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BDI 214 |
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Francesco Corteccia (1502-1571) |
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Passione di Christo secondo Giovanni - Vexilla regis prodeunt
(inno gregoriano) - Crux fidelis (inno gregoriano) |
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Officium Consort - Danilo Zeni, direttore - Giuseppe Paolo
Cecere, voce recitante |
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51' 3'' |
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DDD |
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(1 CD) |
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track |
compositore e titolo |
durata |
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1 |
Inno gregoriano - Vexilla
regis prodeunt |
2' 8'' |
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2 |
Francesco Corteccia - Passione di
Christo secondo Giovanni: Exordium |
0' 44'' |
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3 |
Francesco Corteccia - Passione di
Christo secondo Giovanni: Passione parte It |
3' 4'' |
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4 |
Francesco Corteccia - Passione di
Christo secondo Giovanni: Meditazione I |
3' 30'' |
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5 |
Francesco Corteccia - Passione di Christo secondo Giovanni:
Passione parte II |
2' 39'' |
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6 |
Francesco Corteccia - Passione di Christo secondo Giovanni:
Meditazione II |
1' 9'' |
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7 |
Francesco Corteccia - Passione di Christo secondo Giovanni:
Passione parte III |
1' 28'' |
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8 |
Francesco Corteccia - Passione di Christo secondo Giovanni:
Meditazione III |
3' 21'' |
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9 |
Francesco Corteccia - Passione di Christo secondo Giovanni:
Passione parte IV |
2' 10'' |
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10 |
Francesco Corteccia - Passione di Christo secondo Giovanni:
Meditazione IV |
1' 5'' |
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11 |
Francesco Corteccia - Passione di Christo secondo Giovanni:
Passione parte V |
5' 4'' |
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12 |
Francesco Corteccia - Passione di Christo secondo Giovanni:
Meditazione V |
3' 16'' |
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13 |
Francesco Corteccia - Passione di Christo secondo Giovanni:
Passione parte VI |
2' 45'' |
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14 |
Francesco Corteccia - Passione di Christo secondo Giovanni:
Meditazione VI |
1' 13'' |
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15 |
Francesco Corteccia - Passione di Christo secondo Giovanni:
Passione parte VII |
1' 19'' |
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16 |
Francesco Corteccia - Passione di Christo secondo Giovanni:
Meditazione VII |
3' 33'' |
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17 |
Francesco Corteccia - Passione di Christo secondo Giovanni:
Passione parte VIII |
1' 7'' |
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18 |
Francesco Corteccia - Passione di Christo secondo Giovanni:
Evangelium |
5' 6'' |
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19 |
Inno gregoriano - Crux fidelis |
6' 19'' |
Una Passione immersa nella storia
La cronaca della passione e morte di Cristo risale certamente al nucleo originario della liturgia paleocristiana; è lecito addirittura supporre che l’uso cultuale di tale narrazione ne abbia preceduto la redazione scritta. È noto come già negli Evangelari del IX secolo compaiano, sovrapposte al testo sacro, le cosiddette litterae significativae, ad indicare l’altezza del tono di declamazione, le pause e, approssimativamente, l’agogica e la dinamica, anche se l’intonazione avveniva ad opera di un solo liturgo. Dal XIII secolo è accertata la distribuzione della recitazione intonata tra più cantori, probabilmente un’innovazione ad opera dei Domenicani. La tripartizione è la soluzione più diffusa: il ruolo di Cristo è affidato a un basso, quello dell’Evangelista a un tenore e quello degli altri soliloquentes e delle turbae a un contratenore. Abbastanza elementare a questo punto il passo verso la successiva rappresentazione gestuale e drammatica, ovvero verso il cosiddetto “dramma liturgico”, con lo svincolamento dall’Uffizio ecclesiastico all’interno dell’edificio sacro in favore di una performance sul sagrato, ad edificazione dell’intera città. Nel XIV secolo le turbae, ovvero le parti spettanti ai giudei e ai soldati, vengono già talora assegnate a un coro, ma in forma monodica. La Passione polifonica più antica a noi nota è quella inglese del manoscritto Egerton 3307 (British Museum), di poco precedente la metà del XV secolo, in stile discantico inglese a tre voci, seguita poco dopo dal bavarese Cantorinus di Füssen, una sorta di primitiva forma di falso bordone. Sarà solo in un manoscritto modenese redatto intorno al 1480 (Bibl. Estense M. 1.12) che la Passione inizierà a contraddistinguersi e a smarcarsi stilisticamente, raggiungendo un primo livello di compiutezza formale attraverso la varietà di scrittura, con l’alternanza di falso bordone, di omotonia e di tecnica imitativa.
Siamo giunti alle soglie dei tempi che ci interessano: il Cinquecento italiano vedrà la diffusione della Passione responsoriale, resa generalmente attraverso una moderata e progressiva adozione delle tecniche mottettistiche franco-fiamminghe. E la prima Passione cinquecentesca italiana che ci risulti a tutt’oggi pervenutaci è la Passio secundum Johannem, opera prima del fiorentino Francesco Corteccia (Firenze, 27 luglio 1502 – ivi, 7 giugno 1571) composta nell’autunno del 1527.
Erano tempi davvero tormentati, in Italia e in Europa: il 6 maggio di quell’anno i mercenari imperiali al servizio di Carlo V d’Asburgo vinsero le difese di Roma e iniziarono i drammatici sette giorni del sacco dell’Urbe. Per quasi un anno la città fu occupata e papa Clemente VII de’ Medici rimase assediato in Castel S. Angelo, e se nell’Europa cattolica prevalse lo sgomento, nei paesi dove si stava diffondendo rapidamente il credo riformato luterano l’avvenimento venne interpretato come segno della punizione divina abbattutasi sulla corrotta sede papale. Firenze, retta dai Medici, viveva nell’incubo di dover condividere le sorti del papa Medici romano: si ribellò all’autorità e venne instaurata una temporanea repubblica, mentre la pestilenza falcidiava la città. Altrove le cose non andavano molto meglio: gli ottomani stavano risalendo il Danubio e attaccando il cuore d’Europa. Nel 1526 il re di Boemia e Ungheria Luigi II Jagellone venne sconfitto nella battaglia di Mohacs e morì in combattimento, e di lì a poco, nel 1529, sarà Vienna a dover resistere all’assedio dei “turchi”. Il 22 giugno del 1527 moriva a Firenze Niccolò Machiavelli, e con lui apparvero disanimate le sue pragmatiche progettualità. Francesco Guicciardini, già consigliere di Clemente VII, dopo i fatti di Roma cadde in disgrazia anche nella sua Firenze, in odor di collusione coi Medici, e fu costretto a ritirarsi progressivamente dalla politica attiva. Dovette sembrare ai più un anno fatale: i sinistri pronostici di astrologi e maghi che si erano diffusi in tutta Europa anche grazie alla recente arte tipografica sembravano avverarsi.
Proprio il 22 ottobre
di quel nefasto 1527, il fiorentino Francesco Corteccia, allievo di Bernardo
Pisano e di Mattia Rampollini per la composizione, e di Bartolomeo degl’Organi
per l’organo, veniva nominato Cappellano nella Chiesa et Oratorio di S.
Giovanni Battista, un semestre dopo aver ricevuto gli ordini sacerdotali. Come afferma Mario Fabbri, il moderno riscopritore
del Corteccia, in relazione al contesto storico «è assai significativo che il
maestro fiorentino, appena venticinquenne, abbia iniziato la propria attività
di composizione con l’accostarsi a un testo sacro di aperta drammaticità e di
costante invito alla meditazione più intima (qual’è quello tratto dal Vangelo
giovannéo), riuscendo a mettere in chiaro risalto le giustificazioni di una scelta
ben precisa, forse inconscia ma non per questo meno determinante...». Al
giovane compositore e sacerdote dovette sembrare giunta l’ora di una renovatio
fidei, premessa essenziale ad una renovatio ecclesiae la cui
necessità, non molto tempo prima, era stata proclamata dal Savonarola proprio
nei rioni di quella Firenze corrotta, avida e facinorosa che persisteva a
imporre al soglio pontificio i propri maggiorenti. Si percepiva l’urgenza di un
rinnovamento che inseguirà affannosamente qualche concretizzazione di lì a poco
nel Concilium Tridentinum. La scelta di mettere in musica la Passione di
Giovanni dovette rappresentare per il Corteccia, secondo le parole di Marco Della Sciucca, uno strumento
di redenzione.
E non si tratta dell’unica opera musicale del 1527 correlabile agli eventi
coevi: a Roma Costanzo Festa, con il mottetto Deus venerunt gentes, fa riferimento diretto
al saccheggio della città, e Philippe Verdelot combina, anch’egli in alcuni
mottetti composti tra il ’27 e il ’28, la celebrazione della figura del
Savonarola con un’implorazione per scongiurare la peste in Firenze.
Francesco Corteccia, secondogenito di Bartolomea e di Bernardo, donzello della Signoria, aveva avuto l’opportunità di compiere seri studi umanistici presso il Collegio Eugeniano e di avere quale proprio primo precettore in campo musicale il già citato Bernardo Pisano, maestro di cappella in S. Giovanni Battista e in S. Maria del Fiore, autore esperto nel campo sacro come in quello profano. In una annotazione di proprio pugno, nel 1559, Corteccia assegnava a un tal Ser Giovanpiero di Niccolò una bottina piccola di vino rosato per haver fatta bella copia in folio mezzano della Passio secundum Joannem à quatro voci, [...] che fecci [...] nel 1527 in Sancto Battista nel modo del Pisanello mio primo maestro di scrivere, e saper Musica. È l’inizio di una predilezione per i testi sacri destinati alla liturgia prepasquale: oltre alla Passio secundum Johannem, infatti, Corteccia compose una Passio secundum Matthæum, le Lamentazioni di Geremia , tre versioni del Salmo 50 di David, il Cantico di Zaccaria e gli Improperia, tutti brani previsti nei cerimoniali della Settimana Santa.
Sbaglieremmo, però, se pensassimo a un autore dedito solo alla composizione nel genere sacro, anche se è probabilmente in esso che raggiunse gli esiti più elevati. Corteccia, infatti, dal 1540 in poi assunse il doppio incarico di Maestro di cappella nella Cattedrale fiorentina, S. Maria del Fiore, e presso la corte medicea. Tra le sue composizioni, le prime ad essere scoperte e apprezzate furono proprio quelle destinate ai festeggiamenti e alle nozze di membri della famiglia Medici: intermedii celebrativi, madrigali e musiche con funzioni coreografiche. Fu Mario Fabbri a proporre, negli anni ’60 del secolo scorso, la riscoperta e la valorizzazione delle sue opere ad uso liturgico o comunque di ispirazione sacra, a cominciare proprio da questa Passione. In vita, Corteccia godette della massima considerazione professionale. Ebbe occasione di curare e dirigere la parte musicale in occasione delle esequie di Michelangelo Buonarroti, il 14 luglio del 1564 in S. Lorenzo, dove era stato eletto, ancora nel ’50, canonico sopranumerario. E fu questo indubbiamente un attestato di alta stima, in quanto la compagine dei canonici laurenziani è tuttora a numero chiuso e Corteccia venne in essa accolto prima che la morte o la rinuncia di un membro creasse la condizione ordinaria per una sua nomina.
Abbiamo già visto che
la Passione secondo Giovanni fu composta nel modo del Pisanello, ovvero secondo lo stile
severo del proprio maestro, largamente omoritmico e scevro da complicazioni e
fioriture contrappuntistiche. La semplicità ritmica e l’omofonia contribuiscono
a creare un’atmosfera solenne e compunta che trova nelle “meditazioni” numerosi
momenti di penetrante contemplazione e di composta interiorità. Del resto è ben
comprensibile che, per la sua opera prima, il giovane musicista abbia attinto
all’austera scrittura musicale acquisita fin dal primo apprendistato, un modo
che si prestava tanto alla funzione cultuale e sociale del soggetto scelto,
quanto a una caratterizzazione penitenziale, a una sorta di ridefinizione
superiore del patto ecclesiale tra uomo e Dio, indotta dal drammatico contesto
storico.
Le Turbarum voces (le frasi della folle
ostile a Cristo) sono assegnate a un quartetto virile, e sempre in polifonia a
quattro voci pari sono trattati l’Exordium introduttivo e l’Evangelium, ovvero l’ampia sezione
finale in cui è narrata la deposizione e la sepoltura del Salvatore, non
frequentemente compresa nelle Passioni. Il diapason 415, scelto per
l’incisione, è idoneo alle caratteristiche dell’ensemble vocale, ed è conforme
alla pragmatica variabilità d’intonazione attestata in epoca rinascimentale.
L’assetto formale, secondo il modulo tipico delle prime Passioni rinascimentali,
affida a una voce recitante gli interventi dei solisti, ovvero del Chronista (il narratore
evangelico), di Cristo, Pietro, Pilato e degli accusatori secondari di Gesù. A
Firenze - afferma Mario Fabbri - in quest’epoca antecedente la Controriforma «la
recitazione avveniva anche fuori del servizio liturgico vero e proprio, e
quindi al di fuori delle chiese, dal momento che, per elevatione
dell’anima
le superstiti Compagníe delle Laude favorivano durante il periodo pasquale la narratione
divota delle Passioni, col testo sacro tradotto
fedelmente in Lingua Fiorentina (affinché la comprensione del popolo fosse esatta
e immediata), per mantenere la lingua latina solo ne’ punti dati alla
Musica ».
La declamazione avveniva evidentemente in prosa parlata e non secondo le
tradizionali tre corde di recita liturgiche gregoriane, ed era invalso l’uso di
interrompere la cronaca in alcuni punti per inserire brani cantati - laude o
responsori correlati alla narrazione -
con testi estranei a quelli evangelici delle Passioni, ma ispirati al
dolore di Cristo, sotto forma di devote meditazioni.
L’Exordium, le Turbarum voces e l’Evangelium sono stati recuperati da
Mario Fabbri in un manoscritto cinquecentesco conservato nell’Archivio
dell’Opera di S. Maria del Fiore di Firenze, mentre le sette Meditazioni
sono tratte
dai Responsoria omnia per la settimana santa, sempre del Corteccia. I testi declamati
dall'Historicus in "lingua Thoscana" provengono dalla traduzione
biblica del predicatore della provincia Romana Santi Marmochino, in un'edizione
veneziana del 1546. L’esito complessivo è drammatico e colorito, atto a
suscitare forte impressione nel popolo che assisteva alle performance delle Compagníe delle
Laude, e
finalizzato a ravvivare la devozione cittadina.
L’impressione visuale
della partitura, cui corrisponde l’effetto all’ascolto, è imperniata sulla
“verticalità” della scrittura: un andamento delle voci più affine a quello dei
coevi canti di carattere popolaresco che all’esperienza polifonica di
tradizione fiamminga. Tramite questo assetto vocale riesce ad emergere la
precoce sensibilità armonica di Francesco Corteccia, capace di assemblare
consonanze e dissonanze in successioni talvolta piuttosto ardite che trovano
realizzazione nelle aforistiche e spesso veementi miniature drammatiche delle Turbarum
voces.
Tutt’altro carattere possiedono molte delle Meditazioni e soprattutto lo
straordinario Evangelium conclusivo, nel quale l’incedere di carattere
processionale, doloroso e soffusamente scandito dalle voci compunte, riesce a
effigiare con profondità di accenti il senso di una preghiera corale, di una
sofferta redenzione collettiva, di una contrizione ravveduta dell’anima
popolare di fronte a Dio e alla storia.
Proprio in queste pagine
si intuisce l’atteggiamento umanissimo e umanistico di Francesco Corteccia, la
sua propensione per un equilibrio delicato tra l’adesione “simpatica” alla
devozione popolare e la perizia tecnica ed artistica, tra lo specchio della
storia e il ricorso ad una salvifica renovatio fidei. Il cammino verso le
esperienze musicali successive, quelle – per intendersi – di Palestrina, di
Tomás Luis de Victoria, di Orlando di Lasso, sarà parzialmente condizionato
dalla normativa tridentina, ma l’orma di quel passo è qui già visibile. La si
scorge nel palpitante, fervido e insieme mite, dolce senso di umanità, di pietas
che è
sparso a piene mani in questa Passione non strettamente liturgica e perciò così
potentemente descrittiva di una vita religiosa corrente e pulsante nella
normalità della vita cittadina, non rigidamente ingessata nella pompa
cerimoniale. La purezza del messaggio e la sua tutt’altro che ingenua
semplicità rendono la misura della sincerità di un’ispirazione giovane ma
provata, di un linguaggio compositivo ereditato ma interiorizzato e rivissuto,
ricreato e ricomposto nel segno di una auspicata e ciclicamente nuova comunione
tra arte e fede.
Umberto Berti
Raffaele Giordani, tenore
E’ laureato in Chimica presso la ”Università degli Studi” di Ferrara. La passione per la musica lo spinge a iniziare, parallelamente agli studi scientifici, la sua formazione musicale presso il Conservatorio “G. Frescobaldi” di Ferrara. I primi professori di canto sono Leonardo De Lisi e Garbis Boyadjian. Successivamente si perfeziona con M. Luisa Vannini, integrando le nozioni più tecniche con i preziosi insegnamenti che il lavoro a stretto contatto con professionisti di elevata statura artistica continuamente gli fornisce.
I gruppi di maggior rilievo coi quali collabora regolarmente, in concerti nei maggiori festival di tutta Europa, sono Concerto Italiano diretto da Rinaldo Alessandrini e La Venexiana diretto da Claudio Cavina; per quanto riguarda la musica medievale (ars subtilior) canta regolarmente con Malapunica di Pedro Memelsdorff, mentre coi Vox Altera di Massimiliano Pascucci affronta principalmente il repertorio contemporaneo eseguendo, tra l’altro, alcune prime assolute tra cui brani dodecafonici di G. Facchinetti, una Cantata dello stesso Pascucci e alcuni brani di G. Bryars dedicati a questo ensemble.
Nel suo repertorio solistico di epoca barocca o più tarda sono da segnalare opere quali Johannes Passion, Magnificat, Oster Oratorium e altre cantate di J.S.Bach (dirette, tra gli altri, da M. Radulescu); Messiah e alcuni Anthems di G. F. Händel; Vespro della B.V. di C. Monteverdi (sotto la direzione, tra gli altri, di O. Dantone e F. Bonizzoni); Combattimento di Tancredi e Clorinda, nel ruolo del Testo, regolarmente eseguito con La Venexiana; La Passione di Gesù Cristo di J. G. Naumann (nel ruolo di Giovanni), accompagnato dall’Orchestra di Padova e del Veneto.
In duo col pianista Marco Giardini ha eseguito repertori liederistici e di musica da camera (Beethoven, Haydn, Schubert, Schumann, Respighi e altri) in alcune stagioni dei “Concerti nel Ridotto” del Teatro Comunale di Ferrara.
Su invito di D. Fasolis ha inciso, come solista madrigalista, alcuni libri di madrigali in diverse produzioni della Radio Svizzera Italiana.
Ha ricoperto il ruolo di Bastian ne Bastian und Bastienne di W.A.Mozart nella stagione dell’Accademia dei Concordi a Rovigo. Ha interpretato il ruolo di uno dei pastori (con Concerto Italiano) e di Apollo (con La Venexiana) nell’ Orfeo di C. Monteverdi in numerosi festival di musica antica e cartelloni di Opera. E’ stato Mr. K, Karl e Un Imprenditore nell’opera contemporanea Joseph K, il processo continua di F. Hoch data in prima assoluta al Nuovo Studio Foce di Lugano. E’ stato Aminta nell’ Euridice di Peri/Caccini nella stagione MiTo presso il Piccolo Teatro Regio di Torino.
Ha inciso per Naїve (vincendo tre Diapason d’oro), Glossa (Midem Classical Award 2009), Amadeus, Tactus, Stradivarius, Rivoalto - Pirelli.
Gian Paolo Fagotto,
tenore
Definito dall'autorevole rivista francese Repertoire
"una delle glorie del canto italiano barocco" e dal giornale italiano
Il Resto del Carlino "fra i massimi interpreti della musica barocca",
Gian Paolo Fagotto, tenore, ha lavorato con alcuni fra i principali esponenti
internazionali del settore, come Alan Curtis, Jordi Savall, René Jacobs, Frans
Bruggen, Philippe Herreweghe e René Clemencic, e con valenti specialisti
italiani quali R. Alessandrini, E. Gatti, F. Biondi, M. Mencoboni, O. Dantone.
Si è esibito, oltre che in Italia, in Francia, Germania,
Inghilterra, Stati Uniti, Canada, Spagna, Portogallo, Olanda, Belgio, Austria,
Svizzera, Principato di Monaco, Marocco, con un repertorio che va dal
rinascimento al barocco al tardo Settecento. Ha cantato per enti e istituzioni
musicali di rilievo internazionale, quali il teatro La Fenice e l'Accademia
Chigiana in Italia, l'Opéra Garnier ed il teatro degli Champs Elysées a Parigi,
il teatro Sao Carlos e la Fondazione Gulbenkian a Lisbona, il Concertgebouw ad
Amsterdam, il Festival Musicale di Dresda, il Rossini opera Festival, i
Festival di Innsbruck, Utrecht, Beaune, il Lufthansa Festival di Londra, il
festival di Berkeley in California e numerosi altri. Fra le decine di incisioni
discografiche alle quali ha partecipato, si possono ricordare le opere
"Giasone" di Cavalli e "Flavio" di Händel (Harmonia Mundi),
"L'Euridice" di Peri nel ruolo di Orfeo (Arts, prima registrazione
integrale moderna), la celebre versione di Savall dei "Vespri della Beata
Vergine" di Monteverdi (Astrée), "Cantate e duetti" di A.
Scarlatti (Tactus), l'oratorio "Cain, o il Primo Omicidio" di
Scarlatti e l'opera "Buovo d'Antona" di Traetta (Opus 111),
l'oratorio "Caino ed Abele" di Pasquini e le "Lamentazioni"
di Scarlatti (Symphonìa).
È membro di "Il Complesso Barocco", diretto da
Alan Curtis, con cui ha partecipato a numerose recenti incisioni discografiche
per EMI-Virgin Classics ed altre etichette di musiche di Rossi, Lotti, Ferrari,
Sigismondo d'India, Monteverdi, fra cui i due volumi dell'integrale dei duetti
di quest'ultimo, il primo dei quali insignito del prestigioso premio Diapason
d'Or.
Ha fondato e dirige il gruppo vocale "Il Terzo
Suono", con cui ha inciso:il doppio CD "Lamentazioni e Miserere"
di Giuseppe Giordani (Simphonìa); CD "Le Tre Ore di Agonia di
Cristo", dello stesso autore, con l'orchestra Academia Montis Regalis,
produzione promossa dall'Arena Sferisterio - Macerata Opera (Arts); CD
"Canzonette a Tre - Intrade a Cinque Voci" di Alessandro Orologio,
col gruppo di fiati e percussioni rinascimentali Ensemble 1492 ed il gruppo di
viole da gamba Dià-Pasòn (Arts); CD "Il Secondo Libro dei Madrigali a
Cinque Voci con i Passaggi" di Girolamo Dalla Casa, in prima esecuzione
mondiale (Arts), disco segnalato dal Premio Internazionale del Disco
"Vivaldi" 2001; CD "War and Faith (La Guerra e la Fede)" su
musiche di Giorgio Mainerio, C. Jannequin e M. H. Werrecore, con il gruppo
corale Daltrocanto, il gruppo di fiati La Fenice diretto da J. Tubery ed il
gruppo di viole Il Suonar Parlante diretto da Vittorio Ghielmi.
Gian Paolo Fagotto tiene corsi di canto e di
specializzazione professionale in tecnica ed interpretazione della musica
vocale presso la Scuola di Musica Antica "Girolamo Dalla Casa", ed è
direttore artistico dell'Associazione musicale ANTIQUA. Insegna Prassi
Esecutiva al Biennio di Canto Barocco presso il Conservatorio Statale "C.
Monteverdi" di Bolzano.
Marco Scavazza,
baritono
Si diploma in “corno francese”,”canto lirico”e “musica vocale da
camera” presso il Conservatorio Statale di Musica “Francesco Venezze” di Rovgo.
In ambito professionale ha da subito indirizzato il suo interesse
musicale verso lo studio della vocalità
e della prassi esecutiva della Musica Antica.
Collabora, in modo continuativo, con direttori di chiara fama impegnati
nell’esecuzione del repertorio rinascimentale e barocco tra i quali, Kees
Boeke, Jordi Savall, Andrew Laurence Kingi,Rinaldo Alessandrini, Fabio Biondi,
Diego Fasolis e partecipa alle produzioni musicali di diversi Enti e
Associazioni tra le quali: Coro della Radio Svizzera di Lugano,Associazione
musicale “ Cantar Lontano”, Orchestra I Musicali Affetti di Vicenza, Odhecaton,
con il quale ha vinto il Diapason d’Or dell’anno per la Musica Antica nel 2003
e Cantica Sinfonia, Diapason d’Or dell’anno nel 2005.
Si esibisce nei più importanti Festival italiani ed esteri ( Festival
del Teatro Olimpico di Vicenza, Festival Barocco di Viterbo, Musica e poesia a
San Maurizio, Festival van Vlaanderen di Anversa, Festival di Cordoba, Mùsica
de los Siglos de Oro di Madrid, Festival de Musique Ancienne de Ribeauville,
Festival di Utrecht, Boston Early Music Festival ecc.).
Con La Petite Bande diretta dal M° Sigisvald Kuijken nel 2006 ha
debuttato nel ruolo di Masetto nel Don Giovanni di Mozart. L’opera è stata
rappresentata in Francia (festival di Beaune) e in Belgio ( festival di
Brugge).
Dal 1998 è vocalista del Coro Polifonico Città di Rovigo.
Sotto la guida del M° Jarin Munari ha iniziato nel 2005 lo studio della
batteria , sua giovanile passione.
Walter Testolin,
basso
Dopo il diploma presso il Conservatorio di Vicenza, ha
iniziato l’attività professionale dedicandosi allo studio dei repertori
rinascimentale e barocco. Vanta collaborazioni come cantante con alcuni dei più
noti specialisti del repertorio sei-settecentesco (S. Kuijken, A. Curtis, A.
Lawrence-King, D. Fasolis, B. Kuijken, M. Radulescu, O. Dantone, F. Bonizzoni).
Si dedica anche al repertorio contemporaneo partecipando a numerose Prime di
opere sia teatrali sia cameristiche.
Ha collaborato in veste di direttore di coro per la prima mondiale del “Mosé”
di Michael Nyman (Roma 2001). È stato invitato nell'ottobre 2008 a dirigere la
Messa per 6 voci e 3 bayan che il Laboratorio per la Musica Contemporanea nella
Liturgia di Milano ha commissionato a cinque rappresentativi compositori
europei. Notevole la sua produzione discografica, composta d'oltre cento
titoli, tra i quali spicca l'integrale dei Madrigali di Claudio Monteverdi e la
partecipazione all'integrale delle musiche di Heinrich Schütz, oltre a numerose
registrazioni per molte delle più importanti emittenti radio-televisive
europee. Nel 2007 ha collaborato con l'ensemble fiammingo La Petite Bande
diretto da Sigiswald Kuijken, prendendo parte alla tournée e alla registrazione
discografica del monteverdiano Vespro della Beata Vergine.
Studioso appassionato dell'opera di Josquin Desprez, di cui è considerato uno
dei più attenti e significativi esecutori in assoluto, il suo nome è
indissolubilmente legato a De labyrintho, ensemble vocale da lui fondato che
sotto la sua direzione si è segnalato come uno tra i principali esecutori
europei di musica rinascimentale.
Tiene corsi, conferenze e Master class presso prestigiose istituzioni italiane
ed estere e collabora, in qualità di consulente del direttore editoriale, alla
“New Josquin Edition”, nuova edizione critica delle musiche di Josquin Desprez,
edita dal Reale Istituto Olandese di Studi Musicali. È autore di uno studio,
presentato durante il Festival - Symposium "Josquin & the
Sublime" svoltosi a Middelburg presso la Roosvelt Academy dell'Università
di Utrecht, che riconosce in Josquin Desprez il soggetto del quadro
"Ritratto di Musico" di Leonardo da Vinci, conservato nella
Pinacoteca Ambrosiana di Milano, articolo la cui versione definitiva verrà
pubblicata sulla Rivista Italiana di Musicologia.
Giuseppe Paolo Cecere, voce narrante
Nato in provincia di Gorizia è stato avviato giovanissimo agli studi musicali; durante gli studi filosofici, presso l’Università di Trieste, si è progressivamente dedicato alla musica antica approfondendo quindi, in Italia ed all’estero, lo studio degli strumenti ad arco storici. Ha seguito per alcuni anni i corsi di tecnica dell’attore (metodo Strasberg) tenuti da J. Vajavec, proseguendo quindi, nel corso degli anni successivi, la sua formazione teatrale all’interno di stages e corsi specifici e partecipando come attore-musicista a numerose produzioni sia in Italia che all’estero.
Collabora con numerosi ensembles italiani e stranieri di musica antica ed è direttore dell’Ensemble Dramsam. Come solista di strumenti ad arco storici e cantante ha tenuto concerti per prestigiose istituzioni italiane, europee ed extraeuropee.
Ha pubblicato saggi ed articoli di organologia e filosofia della musica. E’ autore di colonne sonore di documentari e spettacoli teatrali. Dal '93 è docente presso la Accademia d'Arte Drammatica di Udine.
Ha partecipato, come solista, a numerosi lavori discografici per case italiane e straniere.
Officium Consort
L' Officium Consort di
Pordenone, costituito nel 2001, è il risultato di un progetto formativo
iniziato all'interno dell'U.S.C.I. Pordenone, dedicato all'interpretazione del
canto corale ad indirizzo polifonico, particolarmente rivolto alla vocalità
virile, tenuto dal compianto maestro Piergiorgio Righele.
Superata la fase sperimentale, il gruppo, sotto la guida del maestro Giorgio
Mazzucato, ha intrapreso con successo la strada della ricerca di progetti
musicalmente e stilisticamente organici e coerenti, volgendo la propria
attenzione in particolare al repertorio gregoriano, alla prepolifonia ed ai
mottetti rinascimentali. L'Officium Consort (già Coro Maschile dell'U.S.C.I. di
Pordenone) ha avuto modo in più occasioni di proporre il proprio originale ed
interessante repertorio, suscitando ovunque vivo interesse ed entusiastici
apprezzamenti. Nel 1999 si è aggiudicato il secondo posto (primo non assegnato)
nella categoria di canto gregoriano al 38° Concorso Internazionale di Canto
Corale "C.A. Seghizzi". Nel 2004 ha vinto il secondo premio nella
categoria di Canto Monodico Cristiano al 52° Concorso Polifonico Internazionale
"Guido d'Arezzo" (miglior coro italiano). Nel 2005 e nel 2007
l'Officium Consort si è classificato nella fascia di Eccellenza della
manifestazione "COROVIVO" - Confronti Corali Itineranti del Friuli Venezia
Giulia. Nel 2008 ha vinto il terzo premio ex-aequo al 43° Concorso Nazionale
Corale “Trofei Citta’ di Vittorio Veneto”. Sue esecuzioni sono state registrate
dalla RAI e da ORF: nel 2007 e’ stato pubblicato da “La Bottega Discantica” il
doppio cd “Concordia discors – Echi gregoriani nella Musica d’Organo”,
registrato assieme al maestro Francesco Finotti e nel 2009, sempre da “La
Bottega Discantica”, il CD “Adoramus te, domine Jesu Christe”.
L'obiettivo del gruppo è relativo allo studio e alla diffusione della monodia
antica e della polifonia cinquecentesca e seicentesca con particolare
riferimento a progetti e programmi diretti al recupero sia di testi che di
autori meno frequentati, vuoi per la peculiarità del prodotto, vuoi per la
necessità di organico specifico. La scelta dell'impegnativo percorso artistico
è sostenuta dalla consapevolezza che l'OFFICIUM CONSORT rappresenta una rarità
nel panorama della coralità amatoriale della provincia e della regione per gli
obiettivi di ricerca vocale, stilistica, di prassi e di organico. Dall'estate
2003 l'Officium Consort e' diretto dal maestro Danilo Zeni.
Ulteriori informazioni
all’indirizzo: www.officiumconsort.it
Danilo Zeni, direttore
Dopo aver conseguito il Diploma in pianoforte presso il Conservatorio
"G.Tartini" di Trieste, il maestro Danilo Zeni ha approfondito la
propria preparazione nel campo della direzione corale con i maestri Piergiorgio
Righele e Giorgio Mazzucato. Dall’estate 2003 e’ direttore dell’Officium
Consort di Pordenone, con il quale si e’ aggiudicato il secondo premio al 52°
Concorso Polifonico Internazionale “Guido d’Arezzo” nella categoria riservata
al Canto Monodico Cristiano, la fascia di “eccellenza” alla X e XI edizione di
COROVIVO – Confronti Corali Itineranti del Friuli Venezia Giulia ed il terzo
premio ex-aequo al 43° Concorso Nazionale Corale “Trofei Citta’ di Vittorio
Veneto”.
Attualmente è componente della Commissione Artistica dell'U.S.C.I. FVG
(Unione Società Corali del Friuli Venezia Giulia) e membro della Commissione
per la Musica Sacra della Diocesi di Vittorio Veneto. Esercita l'attività di
docente di pianoforte presso alcuni Istituti Musicali e collabora
frequentemente, come cantore, con importanti cori nazionali.
I cantori dell'Officium Consort:
tenori primi:
Renato Grotto,
Gianclaudio Martin, Nicolo' Pasello, Moreno Siega Brussatin,
Claudio Zinutti (solista nel crux fidelis)
tenori secondi:
Marco Della Putta,
Sandro Giusti, Stefano Giusti, Michele Morassut
baritoni:
Alessandro Drigo, Pio
Francesco Pradolin, Carlo Roni, Pietro Santoro
bassi:
Marco Casonato,
Francesco Del Bianco, Pierluigi Manzoni, Walter Testolin,
Fabio Zaccarin
Guseppe Paolo Cecere,
voce narrante
Raffaele Giordani, tenore I solista
Gian Paolo Fagotto, tenore II solista
Marco Scavazza, baritono
Walter Testolin, basso
Registrazione e
direzione artistica:
dott. Gian Paolo Fagotto per I.L.M.A. - Associazione Antiqua, Clauzetto.
Registrazione effettuata presso:
Antica Pieve d’Asio (maggio - luglio 2009)
per gentile concessione della Parrocchia di Clauzetto, Pordenone
Editing, mixing e mastering:
ing. Matteo Costa, Padova
Un ringraziamento particolare a:
Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento
Per tutte le immagini presenti in questo libretto è vietata la riproduzione o duplicazione con qualsiasi mezzo
Con il sostegno di:
FONDAZIONE CRUP
PROVINCIA DI PORDENONE
DISCANTICA 214