BDI 189

Asola, Viadana, Porta, Victoria, Ingegneri, Corteccia, Gallus

Adoramus te, Domine Jesu Christe

Gruppo vocale maschile Officium Consort - Danilo Zeni, direttore

57' 0''

DDD

(1 CD)
€ 17.50

 

track

compositore e titolo

    durata     

 

1

Giovanni Matteo Asola (1524-1609) - Adoramus te, Domine Jesu Christe  

1' 54''

 

2

- Hosanna filio David - Antiphona  

2' 5''

 

3

Costanzo Porta (1529-1601) - Vexilla regis prodeunt  

6' 47''

 

4

- Pueri Haebreorum - Antiphona  

0' 51''

 

5

Ludovico Grossi da Viadana (ca. 1560-1627) - Lamentatio Jeremiae Prophetae - Lectio I  

4' 28''

 

6

Tomas Luis de Victoria - Judas mercator  

2' 13''

 

7

Tomas Luis de Victoria (ca.1548-1611) - Una hora  

2' 53''

 

8

Marc Antonio Ingegneri (ca. 1547-1592) - Lamentatio Jeremiae Prophetae - Lectio I  

5' 31''

 

9

- Prosternimus preces - Responsorium  

3' 2''

 

10

Francesco Corteccia (1502-1571) - Omnes amici miei  

1' 7''

 

11

- Tenebrae factae sunt  

4' 8''

 

12

Francesco Corteccia (1502-1571) - Tenebrae factae sunt  

3' 37''

 

13

Tomas Luis de Victoria (ca.1548-1611) - O vos omnes  

2' 48''

 

14

- Sepulto Domino - Responsorium  

2' 53''

 

15

- Resurrexi - Introitus  

4' 2''

 

16

- Victimae paschali laudes - Sequentia  

1' 56''

 

17

- Haec Dies quam fecit Domino - Graduale  

4' 57''

 

18

Jacobus Gallus (1550-1591) - Surrexit Christus et illuxit  

1' 59''

 

Adoramus te, Domine Jesu Christe

 

Negli ultimi due anni (1562-63) del Concilium Tridentinum i padri conciliari affrontarono i problemi inerenti il rapporto tra musica e liturgia. È certo che l’idea di bandire la polifonia negli usi ecclesiastici fu posta in discussione. Poi si convenne di non deliberare dettagliatamente su aspetti tecnico-musicali, ma di emanare una normativa generale, interpretabile con maggior elasticità, anche in rapporto alle tradizioni locali:

Tutto deve essere regolato in modo tale che, sia che le messe si celebrino parlando sia cantando, ogni cosa, chiaramente e opportunamente pronunciata, scenda dolcemente nelle orecchie e nei cuori degli uditori. Quanto alle cose che si voglia trattare con musica polifonica o con l’organo, nulla vi deve essere di profano in esse [...]. In ogni modo, tutta questa maniera di salmodiare in musica non deve essere composta per un vacuo diletto delle orecchie, ma in modo tale che le parole siano percepite da tutti [...]. Si espellano dalla chiesa quelle musiche nelle quali, sia tramite l’organo sia tramite il canto, si mescoli alcunché di lascivo e d’impuro.

In sostanza si dispone l’eliminazione dei tenor e dei modelli parodici profani e si raccomanda una totale intelligibilità del testo cantato, indirizzando verso una maggior severità del costume musicale. La seconda metà del ‘500 fu indubbiamente un’epoca difficile per i compositori di musica sacra: si chiese loro di rinunciare agli aspetti più imponenti, spettacolari e complessi del contrappunto in nome della “semplicità” e di una “comunicazione” immediata ai fedeli: elementi che la Riforma e il corale di Lutero avevano reso irrinunciabili.

Il perseguimento della «musica intelligibile» fu in realtà una delle opzioni che vennero esercitate, ma l’effetto pratico delle normative controriformistiche fu difforme di luogo in luogo, relativamente limitato nel tempo e talvolta soggetto a interpretazioni riduttive e compromissorie. Un espediente diffuso fu il frequente ricorso all’alternanza nell’uso liturgico di sezioni polifoniche con altre in “canto piano”: una prassi già precedentemente avviata, che però in questo contesto diviene formale attestazione di ossequio alla normativa tridentina, consentendo nello stesso tempo l’uso liturgicamente coerente di brani polifonici fioriti collegati al canto piano.

La serie musicale proposta in questa produzione prende in considerazione il percorso liturgico della settimana santa, realizzato con citazioni del testo dell’ordinario, accostando appunto il canto fermo alla polifonia. L’iter liturgico trova già una compiutezza strutturale e drammaturgica nel monodico gregoriano, una finitezza rispettata negli interventi rinascimentali, protesi ad amplificarla nei codici comunicativi correnti e aggiornati tra il finire del ‘500 e i primi anni del secolo successivo.

La funzione liturgica risulta dilatata dall’introduzione dei brani polifonici, nei quali l’estetica melodica delle singole voci tende, secondo i dettami conciliari, verso l’archetipo considerato sacralmente superiore del “gregoriano”; ma l’espressione rinascimentale del contrapunctus lo dimensiona ora verticalmente come orizzontalmente.

Si assiste all’aggressione, all’invasione della dimensione verticale rispetto a quella orizzontale. La struttura melodica ancora di ascendenza medioevale risulta diluita, quasi annegata entro una sensibilità espressiva accordale, non ancora in senso armonico funzionale, ma con finalità timbrico-coloristiche: gli “accordi” sono sovrapposizioni intendibili come chiaroscuri emozionali.

Emblematico il rapporto tra il responsorio Tenebrae factae sunt (track 11) e la meditatio sul medesimo testo di Francesco Corteccia (track 12): nel “gregoriano” l’apex espressivo, la tensione collegati alla parola-chiave consistono nell’arricchimento melismatico, nell’incremento di frequenza. La sottolineatura del senso verbale diviene densità orizzontale e movimento ascendente, verso l’acuto, risolvendo compiutamente nel melos ogni comunicazione. Nel brano di Corteccia, pur nel grande rispetto della struttura melodica tradizionale caldamente “consigliata” dal Concilio, i medesimi soggetti sono conquistati dalla prospettiva verticale che modifica radicalmente l’assetto espressivo. In sintesi: l’intensificazione in profondità viene affiancata alla atemporalità del canto piano, ed entrambe risultano funzionali alla tensione musicale costruita per esprimere e trasmettere la tragicità delle tenebrae, l’oscurità che avvolse la terra alla morte di Cristo.

Siamo qui di fronte a notevoli esempi di musica poetica, in cui i versi determinano la sostanza della musica, realizzando in definitiva un unicum inscindibile. La musica si aggiunge e integra la poesia del testo sacro senza modificarne l’espressione e quindi non può essere in alcun modo disaggregata dal contenuto verbale da cui trae origine e ragione, e che perfeziona nella sua comunicazione. E questo unicum si rivolge e “funziona” anche nei confronti di chi non conosce affatto il latino, ma intende benissimo quali siano gli “affetti” e il significato profondo del testo proprio dal contesto liturgico e dalla performance musicale.

Questo è il portato maggiore della controriforma e del “prebarocco”: proprio con queste esperienze compositive la retorica affina la tecnica compositiva - non solo della musica corale - che sarà dominata dalla Affektenlehre, cioè dalla necessità che il testo-musica comunichi affetti precisi e inequivoci. Ne è esempio perfetto la resa iconico-emozionale della pericope et inclinato capite emisit spiritum, sempre nelle Tenebrae di Corteccia; o l’incipit interno di frase Plorans ploravit in nocte nella Lamentatio del Viadana.

L’ars oratoria modella tutta l’espressione musicale cinquecentesca, intesa come capacità di muovere gli affetti attraverso l’eloquenza. Viene proposto un legame di affinità tra poesia e musica, e la scrittura polifonica aderente ai principi controriformistici si rivela pervicacemente protesa a esaltare la carica espressiva ed emozionale del verbum, a sottolinearne la pregnanza semantica per mezzo di una profondissima, radicale coesione del suono verbale e di quello musicale.

Come affermava il teorico rinascimentale Andreas Ornithoparcus, «Accento ha grande affinità con Concento perché essi sono fratelli: e Suono, a sua volta, è padre di entrambi perché uno attiene alla Grammatica e l’altro alla Musica». In queste parole è contenuta la relazione tra poesia e musica nel programma artistico di fine ‘500: una apoteosi dell’aspetto declamatorio della musica, attivato all’interno delle nuove dimensioni coloristiche e percettive, in fase di veloce sviluppo sull’onda della crescente sensibilità verticale, pre-armonica, della scrittura polivocale.

 

Veniamo a un cenno sui singoli autori, appartenenti al medesimo alveo temporale, ma anche a realtà territoriali e a tradizioni molteplici e differenziate.

Giovanni Matteo Asola (Verona, 1524 - Venezia, 1609) fu allievo di Vincenzo Ruffo, uno dei massimi applicatori del dettato conciliare in tema musicale, e condiscepolo di Ingegneri. Maestro di cappella a Treviso, Vicenza, Verona, cappellano di S. Severo a Venezia dove fu collega dello Zarlino, appartiene all’indirizzo stilistico della scuola veneta per la vasta presenza nella sua produzione di messe, mottetti, salmi a 2 e 3 cori che s’inseriscono nel filone celebrativo e fastoso della liturgia veneziana coeva. È autore anche di molte opere a 4 voci, elaborate con una scrittura più essenziale e più aderente alla severa tecnica contrappuntistica. Il mottetto devozionale Officium maioris hebdomadae, edito nel 1595, si esprime nei termini di una compunta e lineare polifonia programmaticamente priva di complicazioni contrappuntistiche.

Costanzo Porta (Cremona, 1529 - Padova, 1601) fu allievo del Willaert a Venezia, quindi maestro di cappella di S. Antonio a Padova e al Duomo di Ravenna. Nell’arco della sua produzione è rintracciabile l’evoluzione da uno stile severo di tradizione fiamminga allo sfarzo policorale dello stile veneziano di fine secolo. Godette di larga fama presso i contemporanei, tanto che l’opera Hymnodia sacra totius per anni circulum (1602, post.), da cui è tratto l’inno Vexilla Regis prodeunt appartenente ai Vesperi della domenica delle Palme, reca nel frontespizio la dicitura: musicorum omnium voto facile princeps. Negli inni il canto gregoriano è utilizzato come materiale tematico, e si alternano strofe elaborate e “figurate” al canto piano.

Lodovico da Viadana (Viadana, ~1560 - Gualtieri, 1627) è un autore del quale ci sono giunte solo scarne e incerte notizie biografiche; forse fu allievo proprio di Costanzo Porta. È assodato che coprì l’incarico di maestro di cappella al Duomo di Mantova, a Reggio Emilia, a Fano e a Concordia Sagittaria. Le sue Lamentationes Hieremiae Prophetae, dagli accenti particolarmente accorati e dalla scrittura contrappuntistica severa e moderata, risalgono al 1609, all’epoca della sua permanenza concordiese. Senza dubbio si tratta di uno dei compositori più sensibili ai nuovi dettami estetici post-conciliari, in grado di congegnare disegni polivoci nel contempo di estrema efficacia espressiva e di assoluta semplicità.

Tomás Luis de Victoria (Ávila, ~1548 - Madrid, 1611) ebbe modo di effettuare un lungo soggiorno giovanile a Roma, presso il gesuitico Collegium Germanicum (istituzione finalizzata a combattere il protestantesimo fondata da Ignazio di Loyola), una permanenza con ampie conseguenze nella sua formazione stilistica. Il rientro in Spagna, dove lavorò presso la corte controriformista di Filippo II, lo vide arroccarsi su posizioni intransigenti e, per certi versi, conservatrici. L’Officium hebdomadae sanctae (1585) costituisce un’opera “iberica” nel senso che deriva da una revisione personale, condotta dopo il rientro in patria, dei dettami acquisiti a Roma. Quest’opera ha occupato, nel mondo musicale cattolico, un posto analogo a quello che nella chiesa protestante occupano le Passioni di J. S. Bach, anche se si differenzia da esse per la sua natura strettamente connessa all’azione liturgica, incapace di una vita musicale autonoma di carattere concertistico. Tutta la produzione del Victoria possiede la medesima assoluta osservanza, la stessa ispirazione sacrale totalizzante; vi si riconoscono tratti di alta visionarietà religiosa e una contemplatività intrisa di misticismo, imbevuta di quella gravità, di quell’attrazione verso l’oscuro che è il derivato della esaltazione enfatica, condotta dalla controriforma, del tema della morte.

Marc’Antonio Ingegneri (Verona, ~1547 – Cremona, 1592), allievo di Vincenzo Ruffo e probabilmente di Cipriano de Rore, fu maestro di cappella della cattedrale di Cremona. Nel 1582 ebbe come allievo il quindicenne Monteverdi che, nei primi libri di madrigali, si dichiarò esplicitamente «suo discepolo». La sua produzione sacra rivela ampie relazioni con la tradizione veneziana, anche se vi si riscontra una sensibile moderazione nell’adozione di formalismi di derivazione fiamminga a favore di una chiara e lineare espressività melodica. le Lamentationes Hieremiae (1588) appartengono alla sua produzione più matura.

Francesco Corteccia (Firenze, 1502 - ivi, 1571), fu maestro di cappella alla corte medicea e in S. Maria del Fiore. Nei suoi due libri di Responsoria Omnia (1570) accostò il vernacolo fiorentino alle “meditazioni” in latino a commento del testo scritturistico, operazione originale e divulgativa. L’alta drammaticità raggiunta nei brani qui proposti deriva anche dalla costruzione di una vera e propria tensione pre-armonica nel seguito delle situazioni verticali adottate, una scelta che sembra rivelarsi caratteristica delle sue ultime opere sacre. È in corso una riscoperta e progressiva rivalorizzazione dell’intera produzione di Corteccia (intermezzi teatrali, polifonia profana e composizioni liturgiche), a lungo ingiustamente trascurata e misconosciuta.

Jacobus Gallus (Carniola, 1550 – Praga, 1591), nome latinizzato di Jacob Petelin, compositore sloveno variamente noto nei paesi in cui operò come Händl, Handelius, Kohoutek o con il soprannome Carniolus, coprì il ruolo di maestro di cappella a Olomouc e Praga, ma fu attivo in vari conventi austriaci, slesiani, moravi e boemi. Nella sua produzione si percepisce l’influenza dei modelli veneziani e della lezione di Cipriano De Rore e Orlando Di Lasso. L’attività condotta in aree relativamente periferiche rispetto al centro della cattolicità permise alla sua musica di esprimersi in forme abbastanza refrattarie nei confronti delle norme controriformistiche. Sono invece percepibili le prime avvisaglie di una concezione funzionale dell’accordo: nella sua musica convivono, in un mélange originale, gli antichi modi ecclesiastici e la tendenza verso un nuovo senso tonale che preannuncia l’evoluzione imminente. Il mottetto pasquale Surrexit Christus et illuxit presenta insistenti effetti-eco tra le voci e un finale di tradizionale impronta melismatica alleluiatica.

 

Umberto Berti

 

 

Officium Consort

L’Officium Consort di Pordenone è il risultato di un progetto formativo iniziato qualche anno fa, dedicato all’interpretazione del canto corale ad indirizzo polifonico, particolarmente rivolto alla vocalità virile, tenuto dal compianto maestro Piergiorgio Righele. Superata la fase sperimentale, il gruppo ha intrapreso un percorso di ricerca di progetti musicalmente e stilisticamente organici e coerenti, volgendo la propria attenzione in particolare al repertorio gregoriano, alla prepolifonia ed ai mottetti rinascimentali. Nel 1999 si è aggiudicato il secondo posto nella categoria di canto gregoriano al 38° Concorso Internazionale di Canto Corale C. A. Seghizzi. Nel 2004 ha vinto il secondo premio nella categoria Canto Monodico Cristiano al Concorso Polifonico Internazionale Guido d’Arezzo (miglior coro italiano). Nel 2005 e nel 2007 l’Officium Consort si classifica nella fascia di eccellenza della manifestazione “Corovivo”- Confronti Corali Itineranti del Friuli Venezia Giulia. Nel 2008 ha vinto il terzo premio ex-aequo al 43° Concorso Nazionale Corale Trofei "Città di Vittorio Veneto".

Nel 2007 e’ stato pubblicato da “La Bottega Discantica” il doppio cd “Concordia discors – Echi gregoriani nella Musica d’Organo”, registrato assieme al maestro Francesco Finotti.
Sue esecuzioni sono state registrate dalla RAI e da ORF.

 

I cantori:

Tenori primi: Nicolò Pasello, Danilo Zeni, Claudio Zinutti (solista nelle tracce 3-5-6-7-8-12-13) Tenori secondi: Michele Da Ros, Marco Della Putta (solista nelle tracce 2-3-5-6-7-8-11-12-13-14-15-17), Sandro Giusti, Stefano Giusti Baritoni: Alessandro Drigo, Pio Francesco Pradolin, Carlo Roni, Pietro Santoro Bassi: Sandro Bergamo (solista nelle tacce 3-5-7-8), Marco Casonato (solista nelle tracce 5-6-8-12-13), Francesco Del Bianco, Massimo Piani

 

Danilo Zeni

Dopo aver conseguito il diploma in Pianoforte presso il Conservatorio G. Tartini di Trieste, Danilo Zeni ha approfondito la propria preparazione nel campo della direzione corale con i maestri Piergiorgio Righele e Giorgio Mazzucato. Dall’estate 2003 è direttore dell’Officium Consort di Pordenone, con il quale si e’ aggiudicato il secondo premio al 52° Concorso Polifonico Internazionale “Guido d’Arezzo” nella categoria riservata al Canto Monodico Cristiano, la fascia di “eccellenza” alla X e XI edizione di COROVIVO – Confronti Corali Itineranti del Friuli Venezia Giulia ed il terzo premio ex-aequo al 43° Concorso Nazionale Corale “Trofei Citta’ di Vittorio Veneto”. Attualmente è componente della Commissione Artistica dell’U.S.C.I FVG, Unione delle Società Corali del Friuli Venezia Giulia e membro della Commissione per la Musica Sacra della Diocesi di Vittorio Veneto. Esercita l’attività di docente di pianoforte presso alcuni Istituti Musicali e collabora frequentemente, come cantore, con importanti cori nazionali.  È direttore fin dalla fondazione del Coro “San Tomaso” di Caneva.

 

 

 

 

Adoramus te, Domine Jesu Christe

 

1.  Adoramus te, Domine Jesu Christe   Giovanni Matteo Asola (1524-1609)

Adoramus te, Domine Jesu Christe,

et benedicimus tibi,

quia per sanctam crucem tuam et passionem tuam redemisti mundum.

Domine, miserere nobis.

 

Ti adoriamo e ti benediciamo, Signore Gesù Cristo,

perchè per mezzo della tua santa croce e della passione tua hai redento il mondo.

Signore, abbi misericordia di noi.

 

 

 

Dominica in Palmis

2.                                                                                                                                                              Hosanna Filio David           Antifona gregoriana

 

Hosanna Filio David, benedictus qui venit

in nomine Domini,                                                     rex Israel, hosanna in excelsis.

 

 

 V. Confitemini Domino quoniam bonus, quoniam in sæculum misericordia eius.

 

Hosanna Filio David, benedictus qui venit in nomine Domini,

rex Israel, hosanna in excelsis.

 

Hosanna al figlio di Davide. Bendetto colui che viene nel nome del Signore.

Hosanna nell’alto dei cieli.

 

V. Celebriamo il signore perché é buono eterna è la sua misericordia.

 

 

Hosanna al figlio di Davide. Bendetto colui che viene nel nome del Signore.

Hosanna nell’alto dei cieli.

 

 

 

 

 

 

3.  Vexilla Regis prodeunt                                                        Costanzo Porta (1529-1601)

Vexilla regis prodeunt,

fulget Crucis mysterium,

qua vita mortem pertulit,

et morte vita protulit.

Avanza il vessillo del Re,

risplende il mistero della Croce,

sulla Croce la vita si immola,

e con la morte ci rende la vita.

Quo vulneratus insuper

mucrone diro lanceæ

ut nos lavaret crimine,

manavit unda sanguine.

Dal fianco trafitto,

con la lancia crudele,

escono acqua e sangue

a lavare i nostri peccati.

Impleta sunt quæ concinit

David fideli carmine,

dicendo nationibus:

“Regnavit a ligno Deus”.

E’ del tutto compiuto

ciò che disse Davide

parlando a tutti i popoli:

Dio regnò dalla Croce.

Arbor decora et fulgida,

ornata regis purpura,

electo digno stipite

tam sancta membra tangere.

O Albero glorioso e fulgido,

ornato dalla porpora del re,

fosti scelto come legno pregiato

per reggere quel corpo divino.

Beata cujus brachiis

pretium pependit sæculi;

statera facta corporis,

tulitque prœdam tartari.

Beata, alle tue braccia

fu sospeso il riscatto del mondo,

fatta bilancia del corpo di Cristo

togliesti all’inferno la preda.

O crux, ave, spes unica

hoc passionis tempore

auge piis justitiam

reisque dona veniam.

Salve o Croce, unica speranza,

in questo tempo della passione,

accresci la grazia ai giusti

e cancella le colpe ai peccatori.

Te, fons salutis, Trinitas,

collaudet omnis spiritus;

quibus crucis victoriam

largiris, adde premium. Amen

O Trinità, fonte di vita,

ogni spirito ti lodi,

aggiungi  il merito a chi concedesti

la vittoria della Croce. Amen.

 

 

4.  Pueri hebræorum                                                       Antifona gregoriana

Pueri hebræorum tollentes ramos olivarum, obviaverunt Domino, clamantes et dicentes :“Hosanna in excelsis”.

 

V. Domini est terra et plenitudo eius, orbis terrarum et qui abitant in eo.

 

Pueri hebræorum tollentes ramos olivarum, obviaverunt Domino, clamantes et dicentes :“Hosanna in excelsis”.

I fanciulli degli ebrei, portando rami di ulivo,

andarono incontro al Signore gridando e dicendo: “Hosanna nell’alto dei cieli".

 

Vs. E’ del Signore la terra con quanto vi è contenuto e con coloro che la abitano.

 

I fanciulli degli ebrei, portando rami di ulivo,

andarono incontro al Signore gridando e dicendo: “Hosanna nell’alto dei cieli".

 

 

Feria V in Coena Domini

5.  Lamentatione Jeremiæ Prophete Lectio I   L. Grossi da Viadana (ca. 1560 – 1627)

Incipit Lamentatio Jeremiæ prophetæ.

 

ALEPH

Quomodo sedet sola civitas plena populo:

facta est quasi vidua domina Gentium:

princeps provinciarum facta est sub tributo.

 

BETH

Plorans ploravit in nocte, et lacrymæ eius in maxillis eius:

non est qui consoletur eam ex omnibus caris ejus:

omnes amici ejus spreverunt eam, et facti sunt ei inimici.

 

GHIMEL

Migravit Judas propter afflictione, et multitudinem servitutis:

habitavit inter gentes, nec invenit requiem:

omnes persecutores ejus apprehenderunt eam inter angustias.

 

Jerusalem, Jerusalem convertere ad Dominum Deum tuum.

Introduzione delle Lamentazioni del profeta Geremia

 

Aleph

Come sta solitaria la città, un tempo popolosa!

Pare una vedova, la signora delle genti;

La principessa delle province ora è assoggettata.

 

Beth

Piange amaramente nella notte e sulle gote scendono le lacrime.

Tra i suoi amanti nessuno la consola.

E i suoi amici l’hanno tradita

diventando nemici.

 

Ghimel

Giuda è emigrato a causa della miseria e della schiavitù:

Abita tra le nazioni, senza trovare riposo.

I suoi persecutori l’hanno raggiunto tra le gole anguste.

 

Gerusalemme, Gerusalemme torna al Signore Dio tuo.

 

6.  Judas mercator pessimus                    T.L. de Victoria (1546 -1611)

Judas mercator pessimus osculo petiit Dominum:

ille ut agnus innocens non negavit Judeos osculom:

Denariorum numero Christum Judæis tradidit.

 

 

V. Melius illi erat, si natus non fuisset.

 

Denariorum numero Christum Judæis tradidit.

Giuda, mercante ignobile, si è avvicinato a Gesù per dargli un bacio; egli, innocente come un agnello, non  l’ha rifiutato: Per una somma di danaro ha consegnato Cristo ai Giudei.

 

Vs. Era meglio che non fosse mai nato.

 

Per una somma di danaro ha consegnato Cristo ai Giudei.

 

 

 

 

 

 

 

7.  Una hora                                                T.L. de Victoria (1546 -1611)

 

Una hora non potuistis vigilare mecum,

qui exhortabamini mori pro me.

Vel Judam non videtis, quomodo non dormit, sed festina tradere me Judæis?

 

V. Quid dormitis? Surgite, et orate, ne intretis in tentationem.

 

Vel Judam non videtis, quomodo non dormit, sed festina tradere me Judæis?

Non avete potuto vegliare neppure un’ora con me,

Voi che pretendete di morire per me ?

Non vedete dunque Giuda che non dorme, ma presto mi consegnerà ai giudei ?

 

Vs. Come potete dormire ? Alzatevi e pregate per non cadere in tentazione.

 

Non vedete dunque Giuda che non dorme, ma presto mi consegnerà ai giudei ?

 

 

Feria VI in Parasceve

8.  Lamentatione Jeremiæ Prophe te Lectio Prima   L. G. da Viadana (ca. 1560 – 1627)

De Lamentatione Jeremiæ Prophete.

 

HETH

Cogitavit Dominus dissipare murum filiæ Sion:

tetendit funiculum suum, et non avertit manum suam a perdtione:

luxitque antemurale, et murus pariter dissipatus est.

 

TETH

Defixe sunt in terra portæ ejus:

perdidit et contrivit vectes ejus:

regem ejus et principes ejus in Gentibus:

non est lex, et prophetæ ejus non invenerunt visionem a Domino.

 

JOD

Sederunt in terra, conticuerunt senes filiæ Sion: consperserunt cinere capita sua.

Virgines Jerusalem accintæ sunt ciliciis, abjecerunt terra capita sua.

 

 Jerusalem, Jerusalem convertere ad Dominum Deum tuum.

Lamentazione del Profeta Geremia

 

Heth

Il Signore ha deciso di distruggere

Il muro della figlia di Sion;

ha teso la fune e non ha ritirato la mano;

ha abbattuto bastioni e baluardi ed entrambi sono in rovina.

Teth

Le sue porte sono infossate nella terra;

egli ha demolito ed infranto le sue sbarre:

il suo re e i suoi principi sono confusi tra i pagani;

non c’è più legge e neppure i profeti ricevono visioni dal Signore.

 

Jod

Siedono per terra, muti, gli anziani della figlia di Sion. Hanno cosparso il capo di polvere e si sono cinti con il cilicio;  le vergini di Gerusalemme piegano la testa verso terra.

 

Gerusalemme, Gerusalemme ritorna al Signore Dio tuo.

 

 

 

 

 

 

9.  Prosternimus preces                                                 Psallenda ambrosiana

  

Prosternimus preces ante faciem tuam

parce Christe, et exaudi populo

supplicanti miserere.

 

Qui triumpho crucis tuæ salvasti solus orbem,

tu cruoris  tui pœna nos libera.

 

Et exaudi...

 

Qui moriens mortem damnas, resurgens vitam præstas,

sustinens pro nobis pœna indebitam.

 

Et exaudi...

 

Passionis tuæ dies celebremus indemnes,

ut per hoc dulcedo tua nos foveat.

 

Et exaudi...

 

Pro quibus es passus crucem, non permittas perire:

sed per crucem duc ad vitam perpetuam.

 

 

Et exaudi...

 

 

Prosternimus preces ante faciem tuam parce Christe.

Et exaudi populo supplicanti miserere.

 

Noi ci prostriamo pregando davanti al tuo
volto, o Cristo, perdona ed esaudisci,
abbi pietà del popolo che ti supplica.

 

O tu che col trionfo della tua Croce, salvasti da solo il mondo intero, liberaci per il sacrificio del tuo sangue.


Ed esaudisci…


O tu che morendo distruggi la morte, e risorgendo doni la vita, sopportando per noi una sofferenza
immeritata.


Ed esaudisci…


Fa’ che possiamo celebrare in pace il giorno della tua passione, perché la tua dolcezza ci custodisca.

 

Ed esaudisci…

Non permettere che periscano coloro per i quali hai patito la Croce, ma attraverso di essa conducili alla
vita eterna.

 

Ed esaudisci…

 

 

Noi ci prostriamo pregando davanti al tuo
volto, o Cristo, perdona ed esaudisci,
abbi pietà del popolo che ti supplica.

 

 

 

10.                    Omnes amici mei                                    F.Corteccia (1502 -1571 )

Omnes amici mei dereliquerunt me, et prevaluerunt insidiantes mihi:

Tradidit me quem diligebam.

Tutti i miei amici mi hanno abbandonato, e chi mi insidiava mi ha sopraffatto:

colui che ho amato mi ha tradito.

 

 

 

 

 

11.                    Tenebræ factæ sunt                                            Responsorio gregoriano

12.                    Tenebræ factæ sunt                                            F. Corteccia (1502-1571)

 

Tenebræ factæ sunt dum crucifixissent Jesum Judæi,

et circa horam nonam exclamavit Jesus voce magna.

 “Deus meus, ut quid me dereliquisti?” 

 

Et inclinato capite emisit spiritum.

 

 V. Exclamans Jesus voce magna ait : “ Pater in manus tuas commendo spiritum meum.”

 

Et inclinato capite emisit spiritum.

 

Mentre i Giudei crocifiggevano Gesù, si fece buio;

e intorno alle tre del pomeriggio, Gesù esclamò a gran voce:

“Dio mio, perché mi hai abbandonato”.

 

E, chinato il capo, spirò.

 

V. Gesù esclamò a gran voce: “Padre, nelle tue mani rimetto il mio spirito”.

 

E, chinato il capo, spirò.

 

Sabbato sancto

13.                    O vos omnes                                                     T. L. de Victoria (1548-1611)

O vos omnes, qui transitis per viam, attendite et videte, si est dolor sìmilis sicut dolor meus.

 

V. Attendite universi populi, et videte dolorem meum.

 

Si est dolor sìmilis sicut dolor meus.

O voi tutti che passate per la strada,
fermatevi e guardate se c'è un dolore simile al mio.

 

Vs. Fermatevi tutti, o popoli, e guardate il mio dolore.

 

Se c'è un dolore simile al mio.

 

14.                    Sepulto Domino                                          Responsorio gregoriano

 

Sepulto Domino, signatum est monumentum, volventes lapidem ad ostium monumenti: ponentes milites, qui custodirent illum.

 

V. Accedentes principes sacerdotum ad Pilatum, petierunt illum.

 

Ponentes milites, qui custodirent illum.

Una volta sepolto il Signore, venne sigillata la tomba, ponendo una pietra scorrevole all'ingresso: Vennero posti a guardia dei soldati.

Vs. I capi dei sacerdoti si recarono da Pilato,
e chiesero di porre le guardie al sepolcro.

 

Vennero posti a guardia dei soldati.

 

 

 

 

15.                    Resurrexi                                                           Introito gregoriano

Resurrexi, et adhuc tecum sum, alleluia:

posuisti super me manum tuam, alleluia:

mirabilis facta est scientia tua, alleluia.

 

V. Domine probasti me, et cognovisti me: tu cognovisti sessionem meam, et resurrectionem meam.

 

Resurrexi, et adhuc tecum sum, alleluia:

posuisti super me manum tuam, alleluia:

mirabilis facta est scientia tua, alleluia.

Sono risorto e sono sono ancora con te, alleluia;

hai posto su di me la tua mano, alleluia;

mirabile è la tua conoscenza, alleluia.

 

V. Signore, tu mi hai messo alla prova e mi hai conosciuto:

hai conosciuto il mio riposo e la mia risurrezione.

 

Sono risorto e sono sono ancora con te, alleluia;

hai posto su di me la tua mano, alleluia;

mirabile è la tua conoscenza, alleluia.

 

Dominica Resurrectionis

16.                    Victimæ paschali                                                                   Sequenza gregoriana

 

Victimæ paschali laudes immolent Christiani.

 

Agnus redemit oves, Christus innocent Patri reconciliavit peccatores;

 

 

Mors et vita duello conflixere mirando, dux vitæ mortuus regnat vivus.

 

Dic nobis Maria, quid vidistis in via?

Sepulcrum Christi viventis, et gloriam vidi resurgentis.

 

Angelicos testes sudarium et vestes,

surrexit Christus spes mea, præcedet suos in Galileam.

 

Scimus Christum surrexisse a mortuis vere, tu nobis victor rex, miserere.

I cristiani innalzano lodi alla vittima pasquale


l'agnello ha salvato il gregge
Cristo senza peccato ha riconciliato i peccatori con il Padre.


La vita e la morte combattono un duello prodigioso.
Il signore della vita e' morto, il regno vivo.


Dicci Maria, che cosa hai visto lungo il cammino?
Ho visto il sepolcro del Cristo vivente
e la gloria della sua ressurrezione.

 

L'Angelo testimone, il sudario e le vesti,.
Cristo mia speranza e' risorto
egli precedera' il suo popolo in Galilea.

 

Siamo certi Cristo è veramente risorto. Tu, re vittorioso, abbi pietà di noi.

 

17.                    Hæc dies                                                                    Graduale gregoriano

Hæc dies quam fecit Dominus:

exsultemus, et lætemur in ea.

 

V. Confitemini Domino, quoniam bonus : quonidam in sæculum misericordia eius.

 

Hæc dies quam fecit Dominus:

exsultemus, et lætemur in ea

Questo è il giorno che è stato fatto dal Signore:

Esultiamo e rallegriamoci in lui.

 

Vs. Celebriamo il signore perché é buono eterna è la sua misericordia.

 

Questo è il giorno che è stato fatto dal Signore:

Esultiamo e rallegriamoci in lui.

18.                    Surrexit Christus                                                           J. Gallus (1550-159 )

Surrexit Christus et illuxit populo suo,

quem redemit sanguine suo, alleluia.

Gavisi sunt discipuli viso Domino, alleluia.

Cristo è risorto e illumina il suo popolo che ha redento per mezzo del suo sangue, alleluia.

Gioscono i discepoli al vedere il Signore, alleluia

 

 

Registrazione e direzione artistica dott. Gian Paolo Fagotto per I.L.M.A. - Associazione Antiqua, Clauzetto.

 

Registrazione effettuata presso Pieve di San Martino, Clauzetto (ottobre - novembre 2006)

(gentile concessione della Parrocchia di Clauzetto)

 

Editing, mixing e mastering: Ing. Matteo Costa, Padova

 

 

DISCANTICA 189

 

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