BDI 209

Alessandro Scarlatti

Venere, Amore e Ragione (Serenata - 1706) - Sinfonia di Concerto Grosso n. 10

Piero Cartosio, direttore - Orchestra Barocca Les Elements - Veronica Lima (Venere), Gabriella Costa (Amore), Elena Biscuola (Ragione)

54' 49''

DDD

(1 CD)
€ 17.50

 

track

compositore e titolo

    durata     

 

1

Alessandro Scarlatti - Venere, Amore e Ragione: Sinfonia, Presto  

0' 57''

 

2

Alessandro Scarlatti - Venere, Amore e Ragione: Sinfonia, Andante  

1' 6''

 

3

Alessandro Scarlatti - Venere, Amore e Ragione: Sinfonia, Allegro  

1' 33''

 

4

Alessandro Scarlatti - Venere, Amore e Ragione: Aria, Cerco Amore  

3' 32''

 

5

Alessandro Scarlatti - Venere, Amore e Ragione: Recitativo, Venere sconsolata  

0' 41''

 

6

Alessandro Scarlatti - Venere, Amore e Ragione: Aria, Il mio figlio  

1' 36''

 

7

Alessandro Scarlatti - Venere, Amore e Ragione: Aria, O pastorelle  

2' 17''

 

8

Alessandro Scarlatti - Venere, Amore e Ragione: Recitativo, Che veggio?  

0' 46''

 

9

Alessandro Scarlatti - Venere, Amore e Ragione: Aria, O voi costanti  

2' 29''

 

10

Alessandro Scarlatti - Venere, Amore e Ragione: Recitativo, Madre tu qui?  

0' 56''

 

11

Alessandro Scarlatti - Venere, Amore e Ragione: Aria, E' vago il vedere  

2' 1''

 

12

Alessandro Scarlatti - Venere, Amore e Ragione: Recitativo, Dove sono i tuoi dardi!  

0' 55''

 

13

Alessandro Scarlatti - Venere, Amore e Ragione: Aria, Quella Ninfa  

2' 58''

 

14

Alessandro Scarlatti - Venere, Amore e Ragione: Recitativo, Raggi più luminosi  

0' 12''

 

15

Alessandro Scarlatti - Venere, Amore e Ragione: Aria, Quella che dardi scocca  

1' 46''

 

16

Alessandro Scarlatti - Venere, Amore e Ragione: Recitativo, In paragon  

0' 20''

 

17

Alessandro Scarlatti - Venere, Amore e Ragione: Terzetto, Due Leggiadre Pastorelle  

2' 57''

 

18

Alessandro Scarlatti - Venere, Amore e Ragione: Recitativo, Guarda come riluce  

0' 37''

 

19

Alessandro Scarlatti - Venere, Amore e Ragione: Aria, Un vero amore  

2' 1''

 

20

Alessandro Scarlatti - Venere, Amore e Ragione: Recitativo, Vola o figlio diletto  

0' 43''

 

21

Alessandro Scarlatti - Venere, Amore e Ragione: Aria, D'Amor l'accesa face  

2' 34''

 

22

Alessandro Scarlatti - Venere, Amore e Ragione: Recitativo, Oh se per l'orbe intero  

0' 28''

 

23

Alessandro Scarlatti - Venere, Amore e Ragione: Aria, Si può dir  

2' 6''

 

24

Alessandro Scarlatti - Venere, Amore e Ragione: Recitativo, Quale il sol  

0' 26''

 

25

Alessandro Scarlatti - Venere, Amore e Ragione: Duetto, Ragione è il mio bel nume  

4' 8''

 

26

Alessandro Scarlatti - Venere, Amore e Ragione: Recitativo, Madre vedesti mai  

0' 43''

 

27

Alessandro Scarlatti - Venere, Amore e Ragione: Ballo I  

0' 40''

 

28

Alessandro Scarlatti - Venere, Amore e Ragione: Ballo II  

0' 19''

 

29

Alessandro Scarlatti - Venere, Amore e Ragione: Ballo III con Aria, Felici voi Pastori  

3' 18''

 

30

Alessandro Scarlatti - Venere, Amore e Ragione: Recitativo. Segua chi non è cieco  

0' 42''

 

31

Alessandro Scarlatti - Venere, Amore e Ragione: Terzetto, Impari ad amar bene  

1' 37''

 

32

Alessandro Scarlatti - Sinfonia di Concerto Grosso: Vivace  

0' 52''

 

33

Alessandro Scarlatti - Sinfonia di Concerto Grosso: Adagio  

1' 32''

 

34

Alessandro Scarlatti - Sinfonia di Concerto Grosso: Allegro  

1' 49''

 

35

Alessandro Scarlatti - Sinfonia di Concerto Grosso: Adagio  

1' 37''

 

36

Alessandro Scarlatti - Sinfonia di Concerto Grosso: Allegretto  

1' 16''

 

 

Gabriella Costa     Amore

Veronica Lima      Venere

Elena Biscuola  Ragione

 

Orchestra Barocca Les Eléments

 

 

Piero Cartosio, Ottavio Brucato         flauti diritti

Stefano Vezzani, Rosa Di Ilio                       oboi 

Salvatore Guiscardo*, Marco Alderuccio*,

Salvatore Amplo, Boris Begelman,

Gian Claudio Del Moro                             violini

Svetlana Fomina, viola

Viviana Caiolo*, Andrea Fossà           violoncelli

Luca Ghidini                                   contrabbasso

Silvio Natoli                 tiorba e chitarra barocca

Basilio Timpanaro                 maestro al cembalo

 

*concertino

  Direttore Piero Cartosio

 

 

 

Il palermitano Alessandro Scarlatti è certamente il più grande compositore di musica vocale in Italia tra XVII e XVIII secolo. A dispetto di questa sua grandezza riconosciuta da parte degli storici, solo negli ultimi anni si è assistito a una sua concreta ripresa e valorizzazione in campo concertistico. Se è vero che nemo propheta in patria, particolarmente ingiustificabile appare l'ingratitudine verso il musicista palermitano da parte dei suoi conterranei ancora a tre secoli di distanza, con la meritoria eccezione del ”Festival Scarlatti”, che si è svolto a Palermo nell'arco di tre edizioni sotto l'egida del Teatro Massimo.

    Per questo motivo ai musicisti di Les Eleménts è apparso quasi una scelta obbligata l'omaggio a Scarlatti  che si è concretizzato in questo lavoro.

 

Venere,  Amore e Ragione

   Se Monteverdi è il creatore dell'opera in musica, è con Scarlatti, tradizionalmente considerato il fondatore della scuola operistica napoletana del Settecento, che il melodramma raggiunge la sua maturità.

   Nell'evoluzione della sua carriera operistica si assiste a una sempre maggiore differenziazione tra lo stile della cantata da camera e quello dell'opera vera e propria; le arie, quasi sempre nella forma con il "da capo",  acquistano maggiori dimensioni e forza drammatica, mentre proporzionalmente cresce in esse anche l'importanza dell'accompagnamento orchestrale: non più solo basso continuo ma strumenti, archi e fiati, concertati. A lui si deve anche la crescente messa in rilievo delle parti vocali d'insieme (duetti, terzetti). Non ultimo tra i suoi meriti operistici è aver fissato la forma e il carattere della sinfonia introduttiva, con un veloce e leggero movimento iniziale, un breve e cantabile adagio e una sezione finale di solito fugata.

Non meno importante è però la sua produzione vocale da camera, ossia le sue "cantate". Come ha scritto E.J. Dent, uno dei più grandi studiosi dell'autore, «Scarlatti fu l'ultimo grande maestro della cantata da camera»; con lui questo tipo di composizione raggiunge tale perfezione e raffinatezza (al punto che in una di esse Scarlatti scrive l'avvertenza «non è per ogni professore», a sottolinearne la raffinata e complessa fattura armonica) che, aggiunge Dent, «come forma ideale della musica da camera la cantata morì con lui». Del resto anche soltanto la mole della sua produzione in questo campo, circa 800 cantate, ne fa il campione indiscusso. Nel giro di poche pagine la cantata, con la sua successione di recitativi e arie con da capo (di solito due coppie), costituisce una forma drammatica in miniatura, in cui i recitativi rendono edotto l'ascoltatore dell'elemento narrativo, di solito tratto dai luoghi comuni della poesia arcaica (amori, sospiri, gelosie, incontri amorosi di ninfe e pastori), mentre le arie rappresentano il momento di effusione lirica, patetica.

   Forma che potrebbe essere considerata intermedia tra l'opera e la cantata è la "serenata", una sorta di piccola opera, con l'usuale alternanza di arie e recitativi, ma senza messa in scena. Il nome deriva dal fatto che spesso tali composizioni venivano eseguite all'aperto, spesso in occasioni celebrative. La descrizione più chiara è quella che ne dà un testimone di prima mano, lo storiografo-viaggiatore inglese Charles Burney, nel suo famoso resoconto sulla musica italiana (The Present State of Music in France and Italy) del 1771: «Cantate di lunghezza considerevole, accompagnate da un nutrito gruppo di strumenti sono abitualmente eseguite in Italia in grandi occasioni di festeggiamento [...], ma differiscono essenzialmente da quello che solitamente si intende per cantata o monologo per una sola voce, che consiste in brevi recitativi e due o tre arie al massimo. Infatti sono componimenti poetici legati a un'occasione, nei quali sono impegnati vari cantanti, ma per quanto essi siano dialogati, vengono eseguiti, come gli oratorii, senza cambiamenti di scene e senza azione». Anche nella serenata naturalmente l'argomento traeva spunto dalle favole pastorali e dalla mitologia, con la frequente presenza di personaggi allegorici in funzione talvolta moraleggiante.

   È proprio questo il caso di Venere, Amore e Ragione, serenata che Scarlatti scrisse per una rappresentazione romana probabilmente nel 1706, su testo del poeta Silvio Stampiglia, anch'egli membro, come Scarlatti, dell'Accademia dell'Arcadia.

   Il libretto di questa serenata racconta della disputa tra la figura mitologica di Venere e quella allegorica di Ragione riguardo alla condotta di Amore, ossia Cupido. Venere, inizialmente preoccupata perché non riesce a trovare il figlio Cupido, lo trova poi tra le ninfe e i pastori dei sette colli di Roma (una delle copie manoscritte della cantata porta infatti proprio un diverso titolo: Venere avendo perduto Amore lo ritrova fra le ninfe e i pastori dei Sette Colli); ma qui, con suo stupore e disappunto, Venere scopre che il figlio è caduto sotto l'influenza di Ragione e teme che ciò possa fargli perdere il suo potere. Ma alla fine Amore convince la madre che l'avere adottato come guida la Ragione non solo non ha indebolito il suo potere ma ha aumentato la quantità e la qualità dei suoi seguaci («Che chiari  lumi apporta onesto amor di cui ragione è scorta»).

   Non si tratta qui certo di un'apologia della ragione, di un illuminismo ante litteram, né del moralismo dominante nella Roma controriformista, ma piuttosto del vagheggiamento arcadico di una società in cui l'amore naturale e innocente tra uomo e donna è in accordo con la ragione. Questi concetti sono espressi nel libretto con semplicità e eleganza, come si addice a un'opera pastorale; allo stesso modo anche la musica si presenta raffinata, leggiadra e priva di grandi contrasti drammatici (anche le sezioni ABA dell'aria sono qui spesso prive dei tradizionali contrasti di carattere). Una caratteristica dell'opera è poi la presenza non solo di un generale carattere danzante di molte arie, ma anche di veri e propri balli strumentali che, verso la fine della serenata, si "intrecciano" alle arie. Quando i tre protagonisti si sono riconciliati, sarà proprio Ragione a invitare ninfe e pastori a danzare in onore di Venere. Ed è probabile che, accanto a ballerini professionisti, anche il pubblico dell'Arcadia possa aver danzato questi balli.   *

 

 

   Il manoscritto delle dodici Sinfonie di Concerto Grosso porta la data 1 giugno 1715 ed è conservato al British Museum di Londra, città in cui l'editore Walsh aveva pubblicato tra il 1708 e il 1709 un volume di arie tratte da Pirro e Demetrio, la più celebrata fra le opere di Scarlatti.

   Pochi mesi dopo la nomina del proprio geniale figlio Domenico a maestro di cappella di San Pietro a Roma, avvenuta nel dicembre 1714, Alessandro Scarlatti si era definitivamente ritirato a Napoli, dedicandosi a un genere, la musica strumentale, che, se paragonato alla sterminata mole della sua produzione vocale, lo aveva visto fino ad allora ben poco fecondo. Nel 1706 egli aveva condiviso con Corelli l'accoglienza in nell'accademia dell'Arcadia, e, da coprotagonista dell'ambiente musicale romano, o perfino attraverso   una probabile, sfortunata visita di Corelli a Napoli nel 1708, ne conosceva certamente i Concerti Grossi Op. VI.   

   Il modello formale delle Sinfonie si discosta tuttavia dall'esempio corelliano. Lo stile di Scarlatti è più severo e conservatore: un esempio su tutti è la costante presenza di un movimento centrale fugato che rievoca lo stile della Sonata da Chiesa. L'espressione Concerto Grosso si deve qui riferire all'arricchimento del complesso degli archi con l'introduzione degli strumenti a fiato: flauto diritto, oboe e tromba in varie combinazioni, secondo una consuetudine condivisa da Händel nelle composizioni del suo periodo di permanenza in Italia (1706-1709).

   Nel Concerto X, in particolare, al breve Vivace iniziale di impianto toccatistico, segue un Adagio nel quale il flauto, in dialogo con gli archi, emerge in funzione nella che Scarlatti ritiene particolarmente congeniale a questo strumento. Nell'Allegro in forma fugata i soli del flauto accompagnato dal violoncello solo si alternano alle evoluzioni contrappuntistiche dei tutti orchestrali. Il successivo Adagio esordisce nella rassicurante tonalità di Fa maggiore e, nelle prime sette battute, dipana un disegno semplicissimo del flauto, sobriamente sostenuto dalla consistenza aerea dagli archi nel registro basso senza il violoncello, per poi svilupparsi e concludersi su binari drammatici, con accordi ribattuti e improvvisi sprofondamenti armonici. Nell'Allegretto che conclude il concerto ritornano le note ribattute nel disegno melodico dei brevi e insistenti incisi degli archi..   **

 

 

 

Nota a piè di pagina:

* Basilio Timpanaro

** Piero Cartosio

The Palermitan Alessandro Scarlatti was undoubtedly the greatest composer of  vocal music in Italy of the 17th and 18th century. However, despite his grandeur being recognized by historians, it’s only been recently that his music can be heard and appreciated in concerts. If  nemo propheta in patria is true, it would seem particularly unfair in Scarlatti’s case. Still now, even after three centuries, very little appreciation for his music is shown by his countrymen with the exception of the “Festival Scarlatti” which has been held three times in Palermo by the Teatro Massimo.

   It is for this very reason that the musicians of Les Eléments felt almost obliged to pay tribute to Scarlatti and they have done so by making this disc.

 

Venere, Amore e Ragione

If  Monteverdi is the creator of Opera, then it is Scarlatti - traditionally considered the founder of 18th century Neapolitan Opera - who brings about maturity in melodrama.

   Throughout his career in opera the difference in style between chamber cantata and opera becomes ever more increasing. The arias which are almost always “da capo”, acquire greater dimensions and dramatic strength while the orchestral accompaniment continues to gain importance: no longer just basso continuo but string and wind instruments playing concertante parts as well. Of  Scarlatti’s many contributions we must mention the increasing emphasis on the voice ensembles (duets, trios). He also determined the form and character of the introductory symphony with a fast and light initial tempo, a brief and cantabile adagio and the final section usually fugato.

 

Scarlatti’s production of chamber vocal music, namely his “cantatas” is another of his merits. As one of his greatest scholars E.J. Dent wrote, “Scarlatti was the last of the great masters of chamber cantata,” he reached such perfection and sophistication (to the point that in one of these, Scarlatti warns “it’s not for all professors,” so as to highlight the complexity of the harmony). Dent adds, “the cantata, the ideal form of chamber music, dies with him.” The amount alone, which number at about 800, of his productions in this field, is the undeniable proof of his grandeur. Just in a few pages his cantata, with its series of recitatives and arias  with da capo (usually two couples), constitutes a dramatic form in miniature. The recitatives inform us about the “story”, which draws on the usual features found in common, archaic poetry (love, sighs, jealousy, secret love meetings between nymphs and shepherds), while the arias represent the moment of the pathetic, gush of emotion.

   The “serenata” could be considered the form that lies between Opera and Cantata, a kind of mini opera with the usual alternation between arias and recitatives but without the effects of staging. The name comes from the fact that this kind of composition was quite often performed outdoors for some kind of celebration. The clearest description is given by the historian and traveller Charles Burney. In his famous account of Italian music (The Present State of Music in France and Italy) of 1771 he notes “Cantatas of considerable length accompanied by a rich group of instruments are quite often performed on the occasions of grand festivity[….], but differ from what is usually considered cantata or monologue for a solo voice which consists of brief recitatives and two or three arias. In fact they are poems connected to some special occasion, however despite being more like oratories they are performed by various singers without any change of scenary.” Naturally, in the serenata as well,  the main theme draws inspiration from shepherds tales and mythology, often with priggish characters.

   That is precisely the case with Venere, Amore e Ragione,  the serenata written by Scarlatti for a performance in Rome in 1706. It was taken from a script by the poet Silvio Stampiglia who was also a member, like Scarlatti, of the Accademia dell’Arcadia.

   The booklet of this serenata is about an argument between the mythological Venus and the allegoric figure of Reason. They argue about Love’s (Amore's), namely Cupid’s behaviour. Venus, initially worried because she can’t find her son Cupid, eventually finds him with the nymphs and the shepherds in the Seven Hills of Rome (one of the cantata manuscripts actually has a different title: Venus having lost Love, finds him again with the nymphs and shepherds in the Seven Hills) but here, to her amazement, Venus discovers that her son has fallen under the influence of Reason and she is afraid that he may lose his power. In the end however, Love convinces his mother that by adopting Reason as his guide, he has actually increased the quality and quantity of his followers without being weakened ( “bright lamps bring honest love which is escorted by Reason”).

   The serenata is certainly not a defence for reason, an enlightenment ante litteram, nor the dominant moralism of counter reformist Rome, but rather Arcadian longing of a society where natural and innocent love between a man and woman is in harmony with reason. These concepts are expressed in the booklet with simplicity and elegance, befitting of  a bucolic opera. Similarly the music is graceful, refined and there isn't much dramatic contrast (even the ABA sections of the aria are without the traditional contrast of temperament). A characteristic of the work is the presence of a general dancing nature of many of the arias along with real instrumental dances that, towards the end of the serenata, intertwine with the arias. At the moment of reconciliation of the three characters, it’s actually Reason who invites the nymphs and shepherds to dance in honour of Venus. It is quite likely that the audience at the Arcadia danced alongside the professional dancers. *

 

The manuscript of the twelve Sinfonie di Concerto Grosso is dated June 1715 and is kept at the British Museum of London. The editor Walsh published a volume of  Scarlatti’s highly praised arias from the famous opera Pirro e Demetrio between 1708 and 1709 in London too.

In December of 1714, Scarlatti’s genial son Domenico was nominated choirmaster at San Pietro in Rome. Just a few months later, Alessandro Scarlatti finally retired to Naples, where he devoted his time to instrumental music. It is hard to believe that his production of instrumental pieces could actually outnumber those of his vocal pieces. In 1706, both Scarlatti and Corelli joined the Accademia dell’Arcadia. Perhaps it was on this occasion or through an unlucky visit by Corelli to Naples in 1708, that Scarlatti became familiar with the Concerti Grossi Op. VI.

 

The shape of the Sinfonie differs however from that of Corelli. Scarlatti’s style is harsher and more conservative: there is a constant presence of a central, fugato, movement which brings to mind the style of the Sonata da Chiesa. The expression Concerto Grosso must refer to the enrichment of the ensemble of string instruments with the introduction of woodwinds: recorder, oboe and trumpet in a variety of combinations. A habit he shares with Händel  who also did this in his compositions written in the period of his residency in Italy (1706-1709).

   In Concerto X,  the initial Vivace, short and bubbly, typical of the Sinfonia Napoletana , is followed by an Adagio in which the recorder dialogues with the string instruments in a lyric fashion, that  Scarlatti feels to be particularly suited to this instrument. In the Allegro in fugato form, the recorder solos accompanied only by the cello alternates with the counterpoint development of  tutti. The following Adagio begins with a reassuring F major and then in the first seven measures a simple recorder pattern unfolds which is soberly supported by the strings in low register without the cello. It then develops and concludes dramatically through the use of repeated chords and with unexpected sudden changes of the harmony. In the Allegretto which concludes the concert, there is a return of the repeated notes in the melodic pattern of brief and insistent short phrases played by the strings..**

                                                                                                             

                                                                                                                     *Basilio Timpanaro

                                                                                                                      ** Piero Cartosio

 

 

 

Les Eléments è composto da musicisti specializzati nell'esecuzione della musica antica con strumenti originali che si sono formati alla scuola dei docenti più apprezzati in campo internazionale. Fin dalla sua fondazione il gruppo ha la sua guida artistica nel flautista Piero Cartosio. I suoi componenti hanno fatto parte di diversi prestigiosi ensembles, si sono esibiti in festival e rassegne in diverse nazioni e hanno registrato, anche da solisti, per diverse etichette (tra le quali K617, Naïve, Opus 111, Tactus, Bongiovanni), raccogliendo commenti lusinghieri da parte della stampa specializzata. 

Hanno collaborato con Les Eléments Andreas Staier, Marianna Pizzolato, Alessandro Palmeri, Giuseppe Maletto, Andrea Mion, Alberto Grazzi, Gabriella Costa, i quali hanno contribuito alla realizzazione di un vasto repertorio che comprende diverse composizioni strumentali, serenate e cantate di Alessandro Scarlatti e dei più importanti autori del periodo barocco (Vivaldi, J.S. Bach, Telemann, F. Couperin, Händel, Purcell) accanto a tesori musicali di autori meno conosciuti.

Il gruppo ha realizzato concerti per importanti stagioni concertistiche e festival, fra i quali: Ateneo Navarro (Spagna), III Rassegna Internazionale di Musica Barocca (Sanremo), IX Festival “Seicentonovecento”, “Accademia Filarmonica” e “Filarmonica Laudamo” (Messina), “Amici della Musica” (Trapani), V Festival “Il Montesardo” (Lecce), XII e XIV edizione di “Concerti di Prima Estate” (Palermo),  Fondazione “Villa Piccolo di Calanovella”, “Settembre Federiciano” e ha preso parte a diverse edizioni del “Festival Internazionale di Musica Antica di Polizzi Generosa e delle Madonie” e della rassegna “Nebrodi: Itinerari Musicali”.

Les Eléments ha anche partecipato più volte alla rassegna “Palermo Musica Antica”; nell'ambito della XX edizione ha realizzato la prima esecuzione moderna della Serenata di Alessandro Scarlatti Venere, Amore e Ragione, poi incisa e pubblicata in CD nel 2010 dall'etichetta La Bottega Discantica.  

 

 

Gabriella Costa si è perfezionata in canto in Olanda, in Francia e in Italia, debuttando nel 1997 nel ruolo di Gilda nel “Rigoletto” di Verdi, cui hanno fatto immediatamente seguito numerosi impegni in opere di Donizetti, Rossini, Paisiello, Cimarosa nei teatri La Fenice di Venezia, Opernhaus di Zurigo, Verdi di Trieste, Marrucino di Chieti, Massimo di Palermo. Ha collaborato con direttori quali G. Gelmetti, G. Ferro, A. Fischer, V. Yurovsky, I. Karabtchevsky, F. Welser-Möst, K. Weise, H. Soudant, N. Harnoncourt, L. Hager, C. Rovaris, L. Guschlbauer,  J. Tate, S.A. Reck. Nel 2000 e nel 2001 ha partecipato, con l’Opernhaus di Zurigo, alla “Entführung aus dem Serail” e alla “Zauberflöte” di Mozart (quest’ultima opera a Shanghai). Nel 2002 ha cantato in “Così fan tutte” alla Fenice e in opere contemporanee di Schönberg e Honegger. Ha anche eseguito “Ein Deutches Requiem” con l’Orchestra dei Paesi della Loira e la Quarta Sinfonia di Mahler a Lecce. Il suo repertorio comprende molte opere del repertorio barocco, al quale negli ultimi anni ha dedicato particolare attenzione, intensificando i propri impegni in tale ambito. Ha  collaborato con “Accademia Bizantina” (O. Dantone), con G. Garrido, con l'ensemble “L'Astrée” e con l’orchestra barocca “Vox Aurea”, effettuando  numerose registrazioni.

 

Nata a Palermo nel 1982, Veronica Lima  ha conseguito il diploma di canto lirico presso il Conservatorio “V.Bellini” della sua città e si è laureata in Discipline della Musica. Ha studiato con Francesca Martino e a Torino con Lucio Gallo. Nel 2002/2003 ha partecipato a master classes tenute da Anita Cerquetti e Renato Bruson. Nel 2004/2005 ha frequentato il biennio di alto perfezionamento vocale e i corsi sul Lied all’Accademia “Hugo Wolf” di Acquasparta (Terni), diretta da Elio Battaglia.  Svolge una ricca attività concertistica tenendo recital di arie d’opera e di liederistica (Foligno, Terni, Arezzo) e collaborando con l'E.A. Teatro Massimo di Palermo. Per la musica antica, collabora con gli ensembles “Les Eléments” e “Arianna Art Ensemble”, coi quali ha tra l'altro partecipato da solista alla 60a stagione concertistica dell'Accadema Filarmonica di Messina, alla XX rassegna “Palermo Musica Antica” e al Festival di Musica Antica di Gratteri. Ha interpretato il ruolo di Dirindina nell’omonima opera di Domenico Scarlatti, per la XV stagione concertistica dell’associazione per la musica antica “Antonio Il Verso”.

 

Elena Biscuola si è diplomata con lode in musica vocale da camera al Conservatorio di Torino sotto la guida di Erik Battaglia e si è perfezionata sul Lied tedesco con D. Fischer Dieskau e I. Gage. Nel 2004 ha vinto il Concorso Internazionale di Liederistica di Vercelli conseguendo anche il premio per la migliore interpretazione; nel 2006 ha conseguito il terzo posto e il premio per il miglior duo con Marina d’Ambroso al XXII Concorso Internazionale di Conegliano. Nel repertorio romantico ha collaborato con direttori quali A. Ballista, R. Buchbinder e T. Severini. Contemporaneamente ha approfondito lo studio della musica antica laureandosi con lode in canto rinascimentale e barocco presso il Conservatorio di Vicenza sotto la guida di Gloria Banditelli. Si è esibita nei principali festival sia in Italia che all’estero sotto la direzione di direttori fra i quali F.M. Bressan, A. Bernardini, F. Bonizzoni, P. Maag, M. Radulescu e T. Koopmann. Ha inciso per Amadeus, Chandos, Gaudeamus, Onclassical, Naxos e Tactus. Tra le incisioni ricordiamo i recenti oratori inediti de “Il Transito di San Gioseppe” di G.P. Colonna e “San Sigismondo d’India re di Borgogna” di D. Gabrielli, in cui ha interpretato i ruoli di “San Gioseppe” e di “San Sigismondo”.

 

Piero Cartosio

Si è formato sotto la guida dei migliori docenti europei di flauto dolce: Edgar Hunt, Ferdinand Conrad, Kees Boeke e, per il flauto traverso, Angelo Faja. Con una borsa  di studio del Ministero degli Affari Esteri, ha approfondito i suoi studi presso lo Sweelinck Conservatorium di Amsterdam, studiando con Boeke e con Walter van Hauwe e ottenendo il diploma concertistico di flauto dolce. È stato vincitore del II premio assoluto ex-aequo (I premio non assegnato) al I Concorso Nazionale di Flauto Dolce “Città di Viareggio”.

Nella sua attività concertistica e nelle incisioni ha collaborato con Rinaldo Alessandrini, Alfredo Bernardini, Alan Curtis, Gabriel Garrido, Roberto Gini, Skip Sempé, Andreas Staier. Si è esibito per importanti festival e rassegne in diversi paesi europei (fra gli altri: Sagra Musicale Umbra, Teatro La Fenice di Venezia, Ateneo Navarro di Pamplona, Museo de la Ciudad de Madrid, Fondazione van Loon di Amsterdam, Piemonte Musica, Teatro Massimo di Palermo). Ha diretto le serenate barocche Apollo e Dafne e Aci, Galatea e Polifemo di Händel e Venere, Amore e Ragione di A. Scarlatti, rispettivamente per la rassegna “Palermo di Scena”, per il III Festival di Musica Antica di Polizzi Generosa e per la XX rassegna “Palermo Musica Antica”. Ha inoltre diretto diversi programmi di cantate di J.S. Bach e Telemann con la partecipazione, fra gli altri, di Rossana Bertini, Elena Biscuola, Gabriella Costa, Carlo Lepore, Veronica Lima e  Marianna Pizzolato.

È fondatore di  Les Eléments, formazione che guida dalla sua nascita.  

Si dedica anche alla musica contemporanea ed elettronica con il flauto dolce e ha realizzato prime esecuzioni assolute. 

Ha seguito stages di perfezionamento di flauto traversiere con Wilbert Hazelzet e Marc Hantaï e ha registrato un CD dedicato alle Suites per flauto traversiere e continuo di Antoine Dornel, pubblicato dall’etichetta Bongiovanni, che ha ricevuto lusinghiera accoglienza da parte della stampa specializzata (ad es. “CD Classica”: “...innumerevoli sfumature timbriche, dinamiche e di fraseggio...”). Ha inciso inoltre per K617, Naïve,  Butterfly Records-Teatro Massimo Palermo e ha registrato per Raiuno.

Con Les Eléments, da direttore e flautista, ha inciso Venere, Amore e Ragione, Serenata di Alessandro Scarlatti, pubblicata insieme al Concerto X dalle Dodici Sinfonie di Concerto Grosso  dall’etichetta La Bottega Discantica.

Direttore artistico di diverse rassegne di musica antica, nel 2009 è stato membro della giuria del I Concorso Nazionale di Flauto Dolce, indetto a Padova dalla sezione italiana della European Recorder Teachers Association.

È stato per vari anni docente (livello avanzato, master classes, musica da camera) ai Corsi Internazionali di Urbino organizzati dalla Fondazione Italiana per la Musica Antica. Ha insegnato  nei conservatori di Bolzano, Pescara, Bari e Cosenza; attualmente è docente di ruolo di flauto dolce e di musica d'insieme vocale e strumentale al Conservatorio “V. Bellini” di Palermo. Ha tenuto seminari e stages in diversi conservatori italiani.

 

www.leselements.it

pcartosio@tiscali.it

 

Prima Parte

 

Aria: VENERE

Cerco Amore, Amor, che fa?

Il mio figlio Amor, dov'è?

Chi lo vide, e chi lo sa,

per pietà l'insegni a me.

 

 

Recitativo: VENERE

Venere sconsolata,

pallido il volto

e lacrimoso il ciglio,

tu vai cercando,

e non ritrovi il Figlio.

Partì tempo già fu,

dalla vaga mia stella,

e dal quel dì non v'é tornato più

in questa parte, e in quella

in van s'aggira a rinvenirlo il pié.

 

 

Aria: VENERE

Il mio figlio Amor dov'è?

Chi lo vide, e chi lo sa,

per pietà l'insegni a me.

 

 

 Aria: RAGIONE

O Pastorelle,

gentili e belle,

seguite pure

sì degno amor.

 

Vezzoso splende

e l'alme accende

con chiare fiamme

l'onesto ardor.

 

 

Recitativo: VENERE

Che veggio? Il figlio mio

colà de' sette colli

tra le Ninfe e i Pastori

senza la benda,

e cinto il crin d'Allori:

Donna per man lo guida,

che di ceruleo manto

ha ornato il seno,

nude le braccia, e d'oro

tien la Corona in fronte,

e in pugno il freno,

al portamento, al viso,

sì, quella è la Ragione,

io la ravviso.

 

 

 Aria: RAGIONE

O voi costanti

Pastori Amanti,

Amor sì degno

seguite ancor,

 

ché tutto fede

mercè non chiede

ma vuole Amore

sol per Amor.

 

 

Recitativo: AMORE, VENERE, RAGIONE

 

             AMORE

Madre, tu qui?

           

           VENERE

Di te men givo in traccia

di te, ch'ora ti stringo,

bello più dell'usato,

in queste braccia.

Chi la benda ti sciolse?

e chi la fronte,

quale ad antico

vincitor Romano,

di Lauri t'adornò?

 

          RAGIONE

Fu la mia mano.

 

           AMORE

Sì, la Ragione mi tolse

velo d'orror caliginoso e denso

e sono i Lauri miei

degni trofei

ché trionfai del senso.

 

 

Aria: AMORE

È vago il vedere

Amore bambino

seguito da schiere

d'illustre beltà

 

che fatto campione

di bella Ragione

con fasto Latino

superbo sen va.

 

 

 

Recitativo: VENERE, AMORE

         

                VENERE

Dove sono i tuoi dardi!

Dove le tue facelle?

 

                AMORE

Di queste pastorelle,

osserva i guardi.

 

                 VENERE

E l'arco tuo?

 

                  AMORE

                       Lo fransi,

ché più bell'arco, onde saette io scocchi,

son di Ninfe sì vaghe, il ciglio, e gl'occhi.

 

                  VENERE

O come alletta, o come

splende la lor beltà

deh! per pietà, me ne sia chiaro il nome.

 

 

Aria: RAGIONE

Quella Ninfa d'accese pupille

quella è Fille

che begl'occhi, che vivo splendor!

Pur se guard'i suoi degni costumi

de' suoi lumi più bello è il suo Cor.    

 

 

Recitativo: VENERE

Raggi più Luminosi,

in su l'eterea mole,

io non vidi già mai,

in faccia il sole.

 

 

Aria: AMORE

Quella che dardi scocca

con Labro di Cinabro è Delia bella

che la sua dolce bocca                

uccide s'ella ride, o se favella.

 

 

Recitativo: VENERE

In paragon delle sue labra ardenti

in cui le Grazie han collocato il Trono,

anche le Rose mie pallide sono.

 

 

 Terzetto: VENERE, AMORE, RAGIONE

              

                  VENERE

Due Leggiadre Pastorelle

veggo là cinte di fiori

 

                 AMORE

l'una è Nice

 

                  RAGIONE

                     e l'altra, è Clori

 

                  AMORE

belle al volto,

 

                  RAGIONE

                       e belle all'alma.

 

                   VENERE

Negro il crine e bianco il seno

chi è colei che all'ombra posa?

        

                   AMORE

È Dorinda

 

                   VENERE

                   e pur vezzosa

 

                     RAGIONE

e vezzoso è il suo Fileno.

 

                      VENERE

Chi è colei di cui men chiara

par che l'alba in Ciel scintilli?

 

                       AMORE

È Amarilli

 

                       VENERE

                     o quant'è Cara.

Quella poi, che i Lumi suoi,

dolce move e dolce impiaga

 

                        RAGIONE

quella è Irene.

 

                         VENERE

                           O quant'è vaga.

Cedo a voi latine Stelle

di beltà l'eccelsa palma.

 

 

Seconda Parte

 

Recitativo: RAGIONE

Guarda come riluce,

tutto gentile Amore

di sì nobili schiere,

e scorta, e Duce,

vedi, con qual ardore,

ei dolcemente accende,

mira, che chi lo siegue

arde e risplende.

 

 

Aria: RAGIONE

Un vero Amore

tutto Costanza

non ha speranza

non ha timor.

 

Già mai non spera

già mai non teme,

ma sempre geme

per solo Amor.

 

 

Recitativo: VENERE, RAGIONE

 

                      VENERE

Vola, o figlio diletto,

a portar sì bel foco in altri regni,

fa' che avvampi ogni petto,

di caste fiamme, e cessino gli sdegni.

        

                      RAGIONE

Andran parte di quelle

inclite Pastorelle

sott'altro Cielo,

ed insegnar sapranno

coi lor degni costumi

Amor che piace,

alla Ragione, ai Numi.

 

 

Aria: AMORE

D'Amor l'accesa face

se alla ragion non piace  

face d'amor non è.

 

È ardor di voglia impura,

che l'innocenza oscura,

che sol desia mercè.

 

 

Recitativo: VENERE

Oh, se per l'orbe intero

regnasse Amor gentile,

Amor, che prende a vile

ogni basso pensiero,

tutte di fiamme ardenti,

sarian vittime chiare alme innocenti.

 

 

Aria: VENERE

Si può dir che sia felice

chi dar loco

a un vil foco

in sen non vuole.

 

Immortale è la Fenice,

che s'avvampa

ai rai del sole.

 

 

 Recitativo: AMORE

Quale il sol co' suoi raggi  

fa scintillar le stelle

sì rilucenti e belle,

tal'io, con luminosi illustri ardori,

questi infiammando vo', Ninfe e Pastori.

 

 

Duetto: AMORE, RAGIONE

 

            AMORE

Ragione è il mio bel nume.

 

            RAGIONE

Il mio diletto è Amor.

 

             AMORE

Tu sei mia guida, e Lume.

 

RAGIONE

Tu gioia del mio Cor.

 

 

Recitativo: AMORE, VENERE, RAGIONE

 

                AMORE

Madre, vedesti mai

più vezzosi sembianti,

Alme più Oneste,

e più gentili Amanti?

 

                  VENERE

No, figlio mio; qui veggio

sotto caduco velo,

un non so che,

che s'assomiglia al Cielo.

 

                  RAGIONE

Lieti Ninfe, e Pastori

a Venere, che tanto,

celebra i vostri onori,

or con Pompa gioliva,

fate movendo il piè danza festiva.

 

 

Aria: AMORE

Felici voi Pastori e Pastorelle

ch'avete sì bell'Alma, e si bel Core,

splendon su i nostri Colli amiche stelle,

perché nudrite in sen pudico ardore.

 

 

Recitativo: RAGIONE, AMORE, VENERE

        

                RAGIONE

Segua, chi non è cieco

l'orme de' vostri passi,

e chi vuol puoi     

saper che sia beltà

si specchi in voi.

 

                   AMORE

Degno d'amor saria,

se amasse come voi,

chi amar desia.

 

                   VENERE

Ché chiari lumi apporta

onesto amor

di cui ragione è scorta.

 

 

Terzetto: VENERE,  AMORE, RAGIONE

 

Impari ad amar bene

chi bene amar non sa.

Ché sol così conviene

amar una beltà.

 

 

Registrazione effettuata nell'Abbazia di San Martino delle Scale, Monreale (PA), nei giorni 27-29 marzo 2008

 

Direttore artistico della registrazione: Giuseppe Maletto

Montaggio: Cristiano Nasta

 

Ringraziamenti

 -M° Roberto Pagano per la consulenza musicologica;

 -Diōzesanbibliothek, Mūnster, per la fornitura del manoscritto originale;

 -Prof. Rosario Battaglia, Direttore del Dipartimento di Scienze Giuridiche, Storiche e Politiche dell'Università di  Messina, per lo sviluppo delle microfiches; 

-Avv. Salvatore Timpanaro, Nicosia (EN), per la riproduzione in copertina dell'affresco “Il giudizio di Paride” di Natale Attanasio;

- Padre Salvatore Leonarda, Superiore dell'abbazia di San Martino delle Scale, per l'ospitalità.

 

Recorded in the Abbey of San Martino delle Scale, Monreale (Palermo), 27-29 March 2008.

 

Artistic Director of the Recording: Giuseppe Maletto

Editing: Cristiano Nasta

 

Many Thanks to

-Roberto Pagano for his musicology consultation.

-Diözesanbibliothek, Munster, for providing the original manuscript.

-Professor Rosario Battaglia, Director of the Department of Law, History and Politics,   Messina University, for the development of the microfiches.

-Salvatore Timpanaro, Nicosia (Enna), for the cover reproduction of the fresco “ The judge of Paride” by Natale Attanasio.

-Father Salvatore Leonarda, the Superior of the Abbey of San Martino delle Scale, for his hospitality.

 

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