Sonate, originally composed as
improvisations for that most refined court, were, however, transcribed - mostly
between 1752 and 1757, most likely by his loyal student Antonio Soler - with
the aim of producing a sumptuous publication, even if tradition tells us it was
merchandise for exchange between the composer, Barbara of Portugal and his
rival/friend Farinelli, who helped Scarlatti financially several times when a
victim of his dangerous gambling addiction.
The collection of Essercizi published in 1738, includes Sonata K 30 in G minor
and Sonata K 1 in D minor, respectively placed at the beginning and at the end
of the volume. The first one is still know as "Fuga del gatto"
(The cat's fugue), a name attributed by tradition to Muzio Clementi, one of the
historical performers of this composition, along with Liszt and Cramer.
As the story goes, the subject originated from its similarity to the motion of
cat walking over the keyboard. Among the most performed is also the
incisive Sonata K 159 in D major, also known as "La caccia". To
complete Scarlatti's small anthology, there are Sonatas K 55 in G major, K 20
in E major, and K 481 in F minor, which are at times brilliant, at others
majestic or galant, and which summarize the extreme variety of this admirable
catalogue.
The rest of this programme offers a unique opportunity for an itinerary - even
in a purely geographic sense - through XVIII century Italian harpsichord
music. In Naples there was Francesco Durante (1684-1755) and Domenico
Cimarosa (1749-1801). The former, a singular example in Naples of a
composer completely extraneous to composing opera (but not outside its circle),
displays, in his keyboard works, a transition from the Baroque to the galant
style, without abandoning a characteristic complexity. The latter, a
famous opera composer in Europe (he succeeded Paisiello in the court of
Catharine II in St Petersburg), represents one of the rare cases in Italy of an
opera composer with a constant interest in composing instrumental music as
well. This was perhaps cultivated also for didactic purposes and for
occasional situations in the limited time available in the frantic career of
this operatic composer.
Rediscovered in Florence in 1924 by Felice Boghen, the 81 Sonate per fortepiano
well represent the expressive and "sentimental" language of this
composer, who was also interested in experimenting with the dynamic
possibilities of this new instrument. However research is still being
done on this composer's approach to structure: the choice of only one movement
- perhaps as a tribute to Scarlatti's model - is, at least in a few
cases, only "apparent". A manuscript discovered in the
British Library shows three "single" movements from the Florentine
source linked together into one sonata in three movements. This would
bear out this theory, and would place Cimarosa in an experimental phase, half
way between the Italian tradition and the more recent tendencies of European
instrumental works.
Tuscan, but active in Paraguay and Argentina, a forerunner of what would be
called the "Latin-American Baroque", Domenico Zipoli (1688-1726)
reinterprets the lesson learned from his probable teacher Bernardo Pasquini and
from Frescobaldi in his fundamental Sonate d'intavolatura per organo e cimbalo
op. 1, published in Rome in 1716. This work, of extraordinary coherence,
is dedicated, in the first part, to the organ (an extensive toccata,
versetti, a canzona and compositions for the liturgy). The second part is
dedicated to the harpsichord, with four suites, short dances and two partite
(series of short variations). The Suite in B minor opens this section,
where the non-liturgical purpose exalts the typical and contemporary taste for
melody and concertante music in that period.
Except for short periods, Father Giovanni Battista Martini (1706-1784), a
famous teacher and a refined scholarly figure, spent his whole career in
Bologna. Among other things, he has given us one of the first studies of
Zipoli, a fundamental source to reconstruct his first years as a
composer. Furthermore, Martini has left us a small corpus of compositions,
among which are two collections of twelve and six Sonate per organo o
clavicembalo published respectively in 1742 in Amsterdam and in 1747 in
Bologna. Besides these (large-scale works, divided into as many as five
movements), there are short compositions for harpsichord or organ in an
unpublished collection conserved in the Civico museo bibliografico musicale in
Bologna (coll. HH 36), which could possibly date to the last twenty years of
his career as a composer. From this volume, we have recorded music which
abandons the rigorous writing of strict counterpoint for homophonic temptations
more akin to Classical tendencies, chosing a more flexible structure in only
one movement, where stylistic simplification takes on melodious or brilliantly
virtuosic characteristics.
Of clearly different importance is the music of the Venetian composer
Baldassarre Galuppi (1706-1785), perhaps the most significant composer of
Italian keyboard music between Scarlatti and Clementi. An opera composer
famous throughout Europe (he too was in the court of Catherine II of Russia
from 1765 to 1768), "Il Buranello" composed about ninety Sonatas for
harpsichord, some of which are in the famous publication Passatempo al cembalo,
offered in 1782 to the heir to the Russian throne. Originally attributed
to this composer's early period, the sonatas are today mostly placed in the
second half of the century. The dominant model, in two or three
movements, generally in a major key, recalls the style of comic opera in fast
movements, where rhythmic incisiveness, typical of this composer, translates
into innovative and effective instrumental devices. However, in slow
movements it takes on characteristics of affectionate melodiousness.
This itinerary concludes with three minor composers, present in the anthology
Diciotto composizioni clavicembalistiche italiane per pianoforte, published by
Renzo Silvestri in 1937. If almost nothing is known about Benedetto
Legati (his Presto - according to Silvestri - was discovered by Adelmo Damerini
in the Biblioteca del Conservatorio di Firenze) and about Giacomo Croce (his
Sonata III is instead taken from the Antiche sei sonate per arpicordo published
in London by Henry Fougt), a little more information is available on Antonio
Gaetano Pampani (c. 1705 - 1775). He was probably from Modena, and he
worked throughout Italy, especially in the Marches, in the cathedrals and in
the theatres of Fermo, Fano and Urbino. He was a member of the Accademia
Filarmonica di Bologna from 1746. He was famous as an opera composer in
the major Italian theatres and, from 1748, he was for twenty years the chorus
master of the "Figlie del Pio ospedale de' poveri derelitti" at The
Basilica di San Giovanni e Paolo in Venice. His few instrumental
compositions complete his catalogue which focuses on sacred music and opera,
with librettos by major Italian poets (Metastasio, Goldoni, Zeno).
Silvia Paparelli
Traduzione di Leo
Chiarot
Incontournable point de repère dans la littérature du clavecin, la production de Domenico Scarlatti (1685-1757) ouvre et clôture ce programme. « Ne t’attends pas, que tu sois amateur ou professeur, de trouver dans ces morceaux une intention trop profonde, mais plutôt une ingénieuse plaisanteriede l’art pour t’exercer à un jeu hardi sur le clavecin ». Ceci est l’avertissement du compositeur aux Trenta essercizi per gravicembalo, le seul recueil de sonates publiées par Scarlatti (à Londres en 1738), parmi les 555 numéros d’opus du catalogue rédigé par Ralph Kirkpatrick, à la moitié du siècle passé. Les Sonates de Scarlatti représentent un vrai monument. Elles unissent une solution formelle univoque (la structure monothématique et en deux parties) avec une capacité d’invention et une verve poétique toujours nouvelles, exemplaires pour leurs élégance, raffinement et courage. Le « jeu hardi » (technique mais aussi formel) en est certainement l’exemple plus authentique : non seulement pour ce qui concerne le groupe de sonates publiées avec une dédicace à Jean V du Portugal, en signe de gratitude pour la nomination à cavalier de l’Ordre de Santiago, mais aussi pour le reste du corpus, qui date des années de Madrid, où le compositeur s’était rendu en 1733 depuis Séville, à la suite de l’infante Maria Barbara de Braganza. A elle on doit aussi la survie de cet immense patrimoine: les Sonates de Scarlatti, étant des improvisations pour cette cour très raffinée, ont été transcrites - la plupart entre 1752 et 1757- probablement par son élève fidèle Antonio Soler – en visant à une publication de prestige, même si selon certains elles ont servi de monnaie d’échange entre le compositeur, Maria Barbara et son ami-rival Farinelli, ceux-ci étant intervenus plusieurs fois en aide matérielle en faveur de Scarlatti, qui avait le vice du jeu de hasard. Parmi les Essercizi publiés en 1738 on trouve donc la Sonate K 30 en sol mineur et la Sonate K 1 en ré mineur. La première est connue du grand public comme « Fuga del gatto » (fugue du chat) d’après le titre que lui donna Muzio Clementi, l’un des interprètes historiques de cette œuvre , avec Liszt et Cramer, lequel imagina que le thème de cette fugue fut crée par la « promenade » d’un chat sur le clavier. Parmi les pages les plus jouées on trouve également la Sonate en Do Majeur, mordante et incisive, connue sous le titre de « La caccia » ( La chasse). Les Sonates K55 en sol majeur, K 20 en mi majeur et K481 en fa mineur clôturent cette petite anthologie scarlattienne avec des accents brillants, majestueux, élégants et résument très bien l’extrême variété de ce remarquable catalogue.
Le reste du programme propose une précieuse occasion pour un itinéraire -même géographique- dans la production italienne pour clavier du XVIIIème siècle.
Au milieu napolitain appartiennent aussi Francesco Durante
(1684-1755) et Domenico Cimarosa (1749-1801). Le premier ( qui reste en
dehors de la production d’opéra – cas presque unique parmi les compositeurs
napolitains) dans sa production pour clavier, représente le moment
de passage entre l’ âge baroque et celle galante, sans négliger pour cela, une
écriture complexe et personnelle. Le deuxième, compositeur d’opéra de renom
européen (après Paisiello il fut à la cour de Catherine II à Saint Petersbourg)
manifeste un intérêt constant aussi pour la musique instrumentale (chose assez
peu fréquente parmi les compositeurs italiens d’opéra) cultivé peut-être pour
des raisons didactiques, en dehors de l’activité intense du théâtre. C’est Felice Boghen qui en 1924 à
Florence découvrit les 81 sonates pour pianoforte. Elles représentent un
exemple concret du langage expressif et sentimental de l’auteur, intéressé
surtout à exploiter les nouvelles possibilités dynamiques que le nouvel
instrument offrait. Sur le plan structural, au contraire, Cimarosa est encore à
la recherche et reste bien ancré à la tradition : le choix du mouvement
unique - peut-être en hommage à Scarlatti- reste parfois apparente. En
effet un manuscrit découvert à la British Library, dans lequel il y a les trois
sonates trouvées à Florence réunies en une unique sonate de trois mouvements,
pourrait prouver que Cimarosa se situe en une époque expérimentale, à mi-chemin
entre la tradition italienne et la production instrumentale européenne plus
récente.
Domenico Zipoli (1688-1726), toscan, mais présent en Paraguay et Argentine déjà depuis 1717, est considéré comme l’initiateur de celui qu’on appellera le «baroque d’Amérique Latine ». Dans ses Sonate d’intavolatura per organo e cimbalo op. 1, publiées à Rome en 1716 , il suit la trâce de ses maîtres Pasquini et Frescobaldi. La première partie de cette œuvre, extraordinaire pour son caractère organique, est consacrée à l’orgue avec une longue toccata, des “versetti” et d’autres compositions liturgiques. La deuxième partie est consacrée au clavecin, avec quatre suites de petites danses et deux partitas. La Suite en si mineur, qui ouvre cette partie du recueil, met en relief le goût pour la mélodie et pour le style de concert typique de l’époque. C’est à Bologne, par contre, que se déroule presque toute la carrière du Père Giovanni Battista Martini (1706-1784), pédagogue célèbre et personnalité d’une érudition très raffinée, auquel on doit, entre-autres, une des premières études sur Zipoli, qui fut fondamentale pour reconstruire les premières années de son activité. Martini a laissé aussi un corpus de compositions, parmi lesquelles se trouvent les deux recueils de 12 et 6 Sonate per organo o clavicembalo publiés en 1742 à Amsterdam et en 1747 à Bologne. A celles-ci (d’une dimension considérable, articulées même en cinq mouvements) s’ajoutent d’autres courtes compositions pour orgue et clavecin, qui sont incluses dans un recueil inédit, qui aujourd’hui se trouve dans le musée de bibliographie musicale de Bologne et qui remonte peut-être aux dix dernières années de vie du compositeur. Extraites de ce recueil, les œuvres ici enregistrées s’éloignent du caractère rigoureux et sévère de l’écriture polyphonique, pour suivre plutôt une structure homophone, plus proche du penchant du Classicisme. La conformation de ces sonates est plus agile, leur structure plus simplifiée, en un seul mouvement, avec des traits illuminés par le cantabile, aussi bien que par une virtuosité très brillante.
Une valeur certainement différente est celle de la production du vénitien Baldassarre Galuppi (1706-1785), peut-être le compositeur le plus important dans le répertoire pour clavier entre Scarlatti et Clementi. Le Buranello, comme il fut surnommé Galuppi, était un compositeur d’opéra de renom européen (lui aussi il fut à la cour de Catherine II entre 1765 et 1768). Il nous a laissé environ 90 sonates pour clavecin, dont certaines ont été reprises dans un recueil célèbre, Passatempo al cembalo, offert en 1782 au prince héritier russe. Dans un premier temps, les Sonates de Galuppi ont été attribuées à l’époque de jeunesse du compositeur, mais aujourd’hui on les situe dans la deuxième moitié du siècle. La structure dominante est en deux ou trois mouvements, généralement en tonalité majeure. Le style s’approche de l’opéra comique dans le tempi plus vifs, où le rythme incisif typique de l’auteur se traduit en des inventions techniques et instrumentales très efficaces, tandis que les mouvements lents offrent des cantabile délicieux et sentimentales. L’itinéraire proposé par Giordano s’achève avec trois compositeurs mineurs. On ne sait presque rien sur la vie de Benedetto Legati (son Presto a été retrouvé par hasard dans la bibliothèque du conservatoire de Florence) ni sur celle de Giacomo Croce (sa Sonata III été insérée dans le recueil “Antiche sonate per arpicordo”, imprimé par Henry Fougt à Londres), tandis que de Antonio Gaetano Pampani (1705? - 1775) on retient quelques informations de plus. Né probablement à Modena, il a exercé dans toute l’Italie, mais surtout dans la région d’Ancône, où il travailla dans les cathédrales et dans le théâtres de Fermo, Fano et Urbino. Membre de l’Académie Philarmonique de Bologne depuis 1746, Pampani affirme sa notoriété de compositeur d’opéra dans les majeurs théâtres italiens et depuis 1748, il sera chef de chœurs à S. Giovanni e Paolo de Venise. Les rares pages consacrées à la musique instrumentale clôturent un catalogue centré presque exclusivement sur la musique sacrée et l’opéra, sur des textes des majeurs poètes italiens, tels que Metastasio, Goldoni, Zeno.
Roberto
Giordano
Nato nel 1981, Roberto Giordano si diploma nel 1999 all’Ecole Normale de Musique « A. Cortot » di Parigi con l’unanimità e le felicitazioni della giuria e al Conservatorio « G.Rossini» di Pesaro con il massimo dei voti, la lode e la menzione d’onore. In seguito è allievo di Leonid Margarius e Piero Rattalino all’ Accademia Pianistica di Imola, dove consegue il diploma con il titolo onorifico di MASTER, venendo apprezzato anche da Vladimir Ashkenazy. Nel 2003, il suo 4° premio al “Concours Musical International Reine Elisabeth de Belgique” a Bruxelles, lo rivela all’attenzione della critica internazionale e delle maggiori istituzioni concertistiche del mondo. Tra le sale e gli enti concertistici che lo hanno ospitato si ricordano solo trai più importanti: Teatro alla Scala di Milano, Palais Des Beaux Arts di Bruxelles, Teatro dell’Hermitage di S.Pietroburgo, Konzerthaus di Berlino, Mozarteum di Salisburgo, Forbidden City Concert Hall di Pechino, Teatro dal Verme di Milano, Minato Mirai Hall di Yokohama, Filarmonica Romana, Istanbul Music Festival, Festival MiTo, Asia Performing Arts Festival in Corea del Sud, Settimane Musicali di Stresa, Pomeriggi Musicali di Milano, BFCM di New York e molti altri. E’ stato solista anche con importanti orchestre quali l’Orchestre National de Belgique, Orchestre Philarmonique de Liège, Camerata di San Pietroburgo, Orchestre National de Lille, Filarmonica Marchigiana, Orchestra di Padova e Veneto, Orchestra dei Pomeriggi Musicali di Milano, Gwangjiu Symphony Orchestra (Corea), collaborando con direttori d’orchestra quali Paul Mann, Gilbert Varga, Pavel Kogan, Anton Nanut, e Hansjöerg Schellenberger. Suona regolarmente con il basso-baritono Josè Van Dam. Gerard Corbiau, regista del film “Farinelli” ha realizzato nel 2004 uno speciale-biografia su Roberto Giordano, dal titolo “Roberto Giordano d’un monde à l’autre”. Il film è stato trasmesso dalle maggiori emittenti culturali d’Europa, Russia, Australia e Canada. Numerosi sono i CD e DVD già al suo attivo.
Roberto Giordano
Né
en 1981 Roberto Giordano obtint en 1999 les diplômes à l’ Ecole Normale de
Musique A.Cortot à Paris, à
l’unanimité et avec les félicitations du jury et également au Conservatoire G. Rossini de Pesaro avec la plus grande
distinction et la mention d’honneur. Ensuite il étudie avec Leonid
Margarius et Piero Rattalino à l’Accademia
Pianistica Internazionale d’Imola en Italie où il reçoit le diplôme avec le
titre honorifique de MASTER, apprécié aussi par Vladimir Ashkenazy. En 2003 sa
quatrième place au Concours Musical International Reine Elisabeth de Belgique
le révéla à l’attention de la critique internationale et le propulsa
immédiatement sur les plus grandes scènes de concert du monde entier. Parmi les salles et
les festivals qui ont vu Roberto Giordano se produire en concert on peux
compter: Teatro alla Scala de Milan,
Palais Des Beaux Arts de Bruxelles, Théâtre de l’Hermitage de St.Petersbourg,
Konzerthaus de Berlin, Mozarteum à Salzsbourg, Forbidden City Concert Hall à
Pékin, Minato Mirai Hall de Yokohama, Theater an der Wien de Vienne, Accademia
Filarmonica Romana, Festival de Wallonie, Instanbul Music Festival, Settimane
Musicali de Stresa, Pomeriggi Musicali de Milano, BFCM à New York et beaucoup
d’autres. Il a été également soliste avec des orchestres tels que l’Orchestre
National de Belgique, Orchestre Philarmonique de Liège, Camerata de
St.Petersbourg, Orchestre National de Lille, Orchestra di Padova e Veneto,
Orchestre Symphonique de Gwangjiu (Corée du Sud), Orchestre Symphonique
d’Aix-la-Chapelle, Orchestra dei Pomeriggi Musicali di Milano, avec des chefs
tels que Paul Mann, Gilbert Varga, Pavel Kogan, Anton Nanut et Hansjöerg
Schellenberger. Il joue régulièrement avec José Van Dam. Le metteur-en-scène Gérard Corbiau (réalisateur de Farinelli
et Le Maître de Musique) lui
consacra en 2004 un portrait-biographie, Roberto Giordano, d’un monde à
l’autre , diffusé en Belgique et par les chaînes plus importantes de
France, Angleterre, Russie, Australie, Canada. Nombreux sont les CD et DVD
déjà à son actif.
Roberto Giordano
Born in 1981, Roberto Giordano
awarded in 1999 the diploma at Ecole Normale de Musique Alfred Cortot in
Paris with an unanimous vote by the jury and the special commendation and
graduated with distinction and the highest rating at the “G. Rossini”
Conservatoire in Pesaro. He is now graduated with the high title of MASTER at the Accademia Pianistica
Internazionale in Imola, where his teachers were Leonid Margarius and Piero
Rattalino, and where he has also been appreciated also by Vladimir Ashkenazy.
In 2003 his Fourth Prize in the Queen Elisabeth International Competition in
Brussels brought him to the attention of international music critics and helped
to project him onto some of the best-known concert platforms in the world. He
is a regular guest of some of the most important stages and festivals in the
world, such as Teatro alla Scala
in Milan, Palais Des Beaux Arts in Bruxelles, Hermitage Theater in
St.Petersburg, Minato Mirai Hall in Yokohama, Konzerthaus in Berlin, Mozarteum
in Salzsburg, Forbidden City Concert Hall in Beijing, Theater an der Wien in
Vienna, Salle Cortot in Paris, Teatro dal Verme in Milan, Accademia Filarmonica
Romana, Istanbul Music Festival, Festival Mi-To in Turin, Settimane Musicali di
Stresa, Pomeriggi Musicali di Milano,
BFCM in Brooklyn -NY and many others. He has also been soloist with
important orchestras, among which the Belgiun National Orchestra, Orchestre
Philarmonique de Liège, State
Hermitage Orchestra of Saint-Petersburg,
Orchestre National de Lille, Orchestra
Filarmonica Marchigiana, Orchestra di Padova e Veneto, Aachen Symphony
Orchestra, Orchestra dei Pomeriggi Musicali di Milano, GwangJu Symphony
Orchestra (South Korea), with conductors like Paul Mann Gilbert Varga, Pavel
Kogan, Anton Nanut, and Hansjöerg
Schellenberger. He
regularly plays with Josè Van Dam. Director Gérard Corbiau (winner of Oscar and Golden Globe awards for the films Farinelli
and Le Maître de Musique) produced a film-portrait of Roberto
Giordano, titled“Roberto Giordano, from a world to another”, which was
broadcasted by the major TV channels of Belgium, France, UK,
Russia, Australia and Canada.
Recording:
Studio Cavalli Musica, Castrezzato (Brescia) - Italy (september 2009)
Producer, Sound engineer & Digital editing: Pietro Tagliaferri
Mastering:
Pietro Tagliaferri c/o Nexus srl, Cologno Monzese
(Mi)
Piano:
concert grand Borgato L282
Piano technician: Luigi Borgato
DISCANTICA 220