BDI 169

Antonio Vivaldi

Gloria RV 589; Stabat Mater RV 621; Dixit Dominus RV 807

Fabio Ciofini, direttore - Accademia Barocca Hermans - Coro Canticum Novum - Gloria Banditelli, contralto - Alessandra Gardini, Cristina Paolucci, soprani - Mario Cecchetti, Paolo Macedonio, tenori - Enrico Gatti, violino

70' 21''

DDD

(1 CD)
€ 17.50

 

track

compositore e titolo

    durata     

 

1

Antonio Vivaldi - GLORIA RV 589 - Mottetto per due soprani, contralto, coro a quattro voci miste, oboe, tromba, archi e b.c - Coro: Gloria in excelsis Deo (coro)  

2' 20''

 

2

Antonio Vivaldi - GLORIA RV 589 - Mottetto per due soprani, contralto, coro a quattro voci miste, oboe, tromba, archi e b.c - Coro : Et in terra pax (coro)  

4' 26''

 

3

Antonio Vivaldi - GLORIA RV 589 - Mottetto per due soprani, contralto, coro a quattro voci miste, oboe, tromba, archi e b.c - Duetto: Laudamus te (soprano I & II)  

2' 24''

 

4

Antonio Vivaldi - GLORIA RV 589 - Mottetto per due soprani, contralto, coro a quattro voci miste, oboe, tromba, archi e b.c - Coro: Gratias agimus tibi (coro)  

1' 19''

 

5

Antonio Vivaldi - GLORIA RV 589 - Mottetto per due soprani, contralto, coro a quattro voci miste, oboe, tromba, archi e b.c - Aria: Domine Deus (soprano I)  

4' 8''

 

6

Antonio Vivaldi - GLORIA RV 589 - Mottetto per due soprani, contralto, coro a quattro voci miste, oboe, tromba, archi e b.c - Coro: Domine Fili unigenite (coro)  

2' 16''

 

7

Antonio Vivaldi - GLORIA RV 589 - Mottetto per due soprani, contralto, coro a quattro voci miste, oboe, tromba, archi e b.c - Coro: Domine Deus, Agnus Dei (contralto & coro)  

3' 43''

 

8

Antonio Vivaldi - GLORIA RV 589 - Mottetto per due soprani, contralto, coro a quattro voci miste, oboe, tromba, archi e b.c - Coro: Qui tollis peccata mundi (coro)  

1' 11''

 

9

Antonio Vivaldi - GLORIA RV 589 - Mottetto per due soprani, contralto, coro a quattro voci miste, oboe, tromba, archi e b.c - Aria: Qui sedes ad dexteram Patris (contralto)  

2' 14''

 

10

Antonio Vivaldi - GLORIA RV 589 - Mottetto per due soprani, contralto, coro a quattro voci miste, oboe, tromba, archi e b.c - Coro: Quoniam tu solus sanctus (coro)  

0' 48''

 

11

Antonio Vivaldi - GLORIA RV 589 - Mottetto per due soprani, contralto, coro a quattro voci miste, oboe, tromba, archi e b.c - Cum Sancto Spiritu (coro)  

3' 2''

 

12

Antonio Vivaldi - STABAT MATER RV 621 - Inno per contralto, archi e b.c. - Stabat Mater  

3' 15''

 

13

Antonio Vivaldi - STABAT MATER RV 621 - Inno per contralto, archi e b.c. - Cujus animam gementem  

1' 45''

 

14

Antonio Vivaldi - STABAT MATER RV 621 - Inno per contralto, archi e b.c. - O quam tristis  

1' 42''

 

15

Antonio Vivaldi - STABAT MATER RV 621 - Inno per contralto, archi e b.c. - Quis est homo  

3' 12''

 

16

Antonio Vivaldi - STABAT MATER RV 621 - Inno per contralto, archi e b.c. - Quis non posset  

1' 44''

 

17

Antonio Vivaldi - STABAT MATER RV 621 - Inno per contralto, archi e b.c. - Pro peccatis  

1' 41''

 

18

Antonio Vivaldi - STABAT MATER RV 621 - Inno per contralto, archi e b.c. - Eja Mater  

2' 34''

 

19

Antonio Vivaldi - STABAT MATER RV 621 - Inno per contralto, archi e b.c. - Eja Mater  

1' 38''

 

20

Antonio Vivaldi - STABAT MATER RV 621 - Inno per contralto, archi e b.c. - Amen  

0' 57''

 

21

Antonio Vivaldi - DIXIT DOMINUS RV 807 - Salmo 109 per due soprani, contralto e due tenori solisti coro a quattro voci miste, due oboi, tromba, archi e b.c - Coro : Dixit Dominus (coro)  

1' 36''

 

22

Antonio Vivaldi - DIXIT DOMINUS RV 807 - Salmo 109 per due soprani, contralto e due tenori solisti coro a quattro voci miste, due oboi, tromba, archi e b.c - Coro : Donec ponam (coro, contralto)  

2' 50''

 

23

Antonio Vivaldi - DIXIT DOMINUS RV 807 - Salmo 109 per due soprani, contralto e due tenori solisti coro a quattro voci miste, due oboi, tromba, archi e b.c - Aria : Virgam virtutis tuae (soprano I)  

2' 43''

 

24

Antonio Vivaldi - DIXIT DOMINUS RV 807 - Salmo 109 per due soprani, contralto e due tenori solisti coro a quattro voci miste, due oboi, tromba, archi e b.c - Duetto: Tecum principium (tenore I e II)  

1' 46''

 

25

Antonio Vivaldi - DIXIT DOMINUS RV 807 - Salmo 109 per due soprani, contralto e due tenori solisti coro a quattro voci miste, due oboi, tromba, archi e b.c - Coro : Juravit Dominus (coro)  

1' 38''

 

26

Antonio Vivaldi - DIXIT DOMINUS RV 807 - Salmo 109 per due soprani, contralto e due tenori solisti coro a quattro voci miste, due oboi, tromba, archi e b.c - Aria : Dominus a dextris tuis (tenore I)  

1' 48''

 

27

Antonio Vivaldi - DIXIT DOMINUS RV 807 - Salmo 109 per due soprani, contralto e due tenori solisti coro a quattro voci miste, due oboi, tromba, archi e b.c - Coro : Judicabit in nationibus (coro)  

2' 58''

 

28

Antonio Vivaldi - DIXIT DOMINUS RV 807 - Salmo 109 per due soprani, contralto e due tenori solisti coro a quattro voci miste, due oboi, tromba, archi e b.c - Aria : De torrente in via bibet (contralto)  

3' 8''

 

29

Antonio Vivaldi - DIXIT DOMINUS RV 807 - Salmo 109 per due soprani, contralto e due tenori solisti coro a quattro voci miste, due oboi, tromba, archi e b.c - Duetto : Gloria patri (soprano I e II)  

2' 4''

 

30

Antonio Vivaldi - DIXIT DOMINUS RV 807 - Salmo 109 per due soprani, contralto e due tenori solisti coro a quattro voci miste, due oboi, tromba, archi e b.c - Coro : Sicut erat – et in saecula saeculorum (coro)  

0' 32''

 

31

Antonio Vivaldi - DIXIT DOMINUS RV 807 - Salmo 109 per due soprani, contralto e due tenori solisti coro a quattro voci miste, due oboi, tromba, archi e b.c - Coro : Et in saecula saeculorum – Amen (coro)  

2' 42''

 

A lungo dimenticata e messa in ombra dal più noto catalogo strumentale, la produzione sacra di Antonio Vivaldi conosce oggi una significativa e doverosa rivalutazione. Dopo un oblio di secoli, la riscoperta di questo repertorio è fatto tutto novecentesco, che trova le sue tappe fondamentali nel ritrovamento dei manoscritti “torinesi” e nei primi tentativi di riproposizione concertistica delle pagine in essi conservate, ad opera di musicisti come Alfredo Casella, che, reduce da quel “primo ed emozionante contatto”, definì subito il Vivaldi sacro “certamente non inferiore a quello dei concerti strumentali”.

Studi successivi e ulteriori acquisizioni, anche recentissime, ci restituiscono oggi un corpus di oltre cinquanta composizioni, tra liturgiche (parti di messe, salmi per vespri, inni, il responsorio Domine ad adiuvandum e il Magnificat) e paraliturgiche (mottetti solistici, introduzioni e l’unico oratorio pervenuto Juditha triumphans), la maggior parte, ad eccezione dei tre manoscritti di Dresda, conservate presso la Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino, nelle collezioni Foà e Giordano.

La committenza, con qualche eccezione, è quella dell’Ospedale della Pietà, il pio istituto veneziano al quale Vivaldi fu legatissimo, per il coro del quale cominciò a scrivere sporadicamente durante la malattia del maestro in carica, Piero Gasparini, per poi provvedere regolarmente ai servizi musicali per le grandi festività dal 1713 al 1719 (anno dell’incarico a Carlo Luigi Pietragrua) e in un secondo periodo dal 1737 al 1739 (dalla partenza di Giovanni Porta all’arrivo di Gennaro D’Alessandro). Come sottolinea Talbot, quindi, “per ironia della sorte il Prete rosso fu indotto a comporre musica vocale sacra da circostanze casuali, rivelando tuttavia per essa un talento eccezionale: fervore, esaltazione, misticismo sono le qualità emergenti di queste partiture […] Quasi che Vivaldi avesse creato nella musica sacra una dignità e una serenità per le quali la sua esistenza di virtuoso e di impresario, di invalido e di giramondo, gli aveva lasciato troppo poco tempo”.

Nel variegato catalogo (veramente ampia è la molteplicità delle combinazioni, per scelta dei testi e degli organici, realizzazione della parte strumentale e di quella vocale), al Gloria RV 589, mottetto per due soprani, contralto, coro a quattro voci miste, oboe, tromba, archi e basso continuo, spetta senz’altro, per la notorietà raggiunta, un posto del tutto particolare. Recentemente datato al 1716, il Gloria è quindi una delle “vertuose composizioni in musica contribuite dopo l’absenza del maestro Gasparini”. La smagliante realizzazione musicale del testo (che già Vivaldi aveva utilizzato nel Gloria RV 588, sempre in re magg.), certamente non nasconde concessioni alla necessità di dare la giusta vetrina alle capacità virtuosistiche degli strumentisti e dei cantori della Pietà, a volte a scapito della profondità dell’ispirazione religiosa. Il risultato è una pagina splendida ed eterogenea, in cui si alternano pagine luminosissime (il Gloria in excelsis Deo iniziale e il “gemello” Quoniam finale) e dolorosamente tragiche (Et in terra pax, in si min), numeri solenni (i fugati Propter magnam gloriam tuam e Cum Sancto Spiritu, rielaborazione di una fuga “in prestito” da un Gloria di G. M. Ruggieri, il coro Domine Fili unigenite), elegantemente virtuosistici (il duetto Laudamus te e l’aria per contralto Qui sedes ad dexteram Patris), intimistici (le splendide pagine del contralto Domine Deus, con l’oboe, e Domine Deus, Agnus Dei con interventi del coro), in cui si mescolano stili, linguaggi, organici (si va dalla sola voce sostenuta dal basso continuo, al pieno organico strumentale, con tanto di tromba nei numeri estremi).

Tutt’altra atmosfera si respira nello Stabat Mater RV 621, inno per contralto, archi e basso continuo, pagina serratissima, unitaria ai limiti dell’opprimente, cupa nel suo alternarsi di tempi che variano, rifuggendo i movimenti veloci, dall’adagissimo all’andante, con un arco tonale che oscilla tra il fa e il do min., in una struttura che opera un interessante compromesso tra la composizione strofica e lo stile della cantata. Riscoperto nel 1939 e riproposto da Alfredo Casella all’Accademia Chigiana, lo Stabat Mater fu inizialmente attribuito al corpus delle opere composte per l’Ospedale della Pietà. Oggi la sua datazione è stata anticipata di qualche anno e ci conferma che l’attività di Vivaldi nel campo della musica sacra dovette cominciare necessariamente prima della malattia di Gasparini. Nei registri della Chiesa della Pace di Brescia, infatti, si trova una ricevuta del 1712 per un pagamento di ben 20 lire e 4 soldi “per Stabat Mater composta del Vivaldi”, che facilmente può essere identificato con questo RV 621, utilizzato, quindi, per la festa dei Sette Dolori della Beata Vergine Maria, il venerdì precedente la Domenica delle Palme e con molta probabilità destinato a una voce maschile di castrato o falsettista. A conforto di questa tesi, oltre evidenti dettagli stilistici, anche il fatto che Vivaldi aveva già fornito, nella città natale del padre, prestazioni alla stessa chiesa (come violinista, nel 1711) e che il testo di Jacopone è musicato solo per metà (dieci semistrofe, più l’Amen finale), secondo la prassi utilizzata quando lo si canta come inno per i Vespri nelle due festività dei Sette Dolori della Beata Vergine Maria) e non integralmente (come quando viene cantato come sequenza in una messa). I movimenti 1-3 (su testo delle stanze 1-4) vengono ripetuti come movimenti 4-6 (su testo delle stanze 5-8), mentre le restanti due stanze e l’Amen sono invece musicate singolarmente. Lo Stabat Mater RV 621 è giunto a noi in un'unica copia non autografa, di copista anonimo e ignoto da altre fonti, ritrovata, come una sorta di “copia d’archivio”, nella biblioteca personale di Vivaldi e oggi conservata come Codice Giordano 33 della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino.

Il Dixit Dominus RV 807, salmo 109 per due soprani, contralto, due tenori, coro a quattro voci miste, due oboi, tromba, archi e basso continuo, è, infine, una delle più significative acquisizioni recenti. Attribuito a Vivaldi nel 2005 dalla studiosa australiana Janice Stockigt, che ha esaminato il fondo di musica vocale sacra della Hofkapelle di Sassonia, il Dixit Dominus si trova in un gruppo di quattro composizioni conservate presso la Sächsische Landesbibliothek – Staats – und Universitätbibliothek di Dresda, finora attribuite a Galuppi. All’origine del fraintendimento lo “spirito di iniziativa” di Giuseppe (Iseppo) Baldan, titolare di una copisteria veneziana oggi ben noto per la sua propenzione alle contraffazioni, che inviò intorno al 1750 alla corte sassone un corpus di composizioni sacre di Galuppi (alcune effettivamente del Buranello), sfruttando il nome del compositore più alla moda della Venezia del periodo. L’attribuzione odierna, suffragata da inoppugnabili argomentazioni stilistiche e grafologiche, ci restituisce la terza intonazione vivaldiana del Dixit Dominus, ultima in ordine cronologico e assai simile alle due prove precedenti (RV 594 e 595, come quest’ultimo entrambe in re magg.), quasi si trattasse di versioni dello stesso modello, realizzate in epoche differenti. Per il Dixit Dominus RV 807 si può pensare a una datazione intorno agli anni ’40, certamente successiva al 1732, anno di composizione de La fida ninfa, di un’aria della quale il sesto movimento Dominus a dextris tuis è una riconoscibilissima trasposizione. L’uso di due tenori gravi, peraltro assai raro in Vivaldi (il caso più noto è il Credidi propter quod RV Anh. 35b), esclude la destinazione per l’Ospedale della Pietà. Per qualità musicale e organicità della realizzazione, il Dixit Dominus, percorso da spunti galanti tipici del Vivaldi più tardo, è opera di grandissimo valore, degno pendant del Gloria RV 589 e testimonianza tra le più felici della longevità della vena creativa del “Prete rosso”.

 

Silvia Paparelli

 

 

 

Long-forgotten and overshadowed by his more famous catalogue of instrumental music, the sacred music of Antonio Vivaldi is today undergoing a significant and much-needed re-evaluation.   After centuries of oblivion, the rediscovery of this repertoire began in the twentieth century, and its fundamental phases involved the discovery of the “Turin” manuscripts, and the first attempts at their performance by musicians such as Alfredo Casella.  After his “first and exciting encounter” with this music, he promptly defined Vivaldi’s sacred music as “certainly not inferior to his instrumental music”.
Successive studies and further acquisitions - even very recent ones - give us a corpus of over fifty compositions, both liturgical (parts of masses, psalms for vespers, hymns, the responsorial Domine ad adiuvandum and the Magnificat) and non-liturgical (solo motets, introductions, and the only oratorio Juditha triumphans), most of which, except for the three Dresden manuscripts, are conserved in the Bilblioteca Nazionale Universitaria in Turin, in the Foà and Giordani collections.
The commission to compose these sacred works, with some exceptions, was given by the Ospedale della Pietà, the pious institute in Venice to which Vivaldi was closely tied, and for whose chorus he began to compose sporadically during the illness of the then-current maestro, Piero Gasparini.  Later he composed regularly for the musical services of the grand festivities from 1713 to 1719 (the year when Carlo Luigi Pietragrua was appointed), and again, in a second period from 1737 to 1739 (from the departure of Giovanni Porta to the arrival of Gennaro D’Alessandro).   Thus, as Talbot emphasizes, “for the irony of fate, Il Prete rosso [‘The Red Priest’, Vivaldi’s nickname] began composing sacred vocal music out of casual circumstance, however, revealing exceptional talent in the treatment of this genre: fervour, exaltation and mysticism are the qualities emerging from these scores […] It is almost as if Vivaldi had created such dignified and serene sacred music to make up for the lack of time he had due to his life as a virtuoso, impresario, invalid,  and world traveller.”
In his varied catalogue of works (truly wide-ranging is the multitude of combinations, for choice of text and instrumentation, vocal and instrumental compositions) his Gloria RV 589, motet for two sopranos, contralto, four-voice mixed chorus, oboe, trumpet, strings and basso continuo, deserves a special place for the renown it has achieved.  Recently dated 1716, the Gloria is therefore one of the “virtuosic compositions contributed after the death of Maestro Gasparini”.  The brilliant working of the music to the text (which Vivaldi had already used in his Gloria RV 588, again in D major), certainly does not avoid giving opportunities for virtuosic display to the musicians and singers of the Pietà, sometimes to the sacrifice of the depth of religious inspiration.  The result is a splendid and homogeneous work where luminous pages (Gloria in excelsis and its “twin” Quoniam finale) alternate with sorrowfully tragic ones (Et in terra pax in B minor); solemn pieces (the fugati Propter magnam gloriam tuam and Cum Sancto Spiritu,  a reworking of a “borrowed” fugue from the Gloria by G. M. Ruggieri, and the chorus, Domine Fili unigenite); elegantly virtuosic pieces (the duet Laudamus te, and the aria for contralto Qui sedes ad dexteram Patris); intimate compositions (the splendid pages for contralto Domine Deus, with oboe, and Domine Deus, Agnus Dei with chorus) in which musical styles, languages and instrumentation mix (from solo voice accompanied by basso continuo, to full orchestration, including many trumpets, in the outermost pieces).
A completely different atmosphere exists in the Stabat Mater RV 621, a hymn for contralto, strings and basso continuo.  It is densely-written, unitarily reaching the limits of oppression, grave in its alternation of varying tempos – none of which are fast – adagissimo to andante, oscillating between F and C minor, within a structure containing an interesting compromise between strophic form and the cantata style.   Rediscovered in 1939 and presented by Alfredo Casella at the Accademia Chigiana, the Stabat Mater was initially attributed to the corpus of the works composed for the Ospedale della Pietà.  Today its date is anticipated by a few years and confirms that Vivaldi began working with sacred music before the illness of Gasparini.  In the registers of the Chiesa della Pace in Brescia, in fact, there is a receipt dated 1712 for payment of 20 lires and 4 cents “for a Stabat Mater composed by Vivaldi”, which can be easily identified with this RV 621, used, therefore, for the feast of Our Lady of the Seven Sorrows, the Friday before Palm Sunday, and most probably written for a male castrato or counter-tenor.   To support this argument, besides evident stylistic details, the fact that Vivaldi had already worked for, in the town of birth of his father, the same church (as a violinist in 1711) and that only half of the text by Jacopone is set to music (ten semi-strophes, plus the Amen finale), according to the practice applied when it was sung as a hymn (for the Vespers in the two festivities for Our Lady of the Seven Sorrows) and not wholly (such as when it is sung as a Sequence in a Mass).  Movements 1-3 (on the text of stanzas 1-4) are repeated as movements 4-6 (on the text of stanzas 5-8), while the remaining two stanzas and the Amen are set to music individually.  The Stabat Mater RV 621 has come to us in only one non-manuscript copy, by an anonymous and unknown copyist from other sources, rediscovered as a sort of “archive copy”, in the personal library of Vivaldi and today conserved as Codice Giordano 33 in the Biblioteca Nazionale Universitaria of Turin.
The Dixit Dominus RV 807, psalm 109 for two sopranos, contralto, two tenors, four-voice mixed chorus, two oboes, trumpet, strings and continuo, is, finally, one of the most important recent acquisitions.  Attributed to Vivaldi in 2005 by the Australian scholar Janice Stockigt, who examined the collection of sacred vocal music in the Hofkapelle of Saxon, the Dixit Dominus is in a group of four compositions conserved in the Sächsische Landesbibliothek – Staats – und Universitätbibliothek in Dresden, attributed to Galuppi until now.  This misunderstanding originated with the “spirit of initiative” of Giuseppe (Iseppo) Baldan, the owner of a Venetian copyist, well-known today for his propensity to counterfeiting.   Around 1750 he sent to the Saxon court a corpus of sacred works by Galuppi (some, in fact, by Buranello) using advantageously the name of the most famous composer in Venice at that time.  A modern-day attribution, immersed in incontrovertible stylistic and graphological arguments gives us a third version of the Dixit Dominus by Vivaldi.   It is the last one in chronological order, and it is very similar to the earlier two examples (RV 594 and 595, in D major as well).  They seem to be based on the same model, yet completed in different periods.  The Dixit Dominus RV 807, can be dated to around 1740, certainly after 1732, the year La fida ninfa was composed.  In fact, an aria from the latter was clearly a model for the sixth movement of RV 807, Dominus a dextris tuis.  The use of two low tenors, very rare in Vivaldi’s music (the most noteworthy example being Credidi propter quod RV Anh. 35b), excludes that it was written for the Ospedale della Pietà.  For its musical quality and the manner in which it was written, the Dixit dominus, including segments of the gallant style, typical of Vivaldi’s later period, is a work of great value, and a worthy “match” for the Gloria RV 589, and one of the best examples of The Red Priest’s creative longevity.

Traduzione di Leo Chiarot

 

 

Coro Canticum Novum di Solomeo (PG)

Accademia Barocca W. Hermans

Alessandra Gardini, Soprano

Cristina Paolucci, Soprano

Gloria Banditelli, Contralto

Mario Cecchetti, Tenore

Paolo Macedonio, Tenore

 

Enrico Gatti, Violino solista

Fabio Ciofini, Direttore

 

Accademia barocca W. Hermans

 

Violini

Enrico Gatti (Violino di spalla), Yaioi Masuda, Laura Mirri, Sara Montani

Rossella Croce, Luca Venturi, Priska Stalmarski, Chiara Zanisi

 

Viole

Sebastiano Airoldi, Ottavia Rausa

 

Violoncelli

Hendrike Ter Brugge

Alessandra Montani


Contrabbasso

Carla Tutino

 

Oboi

Onno Verschoor*, Davide Bettin

 

Fagotto

Elena Bianchi*

 

Tromba

Andrea Di Mario

 

Organo

Markku Mäkinen

 

*Soli

 

Coro Canticum Novum di Solomeo

 

Soprani

Mariagrazia Antognelli, Stella Bigerna, Orietta Bonaca, Cecilia De Franchis, Alessandra Gardini*, Agata Hauser, Emiliana Montecchiani, Gina Eleonora Pagano, Daniela Picciafuoco, Karin Rotoni.

 

Contralti

Sabrina Alunni, Sabrina Bacaro, Federica Benda, Wanda Cochetti, Raimonda D’Ottavi, Francesca Giulivi, Elisabetta Pallucchi*, Assia Polito*, Victoria Rastorgueva.

 

Tenori

Paolo Batocchioni, Salvatore Gaias, Angelo Gianni, Paolo Macedonio, Biagio Mangiavillani, Ludovico Paletta, Ottaviano Panfili.

 

Bassi

Lorenzo Bartolucci, Bonaca Antonio, Ceccarelli Fabio, Riccardo Damiani, Dozi Andrea, Sergio Ladu, Marco Marchetti.

 

*Soli

 

www.canticumnovum.itwww.accademiahermans.itwww.fabiociofini.it

 

 

Ringraziamenti:

 

Si ringrazia vivamente Brunello Cucinelli Cachemire per aver reso possibile questa produzione nell’ambito del Festival Villa Solomei 2007, Don Franco Pulcinelli - Parroco della Chiesa di S. Agostino di Corciano (PG) e l’Associazione Canticum Novum di Solomeo.

 

Registrazione effettuata nei giorni 2, 3 e 4 luglio 2007 presso la Chiesa di S. Agostino in Corciano (PG).

Tecnico del Suono: Davide Monacchi (Imprimatur Recording Studio, Urbino)

Editing: Imprimatur Recording Studio, Urbino

Organo noleggiato da Giampiero Catelli (Atri)

 

DISCANTICA 169

 

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