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BDI 174 |
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Mozart, Davide da Bergamo, Schumann, Rheinberger, Bossi |
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L'organo Giuseppe Vedani (1892) Dell'Orto - Lanzini (1997),
Chiesa Parrocchiale SS. Nazaro e Celso, Airolo (Svizzera) |
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Enrico Viccardi, organo |
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69' 6'' |
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DDD |
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(1 CD) |
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BDI 174
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L'Organo
Giuseppe
Vedani (1892) - Dell'Orto e Lanzini (1997)
Chiesa
Parrocchiale SS. Nazario e Celso - Airolo (Svizzera)
Presentazione
Sorprende sempre pensare che la grande Fantasia in fa minore -Ein Orgel Stück für eine Uhr KV 608- di Wolfgang Amadeus Mozart sia stata composta su commissione del conte Joseph Deym-Müller per uno di quegli organi automatici a rullo che il nobile collezionista conservava nel suo gabinetto di rarità artistiche a Vienna (il possessore del Kunstkabinett tra l’altro fu lo stesso destinatario dell’Adagio in fa maggiore per organo di Beethoven). Innanzitutto sorprendono la tonalità, quel fa minore che Mozart impiega come tono d’impianto solo in questo brano e nell’altra Fantasia per organo KV 594, e la concezione complessiva che non è minimamente penalizzata dalle limitazioni imposte dallo strumento (in una descrizione della suddetta galleria d’arte fatta nel 1797 si afferma che ad ogni ora si può ascoltare una musica funebre che dura otto minuti scritta dall’indimenticabile Mozart e che sorpassa in purezza e precisione qualsiasi altro tentativo artistico sia stato fatto in questo campo). Ci si potrebbe accostare a questo capolavoro tramite una lettura “oggettiva”, ovvero pensando allo strumento automatico, senza una parte autonoma di pedale, quasi senza cambi di registri e via dicendo. Un’interpretazione “sinfonica” sarebbe tuttavia altrettanto fuorviante quanto frustrante potrebbe essere quella oggettiva. Lo sforzo è allora quello di coglierne lo spirito all’interno del rispetto formale tramite una lettura orchestrale e organistica insieme. I cambi di registri sono stati quindi pensati in funzione della forma e dei differenti ambiti espressivi (il ciclico ritorno della sezione iniziale e la ripresa del soggetto della fuga costituiscono un formidabile elemento di coesione). All’appassionante maestosità dell’apertura con i ritmi puntati quasi in stile di ouverture alla francese segue una fuga densa e serrata la quale porta ad una ripresa delle figurazioni iniziali, ma in uno stupefacente fa diesis minore. Dopo un ritorno a lidi tonali più consueti, si fa strada il la bemolle maggiore dell’Andante centrale in forma di tema e variazioni, dall’inconfondibile cantabilità mozartiana (non immune da improvvise malinconie) illuminata da una scrittura di perfezione formale assoluta. Una cadenza che sfocia in un trillo triplo precede il ritorno della sezione in stile d’ouverture alla francese. Ricompare quindi il soggetto della fuga iniziale, ma con un nuovo controsoggetto, assai più movimentato. Ancora un ritorno dei ritmi puntati prepara infine l’ingresso degli stretti che portano alla coinvolgente chiusa.
Padre Davide da Bergamo fu un
protagonista indiscusso della storia organistica ed organaria del primo
Ottocento lombardo. Celebre come esecutore ed esperto collaudatore, veniva
spesso consultato dalle più note botteghe organarie dell’epoca, collaborando
così al perfezionamento di quella tipologia di strumento che voleva racchiudere
in sé tutti i colori dell’orchestra coeva. Lo strumento forse più
rappresentativo di quell’idea d’organo è quello che egli stesso progettò per la
basilica di Santa Maria di Campagna a Piacenza, dove svolgeva l’incarico
d’organista, e che fece realizzare ai celebri Serassi, perfetto per la sua
natura schiettamente melodrammatica ed evocatrice di una sensibilità musicale e
religiosa tutta italiana. L’Elevazione in si bemolle maggiore ci consente di
utilizzare un registro dell’organo di Airolo secondo l’uso comune del XIX
secolo. Il Clarino 8 viene suonato infatti all’ottava inferiore, come un
classico Corno Inglese di 16 piedi Soprani (a dispetto del nome, questo
registro è l’imitazione del clarinetto). Per l’accompagnamento Padre Davide
prescrive i Claroni di 4 piedi; non presenti nell’organo di Airolo, sono stati
sostituiti dalla Viola del secondo manuale suonata però nella zona di 4 piedi,
anche qui secondo una comune prassi ottocentesca. Sul classico accompagnamento
in doppie terzine la suadente melodia del “Clarinetto” si staglia nella sua
cantabilità belliniana, con tutti i vezzi di un clarinettista ottocentesco: gli
“affondi” nella zona grave, le rapide scale cromatiche che riportano alla zona
acuta, la cadenza centrale (curiosamente nella scrittura viene utilizzato
addirittura un punto di fermata che appartiene ad ambiti musicali
secenteschi) la quale prepara la ripresa variata.
I Sei Studi in forma di canone per pianoforte a pedali op.56 furono composti da Robert Schumann tra la primavera e l’estate del 1845, ma pubblicati solo nel 1855 da Whistling a Lipsia come “Volume I” (un secondo tomo in realtà non comparì mai). Il pianoforte con pedaliera era uno strumento per il quale Schumann aveva pronosticato un grande futuro, intuendone le possibilità di amplificazione orchestrale rispetto ai pianoforti normali; il Pedalflügel tuttavia non incontrò la simpatia dei virtuosi dell’epoca e non ebbe la fortuna auspicata. I Sei Studi soco uno dei frutti dell’intenso corso di contrappunto che Robert e sua moglie Clara seguirono proprio nel 1845. La sintesi di sapienza compositiva e di freschezza d’ispirazione in questi brani che sembrano imparentati più con il Lied che con il contrappunto ha del miracoloso. Vengono allora in mente le parole che Schumann fa dire al suo alter ego Florestano: «Eusebio dice il vero. Molti spiriti creano liberamente soltanto quando si sentono condizionati». L’esecuzione all’organo (non dimentichiamo che Schumann dedicò l’opera 56 a Johann Gottfried Kuntzsch, suo primo maestro di pianoforte ed organista nella chiesa di S.Maria a Zwickau) in molti casi consente l’utilizzo delle due tastiere e di cambi di registri sia per isolare le voci del canone sia per un’adesione più efficace alle indicazioni dinamiche dell’autore; solo in qualche caso si sono tenute alcune note al pedale altrimenti da ribattere sul pianoforte. Il primo Studio è scritto nella simbolica tonalità di do maggiore; il canone si sviluppa all’ottava (il pedale funge da sostegno armonico) in un andamento dei più classici, con una figurazione che richiama certi moduli barocchi senza che venga minimamente sacrificato lo slancio dell’ispirazione. Il secondo numero della raccolta è in la minore e presenta un canone all’unisono. Qui è forse l’appassionato eloquio di Florestano che sgorga dalla penna di Schumann con quegli inconfondibili slanci e quelle appoggiature su accordi di nona. Un meraviglioso passaggio cromatico conduce alla serena conclusione in maggiore. Nel terzo Studio in mi maggiore invece, dopo una breve introduzione, una palpitante figurazione affidata alla mano sinistra prepara l’ingresso del canone alla quinta, tutto slancio e passione romantica. La ripresa ampliata delle battute iniziali suggella il brano. Il quarto Studio si articola invece in tre sezioni. Dall’intimità e dal calore del la bemolle maggiore (con il canone alla quinta assegnato alla destra che si dipana su un accompagnamento d’accordi ribattuti) si passa alla passionalità della sezione centrale in fa minore, per poi ritrovare la quiete della tonalità d’inizio in una coda sognante, quasi un’ispirazione poetica di Eusebio. È invece quel mondo fatto di elfi, di una natura animata da mille esseri fantastici così caro ai poeti romantici che sembra prendere corpo ascoltando il quinto Studio in si minore costellato da brevi accordi ribattuti, note del pedale in “pizzicato”, fremiti di scalette e accordi dissonanti. La pace dell’intimità domestica sembra infine pervadere l’atmosfera dell’ultimo Studio in si maggiore. Il brano si snoda quasi come un corale con al centro una breve e raffinatissima fuga: è la misurata saggezza di Maestro Raro a chiudere l’opera.
Gabriel Joseph Rheinberger nella sua Quarta Sonata rende un omaggio a Bach utilizzando la melodia del corale Meine Seele erhebt den Herren BWV 648. Si tratta del cosiddetto Tonus peregrinus, ovvero un tono salmodico che non fa parte dei tradizionali otto toni ecclesiastici (e per questo lo si classifica come Nono Tono); l’appellativo di peregrino poi deriva probabilmente dal fatto che la melodia veniva impiegata dagli ebrei yemeniti per il canto del salmo In exitu Israel (CXIV). Più tardi invece essa venne definitivamente associata al canto del Magnificat. Rheinberger vi si accosta in modo estremamente discreto e sottile insieme in questa composizione che rinuncia in partenza al virtuosismo e alla magniloquenza della forma a favore di un’espressività più intima e severa. Se la melodia del tono salmodico appare integralmente nel primo movimento solo come secondo tema in una suggestiva armonizzazione a quattro voci, già nel motto d’apertura si staglia chiaramente l’intervallo di terza minore che caratterizza il Tonus Peregrinus. Il movimento è formalmente ispirato alla forma sonata con un’abile disposizione dei mezzi espressivi: di sicuro effetto sono la parziale ripresa del primo tema in un’inatteso do minore e la grandiosa chiusa preparata da una sezione nella quale sotto alla melodia del Tonus Peregrinus esposta dal soprano per augmentationem le altre voci elaborano nuovamente il primo tema. L’Andantino (anche qui l’incipit del Tonus peregrinus viene celato all’interno del sinuoso teme in fa maggiore) si rifà mendelssohnianamente alla forma della romanza senza parole in una conduzione ritmicamente fluida e regolare, arricchita da una ghirlanda di sedicesimi che decorano l’intensa parte centrale. Una semplice scala cromatica discendente costituisce invece il soggetto della Fuga: in questo caso è il cromatismo disegnato dapprima dal pedale nel corale Meine Seele erhebt den Herren ad ispirare Rheinberger (il quale l’aveva peraltro già utilizzato con moderazione nel primo movimento e nella parte centrale del secondo). Il brano si snoda con eleganza e crescente intensità sino alla ripresa del tema iniziale del primo movimento, ma è il solenne ritorno del Tonus peregrinus esposto come un grandioso corale a chiudere degnamente la composizione.
Marco Enrico Bossi fu una figura di organista e compositore estremamente rappresentativa di quel movimento di pensiero che spinse sia la musica sia l’arte organaria italiana ad aprirsi agli stimoli che venivano dall’estero. La cosiddetta riforma ceciliana, sulla quale pare finalmente aprirsi una riflessione ragionata, non aveva sempre rinnegato il passato per quanto riguarda gli strumenti: la trasformazione avvenuta agli inizi del Novecento dell’organo di Airolo ne è una testimonianza. Anziché espungere quei registri che erano irrimediabilmente legati alla tradizione melodrammatica della musica ottocentesca, li si “normalizzava” secondo le nuove esigenze. Ecco che il Corno Inglese di 16’ Soprani viene abbassato di un’ottava, integrato nella zona grave ed in quella acuta, e trasformando in un Clarinetto di 8’ che corre lungo tutta la tastiera senza divisione in Bassi e Soprani; la stessa cosa avviene per l’Ottavino Soprani che diventa un Flautino di 2’ intiero. Laddove esista una seconda tastiera (in un organo lombardo sarebbe il corpo d’organo dell’Eco, collocato tradizionalmente a sinistra nel basamento dell’organo) essa viene ricollocata superiormente al Grand’Organo ed il corpo d’organo relativo si sposta in alto, sopra il canneggio del somiere maestro. Se la seconda tastiera non c’è, allora la si aggiunge, dotandola di quei registri dalle caratteristiche foniche e costruttive rispondenti al nuovo gusto. Anche la pedaliera diventa più grande, raggiungendo almeno le 27 note. Pure la disposizione dei comandi dei registri cambia fisionomia: alla divisione in “famiglie” (nella colonna di destra i registri di Ripieno ed in quella di sinistra quelli “di concerto” quali le ance, i flauti, i cornetti, la Voce Umana), subentra il raggruppamento secondo l’altezza in piedi. Il Thème et Variation op. 115 è una composizione che ci consente di utilizzare l’organo di Airolo proprio con quegli amalgami –indicati a volte da Bossi stesso- che ne fanno uno strumento un poco più vicino al concetto dell’organo “sinfonico”. Non per nulla già dal titolo s’intuisce un’ispirazione francese che traspira anche dal trattamento dell’armonia sia nel tema vero e proprio sia in alcune delle sette variazioni che seguono. L’idea ispiratrice è spesso quella del “pezzo di carattere”; basti pensare alla seconda variazione che dev’essere eseguita in tempo rubato o alla brevissima terza variazione “di bravura” con la fremente figurazione della destra alla quale segue la quarta variazione tutta giocata sul contrasto ritmico tra il tema al pedale e i pesanti accordi in contrattempo delle mani. La Fuga finale, che segue all’elegiaca variazione Pastorale, è una bella prova di scrittura contrappuntisticamente densa e vigorosa (non manca nulla di ciò che deve esserci) ben coniugata ad un’ispirazione schiettamente accesa e di felice scorrevolezza.
Curriculum
Enrico Viccardi, nato a Maleo (LO) nel 1961, si è diplomato con il massimo dei voti in Organo e Composizione organistica al Conservatorio di Piacenza nella classe di Giuseppina Perotti, perfezionandosi poi per due anni con M.Radulescu alla Hochschule für Musik di Vienna. Ha seguìto inoltre numerosi corsi di perfezionamento con qualificati insegnanti quali E. Fadini, C. Tilney, J. Langlais, D. Roth e in particolare quelli tenuti da L. F. Tagliavini all'Accademia di Pistoia. L'attività concertistica lo ha portato a suonare in numerosi centri italiani ed all'estero - con un particolare interesse alla valorizzazione del ricco patrimonio di strumenti storici - per rassegne ed associazioni prestigiose, fra le quali Musica e poesia a San Maurizio (Milano), Feste organistiche di Venezia, Accademia di Pistoia (a Colorno), Cattedrale di Cremona, Festival Internazionale di Trento, Settimana Organistica Internazionale di Piacenza, Primo Festival Organistico della Città di Bolzano, La Chaise Dieu, Granada, Festival Internazionale delle Asturie, Barcellona, Festival Internazionale di Lisbona, Azzorre, Città del Vaticano, Malmö, Uttum, Alma-Ata. Ha collaborato anche come continuista con prestigiosi complessi quali il Coro della Radio della Svizzera Italiana, l'ensemble Vanitas, i Sonatori della Gioiosa Marca con direttori quali René Clemencic, Diego Fasolis, Giuliano Carmignola. Ha registrato per La Bottega Discantica, Divox Antiqua e Dynamics; per la casa Fugatto ha invece realizzato un dvd intieramente dedicato a musiche per organo di J.S. Bach. Interessato allo studio delle antiche scuole organarie, ha partecipato al censimento degli strumenti storici delle Province di Cremona e Piacenza ed è autore di una monografia sullo storico organo L. Riccardi (1859) di Fombio. Ha tenuto corsi di perfezionamento in Italia, Spagna, Portogallo, Germania, Svezia e Kazakhstan. È docente ai Corsi d'Organo dell'associazione Marc'Antonio Ingegneri di Cremona e all'Istituto diocesano "San Cristoforo" di Piacenza nonché presidente dell'associazione musicale Accademia Maestro Raro di Casalpusterlengo (LO). È titolare della cattedra d'Organo e Composizione organistica al Conservatorio "G. Verdi" di Como.
ENRICO VICCARDI was born in Maleo,
Lodi in 1961. He received
his diploma in Organ and Organ Composition with first-class standing from the
Conservatoire in Piacenza, studying under Giuseppina Perotti. He then perfected his skills with Michael
Radulescu at the Hochschule für Musik in Vienna. He has also attended numerous specialization courses with
qualified teachers like C. Tilney, J. Langlais, D. Roth and especially those
held by L.F. Tagliavini at Italian Music Academy for organ in Pistoia. His concert performances have taken him to
numerous important cities in Italy and abroad.
He has a special
interest in using and promoting the use of the rich patrimony of historical
instruments, and has performed for prestigious music festivals and associations,
such as Musica e poesia a San Maurizio (Milano), Feste organistiche di Venezia,
Accademia di Pistoia (a Colorno), Cattedrale di Cremona, Festival
Internazionale di Trento, Settimana Organistica Internazionale di Piacenza,
Primo Festival Organistico della Città di Bolzano, La Chaise Dieu, Granada,
Festival Internazionale delle Asturie, Barcellona, Festival Internazionale di
Lisbona, Azzorre, Città del Vaticano, Malmö, Uttum, Alma-Ata
He
has recorded with Radio della Svizzera Italiana (R.S.I.), Vanitas, the Sonatori
della Gioisa Marca and with conductors like René Clemencic, Diego Fasolis and
Giuliano Carmignola.
He has recorded for La Bottega
Discantica, Divox antiqua and Dynamic labels and for Fugatto a dvd completely
dedicated to organ music by J.S. Bach.
Very keen on the study of the history of organ building, he assisted in
the census of historical instruments in the provinces of Cremona and Piacenza.
He is also the author of the monograph on the historical L. Riccardi organ
(1859) in Fombio and on its complex restoration. He has held specialization couses in Italy, Portugal, Germany,
Sweden, Kazakhstan and Spain. As a
lecturer he has recently given a seminar on J.S, Bach for the University of
Granada. He teaches organ at the
Marc’Antonio Ingegneri association in Cremona and at Istituto diocesano
"San Cristoforo" in Piacenza. He is also president of the music
association Accademia Maestro Raro in Casalpusterlengo, Lodi, and teaches Organ
and Organ Composition at the Conservatoire G. Verdi in Como.
Organo Giuseppe
Vedani (1892) - Dell'Orto e Lanzini (1997)
Chiesa
Parrocchiale SS. Nazario e Celso - Airolo (Svizzera)
L'organo della chiesa dei SS. Nazario e Celso
ad Airolo è stato costruito da Giuseppe Vedani di Varese nell'anno 1892.
Lo
strumento è stato riformato dal varesino Giorgio Maroni nel 1927, con la
trasformazione del sistema trasmissivo da meccanico a pneumatico; in
quest'intervento è stata sostituita la consolle e modificati alcuni registri.
Negli
anni '50 l'organo è stato pulito dalla ditta Metzler di Dietikon, che installò
l'attuale Trombone 16' al pedale, proveniente dal vecchio strumento del
Grossmünster di Zurigo.
Nel
corso dell'ultimo intervento di restauro, effettuato negli anni 1996-97 dalla
ditta Dell’Orto e Lanzini, l'organo è stato ricondotto alla trasmissione
meccanica, con la costruzione di una nuova consolle a due manuali di 61 note e
pedaliera rettilinea di 27 pedali. La trazione dei registri è
elettropneumatica, agevolata tramite memoria sequenziale con 256 combinazioni.
La
pressione di alimentazione è stata riportata ai valori corretti per gli
strumenti di scuola italiana di fine '800 (abbassata da 65 a 50 mm. di colonna
d'acqua) e l'intonazione delle canne completamente rivista. Lo strumento
possiede 2347 canne.
Grand’Organo (tastiera inferiore)
1 Principale 16
2 Principale 8
3 Principale secondo
4 Flauto 8
5 Viola da Gamba *
6 Dulciana 8
7 Ottava 4
8 Flauto
in VIII *
9 Flautino 2
10 Terza **
11 Duodecima
12
Decimaquinta
13
Decimanona
14
Vigesima seconda
15 Pieno
16 Voce Umana
17 Fagotto 16 *
18 Tromba
19
Clarino 8
20 Unione tastiere
19
Clarino 8
|
21 Viola 8 22 Bordone 8 23 Principale 8 24 Ottava 4 25 Voce Celeste 26 Cornetta ** 27 Decimanona 28 Decimaquinta 29 Flauto 4 30 OboE 31 Vigesima sesta e nona 32 Vigesima seconda 33 Tasto Pedale II 34 Tasto Pedale I 35 Tremolo 36 Bordone 16 37 Contrabassi e rinforzi 38 Bordone 32 ** 39 Trombone 40 Flauto 4 ** 41 Basso 8 |
* registri ricostruiti
** registri
nuovi
Registrazioni /
registrations
Wolfgang Amadeus
Mozart (1756-1791)
-
Ein Orgel Stück für eine Uhr (Fantasia in fa minore) KV 608
Allegro: 2, 3, 7, 12/15, 23, 24, 27/30, 34, 37, 39/41; b.13: 2, 3, 7; b.55: +12; b.56: +13; b.56: +14, 23, 24, 27, 28, 30, 37, 40, 41; b.59: +15, 29, 39
Andante (b.75): 4, 22, 33, 36; b.102: +8, 10, 11, 19; b.107: -36 (ped. all’ottava inf.); b.109: +36 (ped. loco); b.110: -10; b.118: -11; b.122: +9; b.130: -9; b.143: +23, 34, 40, 41, -36 (ped. all’ottava inf.)
Tempo I (b.159, ped. loco): 2, 3, 7, 12/15, 23, 24, 27/30, 34, 37, 39/41; b.171:
-15, 34, 39, +33; b.200: +34, 36, 39; b.204: +11,15
Felice Moretti (Padre Davide da Bergamo, 1791-1863)
-Elevazione in si bemolle maggiore
M.s.: 21, 23 (all’ottava sup.); m.d. 4,19 (all’ottava inf.)
Robert Schumann (1810-1856)
- Sei studi in forma di canone per pianoforte a pedali o organo op. 56
- Sechs Studien
für den Pedalflügel (1845)
I: 4, 7, 22, 24, 37
II: 3, 8, 23, 29, 36, 41
III: 2/4, 6, 8, 22, 23, 29, 37, 41; b.2: -2, 6, 37, +36; b.31: -7, 36, +8, 37; b.33: -3, 7,
IV: 3, 22, 23, 36, 41; b.20: +2, 7; b.42: +24; b.44: -2, 7, 24
V: 2, 3, 4, 22, 29, 33, 37, 41
VI: 2, 3, 23, 37, 41; b.16: -41; b.33: +41; b.63: -2, 41
Gabriel Joseph Rheinberger (1839-1901)
- Sonata n.4 in la minore op. 98 "Tonus peregrinus"
Tempo moderato: 2, 3, 4, 7, 22/24, 33, 36, 37, 41; b.38: -24; b.54: +24; b.95: +34; b.107: +11, 12, -34; b.116: +1, 6, 13, 14, 20, 27, 28, 31, 32, 34, 40
Intermezzo: 4, 22, 33, 36; b.60: +3, 8, 29, 37, 41, - 36; b.109: - 3, 8, 29, 37, 41, +36
Fuga cromatica: 2, 3, 7, 22, 23, 24, 34, 36, 37, 41; b.69: +20, 26/28, 40, - 22, 27; b.87: +11, 12; b.92:+13; b.97: +1, 14, 31, 32, 39; b.110: +17, 18, 10, 30, 33, 38
Marco Enrico Bossi (1861-1925)
- Thème et
variations op. 115
(Introduzione): 1/3, 7, 11/15, 17, 18, 20, 22/24, 27, 28, 31/34, 36/39, 41
Thème: 2, 22, 23, 36, 41; b.11: -36 (ped. all’ottava inf.); b.15: +36 (ped. loco)
Variation I: 2, 4, 22, 23, 36, 41
Variation II: 4, 6, 20, 23, 25, 29, 34, 36, 41
Variation III: 4, 8, 22, 23, 33, 36, 41
Variation IV: 2, 3, 8, 11/14, 17, 18, 20, 22, 23, 24, 26/28, 30/34, 36, 37, 39/41
Variation V: 2, 16, 20, 21, 23, 25, 37
Variation VI: 4, 8, 20, 22, 29, 34, 36, 41
Variation VII: 4, 29, 34
Finale (fuga): 2/4, 6, 7, 18, 22/24, 30, 33, 34, 36, 37, 40, 41; b.43: -18, 24, 30, + 28, 31, 32; b.47: -2, 3, 7, 22, 33, 37, 40, +20; b.54: +18; b.59: +2, 3, 7, 22, 23, 30, 33, 37, 41; b.76: + 4, 11, 12, 40; b.83: +19; b.96: +13, 14, 20, 27, 28, 31, 32, 39; b.124: +1, 15, 17, 24, 38
Produzione discografica DDP-MASTER
Produzione/regista musicale: Giuseppe Clericetti,
Wolfgang Müller
Registrato il 2-3 ottobre 2007, Chiesa
Parrocchiale, Airolo, Svizzera
Un particolare
ringraziamento al Consiglio Parrocchiale di Airolo
In collaborazione con
Logo di Leventina Turismo
AULOS (Associazione Diffusione Cultura Musicale)
Rassegna Organistica Leventinese
Foto: G. Giulini, Airolo
DISCANTICA 174