Discantica 146

Concerti italiani

CURCI Concerto romantico per violino e orchestra (World first recording)

TARTINI Concerto in Re min.

VIOTTI Concerto n. 22 in La min.

SIVORI Capriccio n. 5 in Si b magg. ecc.

Fulvio Luciani, Violino - Carlo De Martini, direttore - Orchestra I Pomeriggi Musicali
69' 10'' DDD (1 CD)
€ 17.50

 

BDI 146

track

compositore e titolo

    durata     

 

1

Alberto Curci - Concerto Romantico op. 21 (1944) - Allegro animato - Allegro moderato  

6' 31''

 

2

Alberto Curci - Concerto Romantico op. 21 (1944) - Romanza. Andantino  

4' 40''

 

3

Alberto Curci - Concerto Romantico op. 21 (1944) - Finale. Allegro alla napoletana  

5' 8''

 

4

Giuseppe Tartini - Concerto in Re minore D. 45 - Allegro assai  

6' 22''

 

5

Giuseppe Tartini - Concerto in Re minore D. 45 - Grave  

4' 57''

 

6

Giuseppe Tartini - Concerto in Re minore D. 45 - Presto  

3' 45''

 

7

Giovanni Battista Viotti - Concerto in La minore n. 22  

12' 48''

 

8

Giovanni Battista Viotti - Concerto in La minore n. 22 - Adagio  

8' 4''

 

9

Giovanni Battista Viotti - Concerto in La minore n. 22 - Agitato assai  

6' 50''

 

10

Camillo Sivori - Capriccio n. 5 in Si bemolle maggiore - Andante religioso dai 12 Studi-Capricci op. 25  

3' 44''

 

11

Pietro Antonio Locatelli - Capriccio n. 18 in Sol maggiore - Fuga, allegro da l'Arte del violino op. III  

3' 11''

 

12

Federico Fiorillo - Capriccio n. 28 in Re maggiore - Allegro assai dai 36 capricci  

2' 58''

 

 

Italiano

 

Ci sono molti modi per raccontare la storia della musica, uno di questi consiste nel ripercorrere la storia degli “arnesi” musicali, degli strumenti che hanno condiviso con la storia maggiore una parte o tutta la sua parabola creativa.

Il violino è stato uno di questi, principe (nella sua forma organologica moderna) della produzione colta e popolare per molti secoli. Quale strumento soprano della famiglia degli strumenti ad arco, il violino ha conosciuto una popolarità sempre alta ed una diffusione assai ampia mai rivaleggiate.

La conoscenza del violino ci è permessa in primo luogo attraverso lo studio delle opere ad esso dedicate, ma l’insieme di questi lavori è eterogeneo e nei nostri giorni si sta facendo sempre più approfondita l’analisi e l’ascolto delle opere dei violinisti per il violino, musiche a volte non note ma di impareggiabile utilità per la comprensione della natura di uno strumento proverbialmente “diabolico”, e spesso di interesse musicale affatto secondario.

 

Giuseppe Tartini fu un violinista virtuoso molto noto, un compositore prolifico particolarmente dedito al suo strumento e alla musica sacra, un teorico lucido ed ananlitico, ed un uomo dalla vita affatto tranquilla. Dal punto di vista compositivo i modelli da cui trasse ispirazione furono in massima parte quelli delle forme corelliane del concerto grosso e della sonata, a cui però egli aggiunse una concezione nuova del violino, basata più che mai sull’arco e le possibilità espressive che ne derivano. Gran parte della sua produzione è rimasta manoscritta ma nonostante questo tutto ciò che è stato pubblicato gode oggi di grande popolarità. Tartini offre una visione del violino che fonde l’aspetto virtuosistico a quello espressivo, ed in questo si differenzia da Corelli: pur rimanendo nella caratteristica struttura solo-tutti del concerto solistico, i soli del violino perdono la distinzione tra brillanti e melodici e, ponendo il valore tecnico al servizio dello svolgimento melodico, permettono il nascere di una scrittura sempre varia e brillante, di impronta vocale ma anche e sempre di maestria tecnica.

 

Qualcosa di diverso accade in Pietro Locatelli, violinista di Bergamo che assieme a Tartini e a Geminiani compose una triade che dettò legge in campo violinistico in tutta Europa. Locatelli fu allievo di Corelli a Roma, era considerato il più tecnico dei suoi discepoli, ed infatti la sua opera più importante per il suo strumento fu L’Arte del Violino. XII Concerti con Violino Solo con XXIV Capricci ad Libitum, Op.3, pubblicata ad Amsterdam nel 1733 dall’illuminato editore Le Cene. La tecnica di Locatelli era formidabile, secondo le testimonianze di chi ebbe modo di ascoltarlo, e anche a giudicare dal grado di valore tecnico necessario per l’esecuzione della sua musica. Le caratteristiche fondamentali della concezione tecnica del violinista Locatelli sono sostanzialmente la diteggiatura intesa per “blocchi” (ovvero con cambi di posizione netti), l’elasticità della mano sinistra fino ad un’iperestensione proibitiva per mani piccole, la polifonia e l’adozione di colpi d’arco basati sull’elasticità di crine e bacchetta. I Capricci posti a conclusione dei Concerti dell’Arte del Violino sono da intendersi come cadenze per i tempi estremi dei Concerti stessi, anche se non obbligatorie. In questi brani Locatelli racchiude tutto ciò che ha sviluppato in seno alla tecnica violinistica, espandendo così il concetto stesso di cadenza, tradizionalmente relegato alla capacità improvvisativa del solista. Per la loro struttura, i Capricci possono essere eseguiti anche senza riferimento al Concerto.

 

Federico Fiorillo nacque a Braunschweig nel 1755 ma proviene da una famiglia di musicisti di origine napoletana. Suo padre Ignazio, allora direttore della cappella di corte di Braunschweig, aveva studiato con Leonardo Leo ed il suo catalogo contava già un buon numero di opere di discreto successo. Fiorillo non fu un compositore molto attivo, preferì la strada del solismo e divenne un virtuoso di violino e mandolino molto apprezzato in tutta Europa. La sua carriera lo portò a Pietroburgo già nel 1777, a Riga ed in Polonia nel 1780-81, fino a stabilirsi a Londra nel 1788 come violista del famoso quartetto Salomon. Della sua produzione oggi conosciamo solo i 36 Capricci per violino solo, pubblicati a Parigi sotto il titolo di Étude pour le Violon formant 36 Caprices, Op.3. Per l’interesse pedagogico e musicale che rivestono ancora oggi sono parte integrante dei più moderni programmi di studio del violino.

 

Il Concerto n.22 in la minore di Viotti è il più famoso dei 29 concerti che il violinista piemontese dedicò al proprio strumento. È il più eseguito da sempre, servì da modello anche a Beethoven per il suo analogo concerto, e suscitò ammirazione in Brahms, che lo elogiò in una lettera del giugno 1878 a Clara Schumann. Pubblicato nel 1803 a Parigi, è forse il primo concerto per violino che coniuga maturità compositiva e controllo dell’importo tecnico. Viotti ebbe una preparazione di prim’ordine: studiò con Pugnani (a sua volta allievo di Somis, già studente di Corelli) e seguì da subito il suo maestro a Parigi, entrando così in contatto con il fulcro della vita musicale della fine del Settecento. Dal punto di vista stilistico notiamo la centralità dell’elemento cantabile inteso in senso vocale-operistico, e d’altronde il violinismo francese coevo si stava improntando in questa stessa categoria estetica. Dal mondo dell’opera Viotti mutua anche un senso della teatralità che gli permette di condurre nell’alveo della musica strumentale una conduzione del discorso musicale informata da un senso dello svolgimento psicologico vicino alla narrazione. Viotti fu attivo principalmente a Parigi, e dal suo portato tecnico derivò molto della scuola violinistica francese (quella di Rode, Baillot e Kreutzer). Non scrisse trattati tecnici, o meglio, ne iniziò uno che fu riprodotto nel Metodo per violino di François Habeneck del 1840, a conferma di una centralità e di una considerazione eccezionali.

 

La rivalutazione di Camillo Sivori cone compositore e violinista è tutta moderna, di questi ultimi anni, e nasce solo dopo una corretta valutazione storica del suo rapporto, sempre troppo insistito, con Paganini (in Germania era salutato come “il sosia di Paganini”, in Francia fu addirittura vezzeggiato “Paganinetto”). Genovese anch’egli, del 1815, studiò con il famoso maestro nel biennio 1823-24 (poche lezioni, dunque), e si formò definitivamente con Agostino Delle Piane e Giacomo Costa (a sua volta maestro di Paganini). Non di meno mantenne con il primo maestro sempre un ottimo rapporto, in termini di amicizia e mutua stima musicale. Conobbe una grande fama di esecutore, di certo anche grazie ad un rapporto di filiazione artistica con l’onnipresente Paganini sul quale spesso indugiò in senso commerciale, e si sa che godette della considerazione di figure imponenti quali Liszt (con il quale potè suonare) e Wagner. Di Sivori compositore rimane ben poco, ma i 12 Studi-Capricci op.25 ben testimoniano la concezione di Sivori del violino, ben vicina a quella di Paganini in particolare nel senso dell’adozione di moduli compositivi provenienti dal melodramma. Sappiamo che suonava un violino copia del celebre “Cannone” di Paganini, realizzato dal famoso liutaio francese J.-B. Villaume nel 1834 e tuttora conservato dal Comune di Genova accanto all’originale di Guarnieri del Gesù.

 

Alberto Curci fu una vera personalità del violino, per ampiezza di interessi ed equilibrio umano. Napoletano (1886-1973), nacque in una famiglia tutta dedita alla musica e riunita dalla conduzione di una Casa Musicale centrale nel panorama musicale partenopeo. Studiò con A. Ferni, già allievo di Vieuxtemps e di De Bériot, e si diplomò a Napoli a 18 anni. L’anno successivo si recò a Berlino per perfezionarsi con il grande violinista Joachim e da quel momento la sua carriera conobbe una rapida ascesa, anche se non rinunciò mai all’attività didattica e teorica (Cilea gli offrì una cattedra a Napoli). La produzione di Curci appare piuttosto slegata dalla produzione “colta” a lui contemporanea. Il suo principale interesse appare quello di ideare una scrittura musicale che permetta al solista piena espressione e utilizzo delle armi tecniche. Compose tre concerti per violino, il Concerto Romantico op.20 è il primo di essi (1944), e ad esso si affianca una produzione davvero ingente di brani più o meno impegnati, ma quasi sempre dedicati al proprio strumento. La centralità di questa singolare figura del panorama del Novecento musicale italiano si esprime però al meglio grazie alla famosa Tecnica fondamentale del Violino, una pubblicazione in 6 volumi del 1952-58. In essa è racchiusa un’eredità didattica e musicale apprezzata ma ancora da sviscerare nella sua complessità. Probabilmente, però, una vera comprensione del musicista Curci può nascere solo dallo studio delle sue attività complementari: egli fondò e diresse la “Società degli Amici della Musica” di Napoli, tradusse saggi di Cortot e Szigeti, pubblicò un trattao di Carl Flesch e la prima edizione assoluta della sua Alta Scuola di diteggiatura violinistica. Tutto questo ci permette di tratteggiare le linee portanti di una vita dedicata al violino, alla musica, ma anche alla condivisione della musica come forma d’arte, un ritratto che evolve la concezione del musicista in senso moderno e contemporaneo, prendendo le mosse dal passato ma approfondendo il carattere sociale della musica.

 

Andrea Cavuoto

 

 

English

 

There are many ways to recount the history of music.  One of these consists in looking back at the history of musical instruments, especially those which shared with history a part or all of its creative course.

The violin was one of these instruments, the most important (in its modern form) in cultured and popular music for many centuries.  The highest instrument of the string family, the violin has always been unrivalled in its popularity and use.

We have become familiar with the violin especially through the study of works written for it, but these works together are heterogeneous. Today works for the violin written by volinists are analyzed and listened to more closely.  These works are sometimes not famous but are of inestimable use for  understanding the nature of a proverbially "diabolic" instrument, and they are often certainly not of secondary importance.

 

Giuseppe Tartini was a well-known virtuoso violinist, a prolific composer dedicated to his instrument and to sacred music, a clear-headed and analytical theorist, and a man whose life was all but peaceful.  As a composer, he was inspired mostly by the Corellian concerto grosso and sonata, to which he added, however, a new conception of the violin, based more than ever before on the bow and its expressive capabilities.  A large part of his works remain in manuscript form.  Nevertheless, all of his published works are very popular today.   Tartini offers a vision of the violin which combines its virtuosic and expressive qualities. Although he retains the characteristic solo-tutti structure of the solo concerto, he differs from Corelli in that there is no longer a distinction between lively and melodic in the violin solos and, with the technique at the service of the melody, the music is always varied and lively, like vocal music, but it is also and always a product of  technical skill.

 

Pietro Locatelli was a different case.  He was a violinist from Bergamo who, together with Tartini and Geminiani, formed a trio which established the laws regarding the violin and violin music throughout Europe.  Locatelli was a student of Corelli's in Rome, and was considered the greatest technician amongst Corelli’s students.  In fact, his most important work for the violin was L'Arte del Violino.  Twelve Concertos with Violin Solo with 24 Capriccios ad Libitum, Op. 3, published in Amsterdam in 1733 by the famous publisher Le Cene.  Locatelli's technical skill was extraordinary, according to the testimonies of those who heard him perform, and also judging from the level of technical skill necessary to perform his music.  The fundamental characteristics of Locatelli's violin technique are fundamentally: fingering understood in "blocks" (i.e. with distinct changes of position), the elasticity of the left hand taken to a degree of extension impossible for small hands, polyphony, and bowing based on the elasticity of the hair and stick.  The Capriccios placed at the end of the Concerti dell'Arte del Violino are to be regarded as cadenzas for the extreme tempos of the Concertos themselves, even if they are not obligatory.  In these works Locatelli includes all of his developments in violin technique, therefore expanding the concept of the cadenza itself, traditionally used to display the improvisatory skill of the soloist.  As for their structure, the Capriccios can be performed without reference to the Concerto.

 

Federico Fiorillo was born in Braunschweig in 1755 but he came from a family of musicians from Naples.  His father Ignazio, then kapellmeister in the court of Braunschweig, had studied with Leonardo Leo, and his catalogue already counted a good number of works of reasonable success.  Fiorillo was not a very active composer, he preferred to perform as a soloist and he became well-known as a  virtuoso on the violin and mandolin throughout Europe.  His career had already taken him to St Petersburg in 1777, to Riga and to Poland in 1780-81, and he finally settled in London in 1788 as a violist in the famous Salomon quartet.  Of his works, today we only know his 36 Capriccios for violin solo, published in Paris under the title Étude pour le Violon formant 36 Caprices, Op. 3.  For the pedagogical and musical interest they sill have today, they are an integral part of the most recent programmes of study for the violin.

 

Concerto No. 22 in A minor by Viotti is the most famous of the 29 concertos which the violinist from the Piedmont wrote for this instrument.  It is the most performed of them all and it served as a model even for Beethoven’s analogous concerto.   Brahms also expressed his admiration for this concerto in a letter of June 1878 to Clara Schumann.  It was published in 1803 in Paris, and it is perhaps the first violin concerto which unites a mature compositional style with technical command.  Viotti had a first-class education: he studied with Pugnani (who was a student of Somis, who had studied with Corelli) and at once followed his teacher to Paris where he was in contact with the heart of late-eighteenth century musical life.  Stylistically, in this Concerto there is the importance given to the cantabile in a vocal-operatic sense, a direction taken in the aesthetics of contemporary French violin music as well.  From opera Viotti also borrowed its dramatic quality which he injected into instrumental music and which conveys a psychological element. Viotti was active mostly in Paris, and his technique influenced most of the French violin school (that of Rode, Baillot and Kreutzer).  He did not write technical treatises, or rather, he began one which was reproduced in the Method for Violin by François Habeneck of 1840, which confirms that he was highly regarded.

 

The rediscovery of Camillo Sivori as a composer and violinist is recent, in the last few years, and it began only after a correct historical evaluation of his relationship, always over-emphasized, with Paganini (in Germany he was hailed as "Paganini's double", in France he was even fondly called "Paganinetto").  Like Paganini, he too was born in Genua. He was born in 1815, he studied with Paganini in 1823-24 (thus he had few lessons with him), and he received most of his musical education from Agostino Delle Piane and Giacomo Costa (who also taught Paganini).  He maintained a good relationship with Delle Piane, in terms of friendship and mutual regard as musicians.  He was a very successful performer, which was also due to his so-called relationship to the omnipresent Paganini, whose name he often used for commercial purposes. It is also known that he was well-regarded by important figures such as Liszt (with whom he performed) and Wagner.  Sivori, as a composer, has left us very little, but his Twelve Studi-Capricci Op. 25 clearly display his conception of the violin, very similar to that of Paganini, especially in the way he adopts elements from opera in his compositions.  We know that he performed on an instrument which was a copy of the famous "Cannone" which belonged to Paganini, made by the famous French lute-maker J.B. Villaume in 1834 and still kept by the town hall of Genua along with the original by Guarnieri del Gesù.

 

Alberto Curci (1886-1973) was a true protagonist of violin history for his range of interests and personal equilibrium.  He was born in Naples, in a family of musicians which collaborated in running a music publisher which was central to the Neapolitan music panorama.  He studied with A. Ferni, who was a student of Vieuxtemps and of De Bériot, and he received his diploma from Naples when he was 18.  The following year he moved to Berlin to study with the great violinist Joachim, and from that moment his career ascended rapidly, even if he never gave up his didactic and theoretical work (Cilea offered him a teaching post in Naples).  Curci's output seems rather disconnected from the "cultured" output of his contemporaries.  His main interest seems to have been to create a musical language which allows the soloist full expression and  complete use of his technique.  He wrote three violin concertos, the Concerto Romantico Op. 20 is the first of these (1944).  He composed a truly considerable number of works of varying difficulty, but almost all are for the violin.  The importance of this unique figure in the panorama of twentieth-century Italian music can be best expressed by the publication of his famous Tecnica Fondamentale del Violino in six volumes 1952-58.  This work contains a didactic and musical legacy which has been appreciated, but its complexity still requires much deeper examination. Probably, however, a true understanding of Curci the musician can only begin with a look at his other activities.  He founded and directed the "Società degli Amici della Musica" in Naples, he translated treatises by Cortot and Szigeti, he published a treatise by Carl Flesch and the absolute first edition of his Alta Scuola di diteggiatura violinistica.  All this allows us to trace the fundamental elements of a life dedicated to the violin, to music, but also to the sharing of music as a form of art.  This is a portrait which changes the concept of the musician into a modern and contemporary sense, finding its origins in the past but deepening the social character of music.

 

Andrea Cavuoto

translated by Leo Chiarot

 

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