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BDI 177 |
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Johann Christian Bach - Alfonso Rendano - Frederich Chopin -
Cesar Franck - Giuseppe Martucci |
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Rarità per due pianoforti |
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Duo pianistico Bollatto-Perrino |
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55' 34'' |
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DDD |
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(1 CD) |
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RARITA'
PER DUE PIANOFORTI
Costante
nell'attività artistica del duo Bollatto-Perrino è sempre stato l'abbinamento
fra la ricerca di pagine rare, poco battute, ma degne di attenta considerazione, e la finezza, il
garbo, nel modo di presentarle al pubblico: non cercano con una brillante
vernice di proclamare la novità di
queste musiche, cercano un nuovo
rapporto con loro e fra loro e l'ascoltatore, e quindi tanto più ne fanno
risaltare la sostanza musicale; l'intesa stilistica dei due musicisti, frutto
di mezzo secolo di carriera arricchita da una intensa esperienza didattica,
produce un tono discorsivo riconoscibile e costante, rispondendo però a musiche
diverse con diverse scelte di timbro e fraseggio, scrupolosamente fedeli alla
natura delle pagine eseguite.
La scelta parte
da Johann Christian Bach, uno dei figli del grande Bach, aperto a esperienze
europee, da Berlino a Milano, da Bologna a Londra; a Milano, dove si reca a ventun anni protetto dalla famiglia
Litta, assorbe sopra tutto lo stile di Sammartini, impossessandosi di una
lingua strumentale che ne fa un maestro dello “stile galante”, impiegato con
una lucidità realizzativa che potrà influenzare il piccolo Mozart. Come
dimostra questa Sonata in Sol maggiore, concepita secondo l'uso italiano
in due movimenti secondo lo schema
Allegro- Andante; il primo movimento è tutto grazia e brillantezza, con linee
tematiche fiorite in capricci rococò di
abbellimenti, mordenti e gruppetti; l'Andante rispecchia il gusto galante per
le simmetrie, quasi rime musicali, e al centro presenta una singolare
disposizione alla riflessione in tonalità minore, appena toccata da una
lieve malinconia.
L'Allegro in
La minore di Alfonso Rendano, nato vicino a Cosenza nel 1853, mostra in
modo compiuto il temperamento di questo interessante pianista e compositore,
formatosi al Conservatorio di Napoli, enfant prodige nei centri più
autorevoli dell'Europa musicale, apprezzato da maestri come Reinecke, von Bülow
e Liszt. Rendano è un musicista
estroverso, un erede italiano della grande stagione romantica tedesca: il suo Allegro
muove da un tema drammatico e concitato, subito seguito da una calma frase
nel registro medio, quasi un assorto
corale, con una appendice interrogativa che il corale in qualche modo riconduce
al suo clima fiducioso; un motivo a note ribattute riporta la dinamica
dell'apertura, lasciando però affiorare allo scoperto un frammento di intenso
lirismo schumanniano; nel finale queste invenzioni sono volte a una perorazione
conclusiva, con la sorpresa di una coda meditativa e velata, quasi presaga di
Debussy.
Chopin non
aveva che diciassette anni quando nel 1827 compose il Rondò in Do maggiore op.73; eppure, la sua fisionomia si
fa già distinguere con certezza, a incominciare da quella che diventerà una
delle sue facoltà supreme, quella di introdurre nell'ornamentazione brillante
una sostanza musicale cantabile. Un carattere scherzoso è già presente nel tema
principale, preceduto da una essenziale introduzione; un tema secondario
s'accompagna come altro protagonista, in tonalità minore con spiccato carattere
di melodia popolare, quindi la pagina riprende il suo passo verso la festosa
conclusione, con accenti di bravura virtuosistica. Il Prélude, Fugue et
Variations op.18 di César Franck, qui in versione per due pianoforti, fa parte delle Six pièces pour grand
orgue del 1860-'62 ed è dedicato a Camille Saint-Saëns; il primo brano, su
un'unica idea placida e scorrevole, mostra un assorbimento del cantabile di
Mendelssohn nella più schietta eleganza francese; la Fuga, introdotta da una serie di gravi accordi seguiti da
arpeggi, si svolge in un calmo e solido contrappunto, passando direttamente
alle Variazioni, dove riappare il tema iniziale del Prélude.
Le Variazioni
per due pianoforti di Giuseppe Martucci si sviluppano da un tema che ritrae quella
riservatezza espressiva, piena d'interiorità, tipica del maestro napoletano; le
prime variazioni sono ornamentali, con
leggerezza di tocco e lievi inflessioni melodiche, poi il quadro si
amplia, trascorrendo da una seriosità brahmsiana al virtuosismo scintillante,
all'arguta leggerezza; nella penultima
variazione s'impone un largo arpeggiare che sostiene un tema cantabile di
parlante virtù lirica, preparando la baldanza ritmica dell'ultima variazione
portata nella conclusione a toni di robustezza sinfonica.
Giorgio Pestelli
Elena Bollatto e Folco Perrino, dopo l’esordio al Teatro Carignano di Torino, nel maggio 1957, hanno intrapreso un’apprezzata attività concertistica nelle più importanti sale delle principali città italiane ed in quelle di Germania, Austria, Inghilterra, Olanda, Belgio, Francia, Svizzera, Spagna, ex Jugoslavia, Romania, ex Cecoslovacchia e Polonia.
Hanno collaborato come solisti con importanti Orchestre italiane ed europee sotto la guida di notissimi direttori quali Zecchi, Rajter, Wilkomirski, Faerber, Stobart, Steinberg, Worm, Ventila, Antonellini, Rivoli ed altri.
Hanno partecipato inoltre al Festival Viottiano, Luglio Musicale Aquilano, Festival Internazionale di Sorrento, Primavera Musicale di Roma, Festival della Val d’Itria (Martina Franca), Festival Internazionale Autunno Musicale di Como, Festival di Wallonie (Belgio), Bodensee Festival (Germania), Festival Internazionale Janacek (Ostrava).
Numerose le registrazioni effettuate per emittenti radiofoniche straniere, per la televisione italiana e polacca. Hanno inciso per le case discografiche Rusty-Records e Fonit-Cetra, curando inoltre numerose revisioni per le Edizioni Curci di Milano.
Elena Bollatto è stata docente di pianoforte principale presso il Conservatorio “G.Verdi” di Torino, Folco Perrino ha insegnato presso i Conservatori di Sassari, Alessandria e Novara, del quale è stato direttore per un quinquennio.
Registrazione: Baroque Hall - SMC Ivrea
Editing e mastering: Mario Bertodo - Renato Campajola
DISCANTICA 177