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BDI 190 |
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Felix Mendelssohn Bartholdy |
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Composizione per violoncello e pianoforte |
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Luca Simoncini, violoncello - Andrea Carcano, pianoforte |
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66' 54'' |
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(1 CD) |
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track |
compositore e titolo |
durata |
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1 |
Felix Mendelssohn - Sonata n. 1 op.
45 b flat major: Allegro vivace |
12' 57'' |
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2 |
Felix Mendelssohn - Sonata n. 1 op.
45 b flat major: Andante |
7' 21'' |
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3 |
Felix Mendelssohn - Sonata n. 1 op. 45 b flat major: Allegro
assai |
6' 55'' |
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4 |
Felix Mendelssohn - Sonata n. 2 op.
58 b flat major: Allegro assai vivace |
8' 13'' |
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5 |
Felix Mendelssohn - Sonata n. 2 op. 58 b flat major: Allegretto
scherzando |
5' 26'' |
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6 |
Felix Mendelssohn - Sonata n. 2 op. 58 b flat major: Adagio
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4' 45'' |
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7 |
Felix Mendelssohn - Sonata n. 2 op. 58 b flat major: Molto
allegro e vivace |
7' 13'' |
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8 |
Felix Mendelssohn - Variations concertantes op. 17e |
9' 21'' |
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9 |
Felix Mendelssohn - Lied ohne Worte op. 109 |
4' 20'' |
Le biografie Felix
Mendelssohn-Bartholdy si soffermano a
lungo sul legame spirituale ed affettivo che lo univa alla sorella Fanny, più
vecchia di lui di quattro anni, anche lei pianista e compositrice. Meno
indagato è il rapporto con il fratello Paul, più giovane di quattro anni, che,
da brillante banchiere, portò avanti l’attività finanziaria cui la famiglia
Mendelssohn doveva la sua fortuna e curò l’edizione delle opere e dell’epistolario
di Felix. Tutti i fratelli ebbero un’educazione musicale di prim’ordine e Paul
studiò violoncello, conquistando un’abilità non meramente amatoriale. Per lui,
Felix compose le Varations Concertantes,
op. 17, la Sonata in si bemolle
maggiore, op. 45 e la Sonata in re
maggiore, op. 58. Com’è noto, Mendelssohn fu uno straordinario bambino prodigio
che, grazie al suo maestro Zelter, poté frequentare Goethe, deliziandolo con le
sue improvvisazioni. Dell’enorme messe di lavori di questi anni giovanili, non
tutto fu pubblicato subito e molto è stato stampato nel XX secolo. Tuttavia il
precoce compositore ebbe presto un editore (Näegli). A lui indirizzò,
sedicenne, una lettera, in cui manifestava scarso interesse per il suo
strumento e aggiungeva di essere maggiormente interessato alle “Sonate per
violino, viola o ai quartetti.” Se in seguito il suo contributo alla
letteratura pianistica fu imprescindibile, a partire dagli otto fascicoli di Lieder ohne Worte (Romanze senza
parole), nella sua multiforme attività di organista, direttore d’orchestra,
promotore culturale, l’attenzione per gli strumenti ad arco occupò un posto di
rilievo. D’altro canto aveva studiato violino e viola con Eduard Rietz, con cui
strinse un intimo rapporto di amicizia, e come violista fu perfino in grado di
esibirsi in concerti pubblici.
I brani per
violoncello destinati al fratello, erano pensati soprattutto per un’esecuzione
privata, come annota Schumann, “per il
più raffinato circolo famigliare, per esser suonati magari dopo una lettura di
poesie di Goethe o di Byron”. Essi
furono comunque dati alle stampe.
Le Varations Concertantes, op.
17, furono scritte all’inizio del 1829, quando Felix stava per compire
vent’anni e Paul ne aveva sedici. La prima esecuzione arrivò nell’estate di
quell’anno, la pubblicazione, presso Michetti, nel 1830. La Sonata op. 45 è invece del 1838 e fu
pubblicata (con una versione anche per violino) nel febbraio dell’anno dopo, da
Kistner, a Lipsia, città nella quale Mendelssohn svolse un ruolo fondamentale
per la riscoperta di Bach, e nella quale fondò e diresse il Conservatorio. Lo
stesso editore pubblicò, nel 1843, anche la seconda Sonata.
Le Varations Concertantes, op. 17 recano
espressamente la dedica a Paul. Sono otto variazioni che seguono un tema di otto
battute in re maggiore, in 2/4, Andante con Moto, di carattere cantabile. È
proposto dal pianoforte e ripreso dal violoncello e l’esposizione prosegue con
una ripetizione imitata dell’incipit. Nelle prima variazione il violoncello,
inizia riprendendo il tema letteralmente, mentre il pianoforte oppone un agile
disegno di semicrome, stabilendo subito un ruolo di grande evidenza che
manterrà fino alla fine. Si può immaginare il fratello maggiore, Felix,
pianista, che si propone di arricchire con il suo accompagnamento l’esecuzione
del fratello meno esperto. Anche la seconda variazione è soprattutto sulle
spalle del pianoforte, che infittisce la sua presenza con tratti in
terzine. Il violoncello guadagna spazio
nella terza variazione, in tempo Più
vivace, fiorendo il tema con biscrome, gruppetti e trilli. L’Allegro con fuoco
della quarta variazione vive sul contrasto tra la concitazione della parte
pianistica e i lacerti del tema in pizzicato e coll’arco che il violoncello
interseca. Violenti contrasti dinamici, da fortissimo a pianissimo, sono la
caratteristica della quinta variazione, tutta in pizzicato, e la seguente, un
pacato e dolce canto del pianoforte unito ad uno scorrevole accompagnamento del
violoncello, serve proprio per placare
la tensione accumulatasi. È un breve attimo perché si prosegue in modo
minore con un Presto ed agitato. Con i
suoi passaggi di accordi e ottave alternati, il pianista sembra aizzare il
partner, che risponde con incisi rapidi ed accentati. Verso la fine,
un’improvvisa attenuazione dinamica, quattro battute di ritardando e
una cadenzina del violoncello, portano all’ultima variazione dalla forma
singolare. Mentre il violoncello tiene un lungo la, il pianoforte riprende
esattamente il tema, prima di passare a quella che viene definita “Coda” (Più
animato), estrema rivisitazione di alcuni elementi dell’idea di partenza. Alla
fine la composizione termina con una dissolvenza verso il pianissimo, ascetica
rinuncia ad una conclusione brillante e virtuosistica.
Tra le Sonate per violoncello
e pianoforte di Beethoven e quelle di Brahms, le due Sonate di Mendelssohn sono
sicuramente il maggior contributo alla letteratura per questa formazione. La Sonata
in si bemolle maggiore, op. 45 ebbe una gestazione travagliata. Fu iniziata
nel maggio del 1838, ma fu lasciata momentaneamente incompiuta per passare a
scrivere una Sonata per violino in fa maggiore, di cui tuttavia l’autore ammise
per primo la riuscita infelice. L’op. 45 fu quindi ripresa e completata il 13
ottobre e inviata a Ferdinand Hiller con parole molto autocritiche: “Te la
mando perché sta per uscire e solamente perché ha una bella copertina e anche
perché è una novità. Per il resto non vale gran cosa”. Bisogna ritornare a
ricordare l’uso domestico per cui era pensata. Pur non essendo certo cosa per
principianti, al violoncellista non è richiesto un magistero tecnico
trascendentale e la scrittura comodamente privilegia le corde gravi e le
escursioni verso l’acuto prevedono di utilizzare la chiave di tenore, mai
quella di sol. Ad onta di una certa prevedibilità delle progressioni armoniche
e di una certa genericità dei temi usati, è un’opera ben rifinita in cui lo
stile dell’autore, fatto di naturale eleganza, sicuro dominio delle proporzioni
formali, è perfettamente esemplificato. Per le stesse ragioni già dette, il
ruolo del pianoforte va ben oltre il mero accompagnamento e assurge
assolutamente a quello di coprotagonista.
Il primo tempo –
Allegro vivace, in 4/4 – vede i due strumenti iniziare all’unisono un disegno
ascendente con cui esordisce il primo tema, portato poi a conclusione dal
pianoforte. Il secondo tema, in fa maggiore, di carattere più lirico, ma sempre
appassionato, è invece esposto dal
violoncello accompagnato da accordi ribattuti.
Tutto il movimento è caratterizzato da un’ansiosa concitazione, da un
procedere incalzante senza attimi di riposo verso la chiusa “con fuoco” e
crescendo, dall’andamento travolgente.
L’ Andante, in 3/8,
sol minore che segue, sembra voler frapporre una parentesi di elegiaca
riflessione. É in forma ABA, ma dopo la digressione centrale, il primo episodio
viene ripreso ampliato ed arricchito. In apertura il pianoforte propone un’
idea venata di malinconia, ripresa
identica dal violoncello. I due intervalli di quarta discendente, con
cui inizia, la rendono immediatamente riconoscibile ad ogni suo ritorno. La
sezione di mezzo passa al modo maggiore. Si affida al canto dello strumento ad
arco e questa volta il pianista si limita ad accompagnare con discrezione.
Terminato questo
breve interludio, si ritrova slancio nel terzo movimento, Allegro assai, in
4/4. I diversi episodi che in esso si
intrecciano sono caratterizzati
da un’inquieta motilità, da una instabilità nervosa creata dal lavorio
incessante della parte pianistica, che
pure non impedisce al violoncello di emergere da protagonista. Come nel
primo tempo si ha la sensazione di un tumultuoso precipitare verso un finale
focoso e coinvolgente.
La Sonata in re maggiore, op. 58 fu iniziata nel novembre 1842 e fu portata a
termine durante l’estate del 1843. Da tre anni Mendelssohn era stato chiamato a
Berlino dal re di Prussia, Federico Guglielmo IV e qui, per il teatro di
Postdam, scrisse le musiche di scena di Antigone
(1841) e Sogno di una notte di mezza
estate (1843). Fu un periodo di grande maturità creativa. L’apprezziamo
pienamente in questa seconda Sonata, che si discosta con originalità dagli
schemi consueti. Tra l’altro, è l’unica sonata che l’autore divide in quattro
movimenti. Inusuale è anche la scelta del ritmo di 6/8 per il primo tempo –
Allegro assai vivace. Con una mendelssohniana apertura in medias res, il violoncello parte forte e di slancio col primo
tema, che si staglia sull’insistito disegno ritmico dell’accompagnamento e vien
poi ripreso in accordi dal pianoforte. Ancorché meno fiera, la seconda idea, in
la maggiore, non si sottrae a questo dinamismo pressante che si alimenta del
fitto dialogo dei sue strumenti. Una ristretta oasi di rilassamento si ha solo
alla fine del lungo sviluppo, per poi riprendere con ardore sempre più acceso.
L’Allegro scherzando
in si minore, in 2/4, prende le mosse da un motivo staccato e giocoso, ornato
di appoggiature, esposto dal pianoforte. Quasi in canone, è subito imitato dal
violoncello in pizzicato e poi coll’arco. Una seconda sezione, in re maggiore,
fa leva sulla cantabilità del violoncello, mentre il pianoforte resta sullo
sfondo con sobria eleganza, prima di suggerire la ripresa del tema d’esordio e
le due idee ricompaiono, alternandosi, fino alla chiusa in pianissimo.
Il terzo movimento –
Adagio, in sol maggiore, in 4/4, - reca l’indicazione nella parte del
pianoforte “Sempre arpeggiando, con il Pedale”. Accordi molto estesi assumono
l’andamento di un corale religioso e solenne. Qualcuno ha voluto vedere una
somiglianza con la seconda parte dell’aria “Es ist all vollbracht!” (Tutto è
compiuto!), dalla Passione secondo Giovanni di Bach e quindi anche un omaggio
al Kantor, da parte di colui che ne aveva favorito la riscoperta, dopo decenni
di oblio. Per parte sua, il violoncello propone una sorta di recitativo, da
eseguire “appassionato e animato”.
Quando, alla fine, questo inciso passa al pianoforte, il violoncello propone un
curioso effetto, pizzicando il sol corda vuota e contemporaneamente tenendo la
stessa nota sulla quarta corda, con l’arco. Dodici rintocchi che ricordano il
finale di Papillons di Schumann.
Senza soluzione di continuità, si attacca subito il Molto allegro e vivace, in
4/4, in cui il gioco di rimandi tra le due parti è fittissimo, un rincorrersi e
sovrapporsi che è un’entusiasmante sfida di bravura. Dopo una pagina
introduttiva, viene esposta dal pianoforte, scattante, la prima di una serie di
temi, destinati a ripetersi più volte prima di giungere ad una conclusione
fremente e perentoria.
L’op. 58 è dedicata
al conte Matteo Wielhorski, mecenate russo e violoncellista dilettante. La
prima esecuzione pubblica avvenne ad opera di Karl Wittmann, accompagnato al
pianoforte dalla sorella del compositore Fanny, durante un concerto alla
Gewandhaus di Lipsia, il 18 novembre 1843. Nello stesso concerto Felix suonò il
pianoforte nel Trio in re minore op. 70 n. 1 di Beethoven e tenne la parte
della viola nel suo Ottetto op. 20.
Il Lied ohne Worte (Romanza senza parole)
un breve Andante, in re maggiore, in 4/4, fu pubblicato postumo come opera 109.
É dedicato a Lisa Cristiani, forse l’unica violoncellista donna di levatura
internazionale della prima metà del XIX
secolo. Nata nel 1827, debuttò diciottenne e intraprese in seguito una
prestigiosa carriera internazionale, usando uno Stradivari che oggi porta il
suo nome. Morì di colera, ventiseienne, nel 1853. Inaugurò, con Mendelssohn
pianista, la stagione della Gewandhaus del 1845 e in apertura del concerto
presentò proprio il pezzo che il compositore le aveva dedicato. Mendelssohn scelse
un titolo che rimandava agli otto fascicoli di pezzi per pianoforte con i quali
ribadiva una sua precisa scelta estetica: “La gente sovente si lamenta che la
musica sia troppo ambigua, che quello che viene da pensare quando la si sente
non è chiaro, mentre tutti capiscono le parole. I pensieri che sono espressi
dalla musica che io amo non sono troppo indefiniti per essere espressi a
parole, ma al contrario troppo definiti”. Insomma una romantica visione
dell’ineffabilità della musica, il desiderio di affidare il canto non più solo
alla voce umana, ma anche agli strumenti, in una sorta di loro “umanizzazione”.
Ecco dunque il violoncello “cantare” una malinconica melodia, con il pianoforte
che ha una mera funzione di contorno e, come ogni Lied, appare una sezione
centrale, qui in modo minore, con una più accorata espressività. Il ritorno
della pagina iniziale chiude, in un clima meno ansioso, un brano di immediata
comunicatività.
Massimo Contiero
Luca Simoncini si è diplomato col massimo dei voti, la lode e
menzione speciale al Conservatorio "A.Boito" di Parma, sotto la guida
del M° Franco Rossi del quale ha seguito anche i Corsi di Musica da camera
presso il Conservatorio di Firenze.
Si è esibito in diversi Teatri, tra cui La Scala di Milano, in
concerti dedicati all'Arte della Fuga di Bach con i Maestri Borciani , Pegreffi
e Poggi ( cd Nuova Era 6744/45). Ha collaborato come solista, con i Solisti
Veneti , i Nuovi Virtuosi di Roma e i Solisti di Mosca in tournees che hanno spaziato
dall'Europa al Giappone. Ha collaborato con numerosi artisti: Pier Narciso
Masi, Benedetto Lupo, Boris Petrushansky, Andrea Lucchesini,Domenico Nordio,
Massimo Quarta, Marco Rizzi, Marco Rogliano, Pavel Vernikov, Corrado Giuffredi
e Anthony Pay, Danilo Rossi, Simonide Braconi, Enrico Dindo, nonché con il
Quartetto Borodin , con il maestro Giuseppe Sinopoli, con l’Orchestra Mozart
diretta dal Maestro Claudio Abbado E’ invitato come membro di Commissioni
giudicatrici di Concorsi Nazionali e Internazionali di Musica da Camera e
Violoncello. Suona su uno strumento del 1737 di Gregorio Antoniazzi appartenuto
a Gaspar Cassadò. Dalla fondazione è violoncellista del Nuovo Quartetto
Italiano, con il quale si è esibito in tutta Europa, Giappone, Stati Uniti, Unione
Sovietica, meritando ampi riconoscimenti.
Il Nuovo Quartetto Italiano collabora stabilmente con il tenore
José Carreras .
Per le incisioni discografiche ha ricevuto i più alti
riconoscimenti della critica speializzata: Stella d'oro, Diapason d'or, Choc du
Monde de la Musique, Prestige, Gran Prix du Disque con Claves, Emi, Adda, Nuova
Era.
Andrea Carcano, nato a Milano, allievo di Bruno Canino, si è
diplomato col massimo dei voti presso il Conservatorio di Piacenza nel 1985 e
si è subito affermato vincendo alcuni concorsi nazionali e internazionali e
seguendo contemporaneamente studi di musica da camera. E’ impegnato in
un’attività concertistica che lo ha visto ospite di importanti società e sedi
italiane. Con il gruppo Entr’acte è presente nel cartellone della stagione
concertistica del Teatro Arcimboldi nel 2003. In campo internazionale ha
suonato ripetutamente in Svizzera, Francia, Austria, Repubblica Ceca, Germania.
E’ abitualmente presente come solista di Concerti per pianoforte e orchestra
presso la prestigiosa società del Giardino di Milano.La sua performance del
Concerto K 459 di Mozart ha avuto diverse riprese, ultima in ordine di tempo
nella Sala dei Giganti dell’Università di Padova ed è stata successivamente
richiesta l’esecuzione del Concerto K595. E’ autore con Marco Maria Tosolini
del progetto Musica e Logos che si articola in varie serate in cui è impegnato
nell’esecuzione di musiche di Bach (Variazioni Goldberg), Ravel (Miroirs),
Beethoven, Liszt e Debussy.Le sue interpretazioni di Schoenberg e Busoni gli
sono valse l’invito a suonare brani di questi autori in un convegno coordinato
da Paolo Petazzi e Sergio Sablich. Molto attivo sul fronte della musica da
camera, collabora abitualmente con gruppi quali “I solisti della Scala”, il
“Trio d’ance italiano”,“Entr’acte - musicisti del Teatro alla Scala”.
Registrazione
digitale a 24 bit effettuata nei giorni 6-7-8 maggio 2008 presso
Baroque Hall - SMC Records - Ivrea
Direzione della registrazione, editing e mastering: Renato Campajola-Mario Bertodo
DISCANTICA 190