BDI 210

Antonin Dvorak - Bedrich Smetana

Piano Trio Dumky op. 90 - Piano Trio op. 15

Trio Raffaello (Stefano Scarcella, pianoforte - Marco Fiorini, violino - Ivo Scarponi, violoncello)

55' 42''

DDD

(1 CD)
€ 17.50

 

track

compositore e titolo

    durata     

 

1

Antonin Dvorak - Piano Trio in E minor Dumky op. 90: Lento Maestoso - Allegro quasi doppio movimento  

4' 5''

 

2

Antonin Dvorak - Piano Trio in E minor Dumky op. 90: Poco adagio - Vivace non troppo  

6' 54''

 

3

Antonin Dvorak - Piano Trio in E minor Dumky op. 90: Andante  

5' 38''

 

4

Antonin Dvorak - Piano Trio in E minor Dumky op. 90: Andante moderato  

4' 48''

 

5

Antonin Dvorak - Piano Trio in E minor Dumky op. 90: Allegro  

4' 6''

 

6

Antonin Dvorak - Piano Trio in E minor Dumky op. 90: Lento Maestoso - Vivace  

4' 23''

 

7

Bedrick Smetana - Piano Trio in G minor op. 15: Moderato assai  

9' 53''

 

8

Bedrick Smetana - Piano Trio in G minor op. 15: Allegro, ma non agitato  

7' 46''

 

9

Bedrick Smetana - Piano Trio in G minor op. 15: Finale, presto  

7' 59''

 

 

Presentazione

 

 

Il disco del Trio Raffaello rappresenta un efficace e affascinante viaggio attraverso il mondo boemo del secondo Ottocento, permeato di ritmi, melodie, timbri e colori della seducente musica tradizionale di quella terra. Se č vero che B.Smetana puň considerarsi tra i pionieri di tale tensione nazionalistica A.Dvorak ne fu senz’altro l’espressione piů compiuta e innovativa.

Smetana era pianista di naturale talento, diede il suo primo concerto pubblico all'etŕ di sei anni e subě il fascino e la forte influenza dei grandi virtuosi e compositori ottocenteschi. Del 1855, il Trio in sol minore appartiene ad un periodo tragico della vita del compositore toccato da un doloroso evento, la morte della figlia di soli 4 anni e mezzo; composto in memoria della giovane Betřiška, che alla sua tenera etŕ aveva giŕ mostrato notevole talento musicale, fu completato in due mesi ed eseguito per la prima volta a Praga, con lo stesso Smetana al pianoforte, Antonin Bennewitz al violino e Julius Goltermann al violoncello.The premiere performance took place on Dec.

Smetana era a Praga, dove si occupava della sua scuola e dove aveva conosciuto il pianismo di Liszt e il sinfonismo di Berlioz. Fu proprio il primo dei due citati tra i pochi a lodare l’opera nella sua prima esecuzione. Non ebbe infatti grande successo di critica. Segnata fortemente dal virtuosismo pianistico romantico, con una scrittura ricca di ottave, di brillante agilitŕ, suggerisce echi di Mendelssohn, Schumann, Liszt. Non accademico nella forma, il trio preannuncia la sua atmosfera intensa, a tratti declamatoria, con un recitativo iniziale del violino e prosegue in un primo tempo Moderato assai, dal clima turbolento e addolorato, in una libera e rapsodica forma sonata; rinunciando al consueto movimento lento il tempo centrale, Allegro ma non agitato, seppur con due intermezzi introspettivi, si presenta ricco di idee tematiche di stampo popolare alternando, in forma di rondň, un tema “mefistofelico” a momenti piů lirici e maestosi; l’ultimo tempo, Presto, con ritmi di danza rasserena un sempre ombroso sol minore con una risoluzione finale in maggiore.

Se č vero che la musica da camera non giocň un grande ruolo nell’attivitŕ compositiva di Smetana la scrittura di questo trio si nutre, come nello stile dell’autore, di bellissimi temi e ritmi popolari tipici della sua patria; di tale stile, negli anni successivi, egli fece un vero e proprio manifesto alla ricerca e affermazione di un’arte “nazionale”.

“Sai come ci si sente quando qualcuno ti toglie le parole di bocca? Č cosě che Dvorák mi ha tolto le melodie dal cuore”. Con queste parole il compositore Leos Janácek espresse alla perfezione il motivo per cui la musica del boemo Antonín Dvorák sedusse gli ascoltatori del diciannovesimo secolo in tutto l’Impero austro-ungarico, in Inghilterra e infine nel Nuovo Mondo. Nato nel 1841 nei pressi di Praga, durante l’infanzia nel suo villaggio ebbe modo di conoscere molte melodie e danze popolari che rappresenteranno l’humus e la radice della sua arte, pervasa di una bellezza semplice, di atmosfere sognanti, profuse di senso di pace e di serenitŕ. Importante nella costruzione del linguaggio musicale di Dvorák fu l’incontro con la musica e con la persona di J.Brahms, che significň per lui, negli anni centrali della sua produzione, l’ispirazione alla tradizione popolare ceca in architetture formali di stampo classico. Con il Trio Op.90 Dvorák voltň pagina: giunto al 1891, infatti, il compositore, dopo aver aderito in maniera utile ad un certo formalismo accademico, si riappropriň di una freschezza tipicamente giovanile e innovativa che fece nascere anche altri capolavori cameristici, quali il celebre Quartetto "Americano". Il titolo del trio, Dumky, fu piů volte usato da Dvorák nella sua produzione, come nei pezzi caratteristici delle "Danze slave" e altrove, nelle composizioni pianistiche. Il termine “dumka”, derivato dal nome di un canto popolare ucraino, faceva parte di un gergo folclorico e intendeva un andamento rapsodico, caratterizzato dalle alternative di tempi lenti e veloci. Nel trio  Dvorák interpretň tale concetto come elemento della struttura formale: al consueto susseguirsi dei tre o al massimo quattro movimenti prescritti fece alternare episodi piů o meno lunghi in tempo lento e in tempo veloce, all’interno di un’architettura distinta in cinque grandi sezioni. Fin dall’esordio del violoncello si avverte l’intensa scrittura dialogata degli strumenti; lo stile di Dvorák, in composizioni come il Trio, si pregia di un virtuosismo strumentale di natura istintiva, quasi improvvisativa, in cui si manifesta l'inconfondibile e secolare tradizione boema, di una ricerca timbrica, anch'essa estremamente tipica della musica popolare, in cui si predilige il colore grave degli archi, con effetti che provengono dalla vocalitŕ corale e dalla danza, di idee musicali naturali, genuine, evocative di un’interioritŕ profondamente religiosa e di quella qualitŕ intrinseca, inspiegabile e non scontata della musica, di saper parlare al cuore in modo diretto e immediato.                                                        

Irene Franceschini

 

 

 

This CD by the Trio Raffaello represents an efficient and fascinating voyage across the Bohemian world of the late eighteenth century, permeated with rhythms, melodies, timbres and colours of the seductive traditional music of that land.  If it is true that Bedrich Smetana can be considered one of the pioneers of such a nationalistic trend,  Antonín Dvorak did the same in a more complete and innovative manner.

     Smetana was born to play the piano.  He gave his first concert in public at six years of age, and was fascinated by the fame and strong influence of the great nineteenth century virtuosos and composers.  The Trio in G minor (1855) belongs to a tragic period in the composer's life during which his four and a half year old daughter died.  He composed it in memory of the young Bedriska who, at such a young age, had already displayed notable musical talent.  He completed it in two months, and it was performed for the first time in Prague, with Smetana himself at the piano, Antonin Benewitz on the violin and Julius Goltermann on the cello.

     Smetana was in Prague where he was in charge of his music school, and where he came in contact with the piano music of Liszt and the symphonies of Berlioz.  Liszt himself was one of  the few to praise this work at its first performance.  In fact, it did not receive much praise by critics.  It shows a strong influence of romantic piano virtuosity, with many octaves and  brilliant flourishes, echoing works by Mendelssohn, Schumann and Liszt.  Not academic in form, the  trio preannounces its intense atmosphere - at times declamatory - with an opening recitative by the violin, which leads to the first movement, Moderato assai, with a turbulent and sorrowful atmosphere, in an free and rhapsodic sonata form.  Instead of the usual slow middle movement, he choses an Allegro ma non agitato, but with two introspective intermezzos.  It is rich in folk-like thematic ideas, alternating, in rondo form, with a "mephistophelean" theme, at times more lyrical and majestic.  The last movement, a Presto, calms the dark atmosphere created by the key of G minor with dance rhythms and a conclusion in the major.

     Even if it is true that Smetana did not produce a large quantity of chamber music, this trio derives, as does the composer's style, from beautiful themes and popular rhythms typical of his homeland.  In the years to follow, this style  attested to his research and belief in a "national" art.

     Leos Janácek clearly expressed why Antoněn Dvorák's music seduced nineteenth-century listeners throughout the Austro-Hungarian Empire, in England and even in the New World when he said: "Do you know how you feel when someone takes the words out of your mouth?  Well, it is in this way that Dvorák took the melodies from my heart".  Dvorák was born in 1841, near Prague.  In the village where he spent his childhood he was exposed to many folk melodies and dances which are the foundation and roots of his art, pervaded with a simple beauty and a dream-like atmosphere, profuse in a sense of peace and serenity. 

     Another important influence on Dvorák was Johannes Brahms and his music, which, in Dvorák's middle period, inspired him to apply the Czech folk tradition to Classical forms.  With his Trio, Op. 90, Dvorák ended an era.  In fact, in 1891, after having adhered to a certain academic formalism, he regained a typically youthful and innovative freshness which led to the production of other chamber music masterpieces, such as the famous "American" Quartet.  The title of the trio, Dumky, was used several times by Dvorák in his compositions, such as in the pieces characteristic of the "Slavonic dances", as well as in his piano works. The term "dumka", derived from the name of a popular Ukranian folk song, was part of a folkloric language and referred to  rhapsodic movement, characterized by the alternating of slow and fast tempos.  In this trio, Dvorák used this concept as a formal element: to the usual sequence of three or at most four movements, he alternated  more or less long episodes in slow and fast tempos, within an overall structure of five large sections.  From the entrance of the cello, one notices the intense musical dialogue among the instruments.  Dvorák's style, in works such as the Trio, is notable for the instinctive nature of the instrumental virtuosity - almost improvisatory.  There is also the unmistakable and age-old bohemian tradition in his search for timbres - also typical of folk music - with a preference for dark timbres in the strings, an effect originating from choral and dance music; and natural, genuine musical ideas evoking a deep religious inner life, and that unexplainable and important intrinsic quality of music that speaks to the heart in a direct and immediate manner.

Irene Franceschini

translated by Leo Chiarot

 

 

 

TRIO RAFFAELLO

 

 

Questa registrazione rappresenta il debutto discografico del Trio Raffaello, che si č costituito nel 2007 ed č il risultato di significative esperienze che i tre musicisti  hanno maturato in anni di intensa attivitŕ concertistica, collaborando spesso al fianco di grandi nomi del concertismo internazionale, e di una solida tradizione cameristica ereditata dalla scuola di trii storici di grande prestigio. I membri del Trio si sono formati infatti alla scuola del Trio Tchaikovsky e del Trio di Trieste all’Accademia Chigiana di Siena, ed hanno alle spalle una attivitŕ cameristica che li ha portati ad esibirsi in tutta Europa per importanti Istituzioni e Festivals quali l’Accademia Nazionale di S. Cecilia di Roma, Teatro “La Fenice” di Venezia, la Filarmonica di S.Pietroburgo, Festival Casals ed il Festival Grec di Barcelona, Festival dei Due Mondi di Spoleto, Festival di Portogruaro, dell’Orlando Festival (Olanda), Festival di Neuschwanstein (Germania) ed a collaborare in gruppi cameristici con musicisti di prestigio come Myung-Whun Chung, Alexander Lonquich, Mario Brunello, Konstantin Bogino, David Geringas, Vladimir Mendelssohn, Shana Downes, Boris Petruchansky, Michele Campanella. Sono inoltre vincitori di premi in concorsi nazionali ed internazionali sia solistici che cameristici. e numerose sono le incisioni che hanno effettuato.per varie etichette discografiche.

Marco Fiorini ha iniziato lo studio del violino con la madre Montserrat Cervera e si č diplomato sotto la guida di Mila Costisella presso il Conservatorio S. Cecilia di Roma nel 1988 con il massimo dei voti e la lode. Si č successivamente perfezionato con Pavel Vernikov a Portogruaro e con Eugenia Chugajeva a Vienna. E’stato primo violino solista dell’orchestra dell’Accademia Nazionale di S. Cecilia dal 1996 al 2006

Stefano Scarcella ha studiato pianoforte presso il Conservatorio di musica “S.Cecilia”di Roma nella classe di Fausto Di Cesare, diplomandosi nel 1989 con il massimo dei voti e si č successivamente perfezionato con Konstantin Bogino e con il Trio Tchaikovsky. E’ docente titolare di pianoforte principale per i corsi ordinari e di musica da camera per i corsi di 2° livello  presso il Conservatorio di Musica “Nino Rota” di Monopoli (Bari).

Ivo Scarponi, si č diplomato in violoncello nel 1992 con il massimo dei voti e la lode presso il Conservatorio “Morlacchi” di Perugia sotto la guida di Vito Vallini. In seguito si č perfezionato con con Franco Maggio-Ormezowsky presso l’Accademia Nazionale di S. Cecilia. E’ stato primo violoncello di varie orchestre da camera e sinfoniche e membro fondatore del Quintetto Scarponi. Collabora stabilmente con Uto Ughi come componente dei Filarmonici di Roma.

 

 

This CD represents the recording debut of the Trio Raffaello, which was formed in 2007.  It is the result of significant experiences which these three musicians have had from an intense concert schedule, often collaborating with great international concert performers.   It is also the result of an inherited and deep-rooted chamber music tradition of prestigious historical trios.  In fact, the members of this trio have studied with the Tchaikovsky Trio, as well as the Trio di Trieste at the Accademia Chigiana in Siena.  They have performed throughout Europe for important institutions and festivals:  the Accademia Nazionale di Santa Cecilia in Rome, Teatro La Fenice in Venice, the St. Petersburg Philharmonic, the Casals Festival, the Barcelona Grec Festival, the Festival dei Due Mondi in Spoleto, the Festival of Portogruaro, the Orlando Festival in Holland, and the Neuschwanstein Festival in Germany.  They have also collaborated with such illustrious performers as Myung-Whun Chung, Alexander Lonquich, Mario Brunello, Konstantin Bogino, David Geringas, Vladimir Mendelssohn, Shana Downes, Boris Petruchansky, and Michele campanella.  This trio  has also won prizes in national and international music competitions for solo instruments and chamber groups, and they have recorded extensively for various record labels.

 

MARCO FIORINI began studying violin with his mother, Montserrat Cervera, and later received his diploma summa cum laude while studying with Mila Costisella at the Conservatorio Santa Cecilia in Rome in 1988.   He continued his studies with Pavel Vernikov in Portogruaro and with Eugenia Chugajeva in Vienna.  He was the first violin soloist of the orchestra of the Accademia Nazionale di Santa Cecilia from 1996 to 2006.

 

STEFANO SCARCELLA studied piano at the Santa Cecilia Conservatory of Music in Rome with Fausto Di Cesare, and received his diploma summa cum laude in 1989.  He later studied with Konstantin Bogino and with the Trio Tchaikovsky.  He is a full-time piano teacher and teaches chamber music for the second level courses at the "Nino Rota" Conservatory of Music in Monopoli (Bari).

 

IVO SCARPONI received his diploma summa cum laude in cello in 1992 from the "Morlacchi" Conservatory of Music in Perugia while studying with Vito Vallini.  Later he studied with Franco Maggio-Ormenzowsky at the Accademia Nazionale di Santa Cecilia.  He was the first cellist in various chamber and symphony orchestras, and the founding member of the Scarponi Quintet.  He also collaborates regularly with Uto Ughi as a member of the Filarmonici di Roma.

 

 

 

 

DISCANTICA 210

 

 

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